Sentenza Nº 44713 della Corte Suprema di Cassazione, 04-11-2019

Data di Resoluzione:04 Novembre 2019
 
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SENTENZA
Sui ricorsi proposti da:
Caria Enrico, nato a Napoli il 25/01/1962
D'Orsi Daniela, nata a Benevento il 06/06/1971
Calise Piro Giancarlo, nato a Napoli il 09/04/1961
Colaci Alessandro, nato a Galatina il 27/09/1970
Mazzei Alfredo, nato a Napoli il 30/09/1960
nonchè
dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma
avverso l'ordinanza emessa dal Tribunale della libertà di Roma il 14/11/2018
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere, Pietro Silvestri;
udite le conclusioni del Sostituto Procuratore Generale, dott.ssa Perla Lori, che ha
chiesto: a) l'inammissibilità del ricorso del Pubblico Ministero sulla qualificazione
giuridica dei fatti; b) il rigetto dei ricorsi degli indagati;
udite le conclusioni dei difensori, Avv.ti Vincenzo Maiello e Franco Carlo Coppi per
Caria Enrico, Riccardo Olivo per Colaci Alessandro, Gianrico Ranaldi per Calise Piro
Giancarlo, Claudio Botti per Mazzei Alfredo e Marcello Fattore per D'Orsi Daniela, che
hanno chiesto l'accoglimento dei rispettivi motivi di ricorso e, quanto all'avv. Olivo,
anche l'inammissibilità del ricorso del Procuratore della Repubblica di Roma
Penale Sent. Sez. 6 Num. 44713 Anno 2019
Presidente: PETRUZZELLIS ANNA
Relatore: SILVESTRI PIETRO
Data Udienza: 28/03/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale della libertà di Roma, in accoglimento parziale dell'appello proposto
dal Pubblico Ministero, ha disposto nei confronti di:
-
Caria Enrico la misura cautelare degli arresti donniciliari perché ritenuto
gravemente indiziato dei reati di corruzione propria (così riqualificata l'originaria
imputazione provvisoria di corruzione in atti giudiziari per i fatti di cui ai capi A- E- F-
G- I - L, questi ultimi tre considerati come un unico reato - così testualmente il
riesame) e falso ideologico (capi M- N);
-
Calise Piro Giancarlo quella del divieto di esercitare la professione di architetto, di
esercitare attività di impresa e/o ricoprire uffici direttivi di persone giuridiche e
imprese per la durata di un anno, nonché quella della sospensione dell'esercizio di
pubblici uffici o servizi per la stessa durata, perché ritenuto gravemente indiziato del
reato di cui agli artt. 321- 319 cod. pen. (capo A);
-
Mazzei Alfredo quella del divieto di esercitare la professione, di esercitare attività
di impresa e/o ricoprire uffici direttivi di persone giuridiche e imprese per la durata di
un anno, nonché la misura della sospensione dell'esercizio di pubblici uffici o servizi
per la stessa durata, perché ritenuto gravemente indiziato del reato di cui agli artt.
321- 319 cod. pen. (in tal modo riqualificata l'originaria imputazione di corruzione in
atti giudiziari- capi I-L - ritenuti come un unico reato -);
-
Colaci Alessandro, la misura del divieto di esercitare la professione, di esercitare
attività di impresa e/o ricoprire uffici direttivi di persone giuridiche e imprese per la
durata di un anno nonché quella della sospensione dell'esercizio di pubblici uffici o
servizi per la stessa durata perché ritenuto gravemente indiziato del reato di cui agli
artt. 321- 319 cod. peri. (così riqualificata l'originaria imputazione di corruzione in atti
giudiziari- capo G);
-
D'Orsi Daniela, la misura del divieto di esercitare la professione di avvocato per
dodici mesi perché ritenuta gravemente indiziata del reato di corruzione propria (capi
G-I-L- ritenuti come un unico reato).
1.1. L'ipotesi accusatoria, recepita dal Tribunale della libertà, è che Caria Enrico,
nella qualità di magistrato ordinario in servizio come giudice della sezione fallimentare
del Tribunale di Napoli, poi come giudice della sezione fallimentare del Tribunale di
Santa Maria Capua a Vetere ed, infine, come presidente della sezione fallimentare del
Tribunale di Napoli Nord, nell'ambito della gestione delle procedure concorsuali
assegnate ai collegi di cui faceva parte come giudice o presidente - nella funzione di
giudice delegato- avrebbe sistematicamente ricevuto nel corso degli anni utilità di
varia natura da alcuni professionisti: tali utilità sarebbero state corrisposte al fine di
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incidere indebitamente sul potere di nomina dello stesso Caria nell'ambito delle
procedure; a fronte di tali utilità, Caria avrebbe in effetti conferito a detti professionisti
importanti incarichi, nominandoli curatori fallimentari, commissari straordinari e/o
giudiziari, stimatori, periti, legali e/o consulenti, con conseguente liquidazione in loro
favore di lauti compensi a carico delle procedure.
La condotta illecita si sarebbe protratta per anni e, si sostiene, sarebbe stato
costruito un "sistema" illegale; alla suddetta attività illecita, in alcune occasioni,
avrebbe preso parte anche l'Avv. Daniela D'Orsi, compagna dello stesso Caria, che
avrebbe ricevuto da alcuni dei suddetti professionisti - cui è attribuito il ruolo di
corruttori- incarichi professionali retribuiti, che avrebbero costituito le utilità
corrisposte al giudice quale prezzo della corruzione.
In alcuni casi (capi M-N) l'ipotizzato sistema illegale di nomine sarebbe stato
realizzato anche attraverso la commissione di alcuni reati di falso ideologico in atto
pubblico.
Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma aveva rigettato
l'intera domanda cautelare; il Tribunale dell'appello, quanto ad alcune ipotesi
corruttive, ha accolto l'impugnazione del Pubblico Ministero, ritenendo sussistente il
quadro di gravità indiziaria non già rispetto all'ipotizzato reato di corruzione in atti
giudiziari, ma facendo riferimento al reato di corruzione propria (pagg. 51 - 52
ordinanza) .
2. Hanno proposto ricorso per cassazione i difensori di Caria Enrico articolando otto
motivi.
2.1. Con il primo si lamenta violazione di norma processuale in relazione agli att.
125 - 310 cod. proc. pen.; l'ordinanza sarebbe viziata per avere il Tribunale recepito
le doglianze del Pubblico Ministero appellante senza tuttavia confutare le
argomentazioni del G.i.p. e quelle della difesa, con ciò peraltro ponendosi in contrasto
con l'indirizzo giurisprudenziale secondo cui in tema di appello cautelare la riforma in
senso sfavorevole all'indagato della decisione impugnata richiederebbe un rafforzato
onere motivazionale
2.2. Con il secondo ed il terzo motivo si lamenta violazione di legge e vizio di
motivazione quanto al giudizio di gravità indiziaria per i reati di cui ai capi G)- I)-L)
della imputazione provvisoria.
Con l'imputazione provvisoria di cui al capo G), a Caria è contestato di avere
nominato, nell'ambito di diverse procedure concorsuali, in alcuni casi direttamente la
Pricewaterhouse coopers spa in persona di Colaci Alessandro, e, in altri, professionisti
comunque indicati dallo stesso Colaci; in cambio di tali nomine Caria avrebbe ricevuto
per la propria compagna, l'Avv. Daniela D'Orsi, da parte di Colaci di Salese Raffaele e
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