Sentenza Nº 42000 della Corte Suprema di Cassazione, 14-10-2019

Data di Resoluzione:14 Ottobre 2019
 
ESTRATTO GRATUITO
Penale Sent. Sez. 4 Num. 42000 Anno 2019
Presidente:
DI
SALVO EMANUELE
Relatore: DAWAN DANIELA
Data Udienza: 18/06/2019
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Il
difensore e
procuratore
speciale di
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1~nna
Cecchetti,
parte
civile costituita
nel presente procedimento, ricorre ai fini civili avverso
la
sentenza della Corte di
appello di Roma che, in
riforma
della sentenza del Tribunale di Roma, ha assolto
Antonella Rossetti, Floriana Angelini e Anna Maria De Luca dal reato di cui agli
artt.
113
e
590
cod. pen. perché il
fatto
non sussiste, revocando in conseguenza
le statuizioni civili e ordinando
l'immediata
restituzione della corrisposta
provvisionale.
2. Anna Cecchetti, all'epoca dei
fatti
di anni
81
-ricoverata il
19/06/2012
presso
l'ospedale San Carlo di Nancy e
sottoposta
ad
un
intervento
di revisione
artroprotesi
dell'anca destra
-veniva
dimessa il
27/06/2012
e
trasferita
presso
la
casa di cura Villa Betania.
per
la riabilitazione. Nella
notte
tra
il
05/07/2012
e il
06/07/2012,
la
paziente
avvertiva
un
forte
dolore all'altezza del
petto;
sottoposta
a
RX
torace, era
visitata
dal cardiologo,
dott.ssa
Rossetti, che, accertato uno
stato
febbrile, prescriveva due compresse al .
giorno
dell'antibiotico
Augmentin.
Il
07/06/2012,
la
paziente cadeva in uno
stato
confusionale in
quanto,
come
riferito
dalla figlia, era allergica alla penicillina.
Il
13/07/2012,
veniva
trasferita
presso il
reparto di Medicina
Interna
ave, riscontrata
la
presenza di un processo
infettivo
in
corso, era
portata
in barella il
27/07/2012
a
ll'
ospedale Spallanzani e sottoposta a
visita.
Il
28/07/2012,
dopo
aver
assunto,
per
via endovena, il farmaco Targosid,
prescrittole dalla dott.ssa
De
Luca, iniziava a sentire un
forte
prurito
e collassava.
Il
29/07/2012,
trasportata
presso il reparto di rianimazione-terapia intensiva
dell'ospedale
S.
Spirito,
la
paziente presentava segni di risveglio e di ripresa; il
01/08/2012,
l'infermiera
del reparto rianimazione-terapia intensiva, Floriana
Angelini,
intervenuta
per
la cura dell'igiene personale della paziente,
nell'intento
di
togliere
il
tubicino
del catetere
finito
sotto
la gamba destra, le alzava di scatto la
gamba. Manovra a seguito della quale
la
paziente
avvertiva
un
"crac"
all'interno
dell'anca destra e un
fortissimo
dolore, cosicché alle successive ore
19.30
si
procedeva ad un
intervento
di riduzione, con applicazione di un
tutore
all'anca e
prescrizione di
rimanere
immobile
.
per
altri
30/45
giorni.
3.
In
relazione all'episodio del
06/07/2012,
il
Tribunale, dopo
aver
precisato
che l'assunzione
deii'Augmentin
non
comportò
uno
shock
anafilattico
una
reazione allergica,
individuò
a carico della Rossetti un profilo di colpa
per
aver
prescritto
alla paziente tale farmaco, che comunque
comportò
un
peggioramento
delle condizioni generali di salute (da
"discrete"
a
"scadute"),
nonostante
fosse
stato
annotato
nella cartella clinica della casa di cura Villa Betania che
la
paziente
era allergica alla penicillina. Quanto al successivo episodio, il
primo
Giudice aveva
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ravvisato a carico della De Luca un profilo di colpa
per
aver
modificato
la
precedente
terapia
antibiotica
(Merrem
e Tavanic) e,
prescritto,
in assenza di dati
clinici e di laboratorio specifici, un farmaco diverso (Targosid) che, in
combinazione con
la
Colistina, aveva provocato alla paziente uno shock
anafilattico.
