Sentenza Nº 44322 della Corte Suprema di Cassazione, 30-10-2019

Data di Resoluzione:30 Ottobre 2019
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti da
1.
Arcari Alessandra, nata a San Secondo Parmense il 27/08/1970
2.
Pugliese Massimo, nato ad Avellino il 09/11/1967
3.
Luppi Luigi, nato a Poviglio il 10/12/1962
4.
Faraon Luciano, nato a Mirano - Venezia il 19/06/1945
5.
Lancini Alvino Giuseppe, nato ad Adro il 24/09/1957
6.
Luciani Emanuele, nato a La Spezia il 02/12/1962
7.
Luppi Cesare, nato a Montecchio Emilia il 15/07/1973
8.
Conchiglia Ennio, nato a Oria il 24/06/1944
avverso la sentenza del 16/01/2018 della Corte di Appello di Torino
visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Michele Romano;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Giovanni Di Leo, che ha concluso chiedendo l'annullamento della sentenza
limitatamente alle pene accessorie in relazione a tutti gli imputati, eccetto il
Faraon e che i ricorsi dei predetti siano nel resto dichiarati inammissibili, e che
sia dichiarato inammissibile anche il ricorso dell'imputato Faraon;
udito il difensore dell'imputata Alessandra Arcari, avv. Ferdinando Ferrero, che
ha chiesto l'accoglimento del ricorso;
Penale Sent. Sez. 5 Num. 44322 Anno 2019
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: ROMANO MICHELE
Data Udienza: 27/05/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
udito il difensore dell'imputato Massimo Pugliese, avv.ti Antonio Fiorella e Luca
Fiore, che hanno chiesto l'accoglimento del ricorso;
udito il difensore dell'imputato Luigi Luppi, avv.ti Ennio Scatà e Giampaolo
Briasco, che hanno chiesto l'accoglimento del ricorso;
udito il difensore dell'imputato Alvino Giuseppe Lancini, avv.ti Ennio Scatà e
Giampaolo Briasco, che hanno chiesto l'accoglimento del ricorso;
udito il difensore dell'imputato Emanuele Luciani, avv. Alberto Antognetti, che ha
chiesto l'accoglimento del ricorso;
udito il difensore dell'imputato Cesare Luppi, avv. Ferdinando Ferrero, che ha
chiesto l'accoglimento del ricorso e ha chiesto che sia dichiarata la prescrizione
del reato;
udito il difensore dell'imputato Ennio Conchiglia, avv. Luigi Chiappero, che ha
chiesto l'accoglimento del ricorso;
udito il difensore dell'imputato Luciano Faraon, avv. Danilo Dinoi, in sostituzione
dell'avv. Luci° Strazziari, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso;
RITENUTO IN FATTO
1.
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di Appello di Torino ha
parzialmente riformato la sentenza del Tribunale di Ivrea del 19 luglio 2011 che,
per quanto di interesse in questa sede, ha condannato alle pene di giustizia Luigi
Luppi, Alessandra Arcari, Cesare Luppi, Emanuele Luciani e Alvino Giuseppe
Lancini, per più delitti di bancarotta fraudolenta impropria per distrazione e Luppi
Luigi anche per il delitto di bancarotta fraudolenta impropria documentale in
relazione al fallimento della OLIIT s.p.a. dichiarato in data 19 ottobre 2004
(condotte tutte descritte al capo 1, lettere da
a
a
f),
nonché Luigi Luppi, Massimo
Pugliese e Ennio Conchiglia per il reato di causazione per effetto di operazioni
dolose del fallimento della OLIIT s.p.a. (contestato al capo 2), delitti entrambi
aggravati ai sensi dell'art. 219, primo comma, r.d. n. 267 del 1942.
2.
Inoltre, con la suddetta sentenza il Tribunale di Ivrea, quanto al diverso
fallimento della 3L Trading. s.r.l. dichiarato in data 16 dicembre 2005, ha
affermato la penale responsabilità di Luigi Luppi, Alessandra Arcari, Cesare
Luppi, Emanuele Luciani, Alvino Giuseppe Lancini, Massimo Pugliese, Roberto
Dominici e Max Whilelm Broder per i reati di bancarotta fraudolenta impropria
per distrazione loro rispettivamente contestati al capo 1) lettere da a) a e),
nonché la responsabilità di Luigi Luppi, Alessandra Arcari, Cesare Luppi e Max
Whilelm Broder per il delitto di bancarotta fraudolenta impropria documentale -
per aver tenuto i libri e le scritture contabili in guisa da non consentire la
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;/
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari (lettera f del capo 1) e
di Luigi Luppi, Massimo Pugliese e Ennio Conchiglia per il delitto di causazione
per effetto di operazioni dolose del fallimento della 3L Trading. s.r.l. (capo 2),
reati entrambi aggravati ai sensi dell'art. 219, primo comma, r.d. n. 267 del
1942. Infine, sempre in relazione al fallimento della 3L trading s.r.I., Luigi Luppi,
Luciano Faraon, Max Wilhelm Broder e Arcari Alessandra sono stati condannati
per il delitto di bancarotta semplice impropria, per aver aggravato il dissesto
della predetta società astenendosi dal richiederne il fallimento.
Relativamente ai delitti di causazione del fallimento per effetto di operazioni
dolose, si contesta agli imputati Luigi Luppi, quale amministratore unico della
OLIIT, e Ennio Conchiglia e Massimo Pugliese, nelle rispettive qualità di
amministratore di diritto il primo e di fatto il secondo della ICS s.p.a., di avere
cagionato per effetto di operazioni dolose il fallimento della OLIIT s.p.a.
attraverso il contratto con il quale questa società ha acquistato dalla ICS s.p.a. il
ramo di azienda, privo di operatività e gravato da ingenti debiti, avente ad
oggetto la produzione di computers, sito in Scarmagno al prezzo di euro
7.694.680,22 con contestuale finanziamento a favore della OLIIT da parte della
ICS s.p.a., pari a C 2.250.000,00, la cui restituzione veniva garantita anche dalla
3L Trading s.r.I., sebbene la OLIIT non disponesse di risorse finanziarie per
subentrare nei debiti del ramo di azienda ceduto e per pagare il prezzo della
cessione e restituire il finanziamento ricevuto e nemmeno la 3L Trading s.r.l.
fosse in condizione di onorare la garanzia prestata.
In particolare, secondo l'ipotesi accusatoria, l'interesse della ICS s.p.a. a
liberarsi del ramo di azienda sarebbe reso evidente dalla circostanza che il ICS
s.p.a., che per effetto della vendita avrebbe dovuto incassare il prezzo, ha
perfino erogato alla OLIIT un finanziamento di euro 2.250.000,00, la cui
restituzione era anch'essa garantita dalla 3L Trading s.r.l.. In realtà tale importo
era il compenso pagato dalla ICS s.p.a. alla OLIIT s.p.a. per averla liberata da un
cespite aziendale produttivo di perdite. La OLIIT e la 3L Trading, non disponendo
dei capitali e dei finanziamenti bancari occorrenti per rendere produttivo lo
stabilimento, erano nell'impossibilità di sostenere gli elevati costi fissi che la
gestione dello stabilimento comportava e sono subito entrate in crisi finanziaria e
sono state dichiarate fallite. Peraltro le somme erogate dalla ICS s.p.a. alla OLIIT
sono state da questa distratte in quanto destinate ad altre società controllate dal
Luppi, come la Olimaint Italia che ha ricevuto il prezzo per l'acquisto del marchio
OLIIT.
Il Tribunale ha ritenuto sussistente il vincolo della continuazione, laddove un
medesimo imputato sia stato condannato per più reati relativi a fallimenti di
società diverse, e ha condannato i responsabili dei delitti di bancarotta
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