Infine,
per
l'episodio del
01/08/2012
, il Tribunale individuava
la
colpa
dell'infermiera
Angelini nell'effettuazione,
mentre
provvedeva all'igiene personale
della paziente, di una manovra maldestra dalla quale
derivò
la
lussazione con
la
dislocazione dell'anca.
4.
Il
ricorso della parte civile consta di un unico,
articolato,
motivo
con cui
si
deduce vizio di
motivazione
per
essere
state
le
imputate
assolte
"perché
il
fatto
non sussiste", con conseguente revoca delle statuizioni civili.
La
sentenza di
appello ha del
tutto
disatteso l'obbligo motivazionale rafforzato, ravvisabile in
tutti
i casi in cui le sentenze di
primo
e secondo grado siano
pervenute
a conclusioni
opposte. Tale
obbligo
incombe sul giudice di appello anche nell'ipotesi di
reformatio
in
melius,
ossia quando ad essere
ribaltato
è un giudizio di condanna.
All'anzidetto obbligo
si
è
sottratta
la Corte di appello di Roma.
4.1.
Con
riferimento
alla condotta
contestata
alla Rossetti,
la
motivazione è
insufficiente e
contraddittoria.
Sul piano logico-giuridico,
infatti,
la circostanza che
l'assunzione
deii'Augmentin
non abbia
comportato
uno shock
anafilattico
una
vera e propria reazione allergica, non
appan~
idonea ad escludere
la
sussistenza
del reato.
La
Corte di appello ha
peraltro
omesso di rilevare
come
la
stessa
sentenza di
primo
grado abbia invece riconosciuto che l'assunzione del
predetto
antibiotico
ha
comunque
comportato
una reazione avversa e
peggiorativa:
effetti
indesiderati riconducibili ad una intolleranza al farmaco che hanno causato uno
scadimento delle condizioni generali di salute,
precedentemente
discrete.
Il
Giudice di appello ha del
tutto
trascurato
le conclusioni dei consulenti del
P.M.
e
della
parte
civile, limitandosi ad estrapolare un'affermazione
contenuta
nelle
consulenze tecniche dell'accusa secondo cui il farmaco non
avrebbe
compromesso
i
parametri
vitali
della paziente,
tempest
i
vamente
ed
idoneamente
trattata
portando
ad
uno
stato
di
malattia
della
durata
di qualche ora.
Si
tratta
di assunti
contraddittori.
oltre
che
manifestamente
illogici. L'apice della illogicità si ravvisa
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poi laddove
nell'impugnata
sentenza
si
leggE! che «è anche del
tutto
controverso
se
possa
rientrare
nella nozione di
malattia
, quale
evento
del reato contestato,
uno
stato
di malessere della
durata
di
"qual
che
ora"
e
comunque
inferiore ad un
giorno, quale
parametro
solitamente
utilizzato
dal medico legale».
Detto
assunto
disattende
la
giurisprudenza di
legittimità
la
quale, richiamata
la
natura istantanea
del reato di cui all'art. 590 cod. pen. -che
si
consuma, come tale, al
momento
dell'insorgenza della
malattia
-reputa
irrilevante,
ai fini dell'individuazione del
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la
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e
l'inguaribilità
della stessa. Proprio in
conformità
al
richiamato
principio
si
era
esattamente
espressa la prima sentenza.
Altrettanto
censurabile il
fatto
che
la
Corte di appello abbia valorizzato i dubbi
sollevati dal consulente della difesa senza spiegare le ragioni
per
le quali
ha
ritenuto
di discostarsi dalle considerazioni dei consulenti del P.M. che avevano
riferito
che vi era stata una reazione allergica alla
somministrazione
deii'Augmentin,
circostanza
confermata
dal consulente di
parte
civile che, al
riguardo,
sottolineava
che la paziente,
pur
non avendo
avuto
uno shock
anafilattico
e non necessitando di terapia
rianimatoria,
aveva
avuto
una vera e
propria reazione allergica accompagnata da difficoltà respiratorie.
Il
consulente
della difesa1
prof. Marinelli,
affermando
che il
dato
dell'allergia alla penicillina era
scritto
nei
punti
più impensati,
ammetteva
che questa circostanza era
annotata
ovunque
nella cartella e nel diario clinico.
Il
Giudice di appello ha poi del
tutto
trascurato
la testimonianza resa in
primo
grado dal
prof
Celestini, all'epoca dei
fatti
primario
della
struttura;
testimonianza
valorizzata invece dal
primo
Giudice.
Il
vizio motivazionale emerge poi
evidente
laddove
la
sentenza
impugnata
reputa del
tutto
indimostrato
il nesso causale
tra
l'assunzione del farmaco e i
sintomi
della
paziente: anziché analizzare
criticamente
il
materiale
probatorio
utilizzato dal
primo
Giudice, valorizza
unicamente
le considerazioni del consulente della difesa
Marinelli, con ciò violando l'obbligo di
motivazione
rafforzata. Non si comprende
poi perché la Corte di appello non solo non abbia
tenuto
in alcun conto le
conclusioni dei consulenti del
P.M.
e della
parte
civile ma neppure abbia disposto
una perizia
per
dissipare i dubbi che
peraltro
hanno
fondato
l'assoluzione con
la
formula
più ampia.
4.2. Anche
per
la
posizione
dell'imputata
De
Luca,
la
motivazione
appare
insufficiente e
contraddittoria.
Non è
dato
comprendere come il Giudice di secondo
grado possa
affermare
che «nel caso di specie, non era necessario
effettuare
alcun
test
di
tollerabilità»f
affidandosi esclusivamente alle considerazioni dei
consulenti tecnici del
P.M.
e tralasciando invece
completamente
di considerare
quanto
dichiarato
sul
punto
dal consulente della parte civile, senza
peraltro
offrire
alcuna
motivazione
al riguardo.
La
riferita
circostanza che la signora Cecchetti
avesse già assunto il Targosid, nel corso di una precedente degenza nonché il
giorno
prima
dell'evento,
non appare in alcun modo in grado di escludere sul piano
logico,
tantomeno
su
quello
giuridico, la sussistenza del
fatto
e la conseguente
colpa
dell'imputata
De
Luca. Illogica e
contraddittoria
è la
sentenzt
anche perché
non ha
tenuto
conto di
quanto
dichiarato
dalla stessa
De
Luca1
la
quale
ha
sostenuto che
la
reazione allergica può
comparire
in un qualsiasi
momento
della
somministrazione;
con ciò
dimostrando
che non può andare esente da colpa
la
condotta del medico che
somministri
un farmaco
per
il solo
fatto
che sia
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in precedenza.
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legge
inoltre
in sentenza che era
legittima
«la scelta di
modificare
la precedente terapia
antibiotica,
in ragione della
persistenza dei
sintomi
presentati
dalla paziente,
tanto
più che, nel caso specifico,
come
riferito
dall'imputata,
era
stato
consultato
anche
l'infettivologo
dello
Spallanzani, che nulla ebbe ad
obiettare
in
merito
alla prescrizione dei nuovi
farmaci».
La
circostanza, assume il
patrono
di
parte
civile, è
totalmente
smentita
dalla
lettura
delle cartelle cliniche e
dalle
dichiarazioni dei consulenti del P.M.
Il
vizio di
motivazione
si
annida poi in relazione
all'ulteriore
profilo
di colpa
rilevato
dal
primo
Giudice
quanto
all'assunzione della Colistina con il Targosid. Anche qui
la Corte di appello, lungi dal valorizzare la relativa
affermazione
del consulente
tecnico del P.M.,
dott.
Vecchione,
avrebbe
dovuto
apprezzare anche le opposte
considerazioni e le conclusioni del
consulente
della
parte
civile.
4.3.
Medesima doglianza di insufficienza e
contraddittorietà
della
motivazione
per
l'imputata
Angelini in
ordine
alla quale la Corte di appello
si
limita
ad una
rilettura
parziale e superficiale dei
meri
dubbi espressi dal
teste
Serenelli
(fisioterapista
che mai ha
visto
la signora Cecchetti, mai ha
redatto
una
consulenza e
si
è espresso in via del
tutto
qenerica) e da ortopedici
intervenuti
successivamente al
momento
della verificazione
dell'evento.
Il
giudice di appello
avrebbe
dovuto
spiegare la ragione
per
la quale non ha
tenuto
in considerazione le
dichiarazioni rese dalla
parte
civile nella sua denuncia ove aveva
compiutamente
descritto
la
manovra
posta in essere nello specifico
dall'infermiera
Angelini.
La
motivazione,
oltre
che
totalmente
insufficiente,
è
manifestamente
illogica laddove
manifesta
i
dubbi
in
ordine
al
momento
in cui
si
è
verificata
la
frattura
del
trocantere.
Il
Giudice di appello, anche alla luce delle dichiarazioni rese dal
consulente del P.M.,
dottor
Vecchioni, reputa «non
pienamente
dimostrato
che
l'evento
si
sia
verificato
a
seguito
della
condotta
dell'imputata».
Omette
tuttavia
di
tenere
in considerazione
quanto
sostenuto
nella
prima
sentenza e cioè che la
frattura
si
sarebbe
verificata
proprio
in sede di riduzione
manuale
della lussazione
che non
avrebbe
avuto
ragione d'essere se non
ci
fosse
stata
l'incongrua
movimentazione
posta in essere
dall'imputata,
con conseguente lussazione
dell'anca. Ancora una
volta,
la sentenza ha
trascurato
del
tutto
le dichiarazioni
dell'ortopedico
Tanturri
e le conclusioni della dott.ssa Liviero, consulente di
parte
civile.
La
Corte di appello
avrebbe
dovuto
confutare
specificamente le ragioni
poste dal
primo
Giudice a sostegno della sua decisione, anche
avuto
riguardo
ai
contributi
offerti
dagli
altri
testimoni
e consulenti tecnici
dellf
altre
parti
nonché
della difesa di
parte
civile, invece di
limitarsi
a valorizzare i dubbi espressi dal
testimone
Di Lenola
(infermiere)
riguardo
al quale,
peraltro,
il Tribunale aveva
spiegato in maniera adeguata ed
approfondita
perché non fosse in alcun modo in
grado
di escludere la penale responsabilità dell'appellante.
Il
Di Lenola
ha
riferito
5
solo in via generica la prassi di pulizia dei pazi
enti
e,
pur
essendo
presente
in sala,
non
ha
avuto
modo di assistere nello specifico all'operazione
effettuata
daii'Angelini.
5. Hanno
depositato
memorie
difensive nell'interesse dei
rispettivi
assistiti, chiedendo che il ricorso sia
dichiarato
inammissibile
o venga
rigettato:
in
data
07/03/2019,
il difensore di Floriana
Angelini;
in
data
21/03/2019,
il difensore
del responsabile civile ASL
RM
1;
in
data
29/05/2019,
il difensore di Antonella
Rossetti.
CONSIDERATO
IN
II>IRITTO
1.
Il
ricorso della
parte
civile va
rigettato
unicamente
nei
confronti
di
Antonella Rossetti, dovendosi invece accogliere
rispetto
alle
imputate
De
Luca e
Angelini.
2.
Quanto
ad Antonella Rossetti,
relativamente
all'episodio occorso il
06/07/2012,
l'impugnata
sentenza•
ha, in premessa del suo
argomentare,
richiamato:
la sentenza di
primo
grado,
laddove
questa
riconosceva che
l'assunzione dell'antibiQtico
Augmentin
non ha
comportato
uno
shock
anafilattico
una reazione allergica,
avuto
riguardo
alla
sintomatologia
presentata dalla
persona offesa (debolezza,
difficoltà
nell'articolare
la parola,
rallentamento
psichico); le
affermazioni
dei consulenti tecniici del Pubblico
ministero,
per
i quali
l'assunzione del
farmaco
"non
ha
compromesso
i
parametri
vitali
della paziente
che è
stata
tempestivamente
ed
idoneamente
trattata
e
quindi
ha
portato
ad
uno
stato
di
malattia
di qualche ora e nessun
postumo
di rilevanza".
La
Corte di
appello
ha
poi
sostenuto
che, da
un'attenta
analisi delle risultanze
istruttorie,
emergono
incertezze e dubbi in
merito:
1)
all'effettiva
allergia della paziente alla
penicillina,
riferita
solo dalla figlia e non accertata
attraverso
specifici esami di
laboratorio;
2)
all'effettiva
annotazione
dell'intolleranza alla penicillina nella
cartella clinica al
momento
in cui la Rossetti ebbe a
visitare
la paziente, ove
si
consideri che, nel
diario
clinico,
tale
annotazione
era
riportata
nello spazio della
temperatura
e non in quello di
"osservazioni
e
terapia"
(quasi si
trattasse
di
"un
dato
acquisito
tardivamente",
secondo il consulente della difesa
richiamato
dalla
sentenza di
appello),
ovvero
non era
riportata
nel foglio unico di terapia,
tanto
più
necessario in un caso, come
quello
di specie, in cui la paziente era
stata
trasferita
ad
altro
reparto.
Rileva, poi, la Corte di appello che il medico di
reparto
il
personale
infermieristico,
preposto
alla
somministrazione
del farmaco,
si
sono resi
conto di
tale
annotazione, la cui
origine
resta
pertanto
non accertata.
Ma,
pur
avendoli
richiamati,
la sentenza
impugnata
non ha
fondato
le sue
conclusioni sugli
anzidetti
elementi,
quanto
sul
fatto,
dirimente,
che è
risultato
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il rapporto causale
tra
l'assunzione del farmaco
Augmentin
e i
sintomi
presentati dalla paziente. Questa,
infatti,
palesava una sintomatologìa
riconducibile ad una severa iposodiemia. Affezione che non rappresenta
unicamente
una ipotesi del consulente della difesa, prof. Marinelli,
citato
al
riguardo dalla sentenza, ma che é invece stata
oggettivamente
riscontrata,
atteso
che venne
adottata
una diversa
terapia
(flebo
di sodio), idonea a
fronteggiare
il
pericolo
avvertito
ed
esplicitato dai
sanita1··i
(coma sedico), così come altresì
riferito
dalla figlia della paziente.
La
Corte del
merito
ricorda, sul
punto,
che anche
il consulente tecnico
nominato
dal Pubblico
ministero
non aveva escluso che
tra
i
sintomi
dell'iposodiemia vi fossero anche quelli
mostrati
dalla paziente dopo
l'assunzione del farmaco.
In
conclusione, con
riguardo
all'imputata
Rossetti, la
motivazione
della
sentenza di appello
ha
correttamente
evidenziato l'assenza di
accertamento
del
nesso causale.
Invero,
il giudizio esplicativo della specifica vicenda non è
approdato
ad una ricostruzione dei
fatti
sufficientemente
precisa in
quanto
basata
su
fatti
accertati.
detto
nesso causale può inferirsi sulla base di una mera
coincidenza
temporale.
Com'è noto, il concetto di causa delle azioni
umane
o degli eventi naturali
costituisce da lungo
tempo
oggetto
della ricerca filosofica, scientifica e delle
scienze sociali. Nel più
ristretto
ambito
della scienza giuridica, il rapporto di
causalità costituisce un
criterio
di
imputazione
oggettiva
di un
evento
alla condotta
di un
soggetto;
solo se
l'evento
può essere
ritenuto
ricollegabile alla condotta
l'agente potrà essere
tenuto
a risponderne (concorrendo i criteri di
imputabilità
soggettiva).
Il
codice penale ha esplicitato questo concetto nella
formula
usata
dall'art.
40,
comma
l,
cod. pen., con
la
previsione che
l'evento
dannoso o
pericoloso, da cui dipende l'esistenza del reato, debba essere "conseguenza" della
sua azione od omissione. Con questa formulazione il codice, come è
tradizionalmente
riconosciuto, ha inteso accogliere
la
c.d. teoria condizionalistica
della causalità (condicio sine qua
non)
o dell'equivalenza delle cause.
In
termini
estremamente
riassuntivi può dirsi che all'aco=rtamento dell'esistenza del rapporto
di causalità
si
perviene con un procedimento di eliminazione
mentale:
un'azione è
causa di un
evento
se non può essere
mentalmente
eliminata
senza che
l'evento
venga
meno
o si verifichi con
modalità
diverse.
Essa
costituisce una condizione
cosiddetta necessaria
(contrapposta
alle condizioni cosiddette
sufficienti)
per
il
verificarsi
dell'evento.
"
Questo
accertamento
non vi
~stato
nel caso di specie, di talché può
concludersi nel senso che
la
motivazione
con riguardo ad Antonella Rossetti
si
appalesa congrua e adeguata e che,
pertan
to, rispetto a costei, il ricorso della
parte
civile non
merita
accoglimento.
7
3. A diverse conclusioni deve, invece,
pervenirsi
in
ordine
alle
imputate
Anna
Maria De Luca e Floriana Angelini.
4. Quanto alla
De
Luca, la sentenza
impugnata
presenta profili di
contraddittorietà
e di insufficienza della
motivazione.
Il
capo di
imputazione
ascrive alla
dottoressa
De
Luca la colpa di
«aver
prescritto
il
farmaco
"Targosid''
senza
effettuare
un
preventivo
test
di tolterabilità, avendo la paziente già
precedentemente
evidenziato
reazioni allergiche».
Relativamente
all'episodio del
28/07/2012,
la sentenza
impugnata,
dopo
aver
affermato
che è
dimostrato
che
l'assunzione del
farmaco
Targosid
provocò
nella paziente
uno
shock
anafilattico,
sostiene, sulla scorta delle
valutazioni
dei consulenti tecnici del Pubblico
ministero,
che nessun profilo di colpa è ascrivibile alta
De
Luca, la quale nella circostanza lo
prescrisse, perché:
l)
a
fronte
di una diagnosi di pleuro
pericardite,
con febbre e
leucocitosi, era necessario procedere ad una terapia
antibiotica;
2),
a
seguito
dell'intolleranza
in precedenza
dimostrata
dopo l'assunzione
deii'Augmentin,
veniva scelto un
altro
antibiotico,
il Targosid,
utilizzato
proprio
per i
soggetti
allergici alla penicillina; 3) rappresenta
un
fatto
assolutamente
eccezionale che
venga
effettuato
un
test
di tolleranza ad un
antibiotico;
4)
l'evento,
verificatosi
dopo l'assunzione del Targosid era
imprevedibile
e
per
nulla collegato a
quello
che
era accaduto dopo la
somministrazione
della penicillina. Fatte
queste
premesse, la
Corte di appello capitolina reputa del
tutto
insussistente il
ricordato
profilo di colpa
individuato
nell'imputazione,
stante
che, nel caso di specie, non era necessario
effettuare
alcun
test
di
tolterabilità,
avendo
la paziente già in precedenza assunto
il Targosid sia presso l'ospedale San Carlo di Nancy sia il
giorno
prima
senza che
insorgesse alcun problema di
intolleranza.
Quanto agli
ulteriori
profili di colpa
individuati
dal
Tribunale
-
aver
cambiato
la precedente
terapia
(Merrem
+
Tavanic) e
quello
di
aver
prescritto
la Colistina che, associata al Targosid,
avrebbe
comportato
lo shock
anafilattico
-la sentenza di appello,
oltre
a rilevarne la
diversità
rispetto
al profilo di colpa
menzionato
nel capo di imputazione,-.
afferma,
richiamate
le osservazioni dei consulenti, che il rischio,
derivante
dall'assunzione
della Colistina associata al Targosid, indicato nei
foglietti
illustrativi
di
detti
farmaci,
ha
una scarsa rilevanza scientifica (in
quanto
predisposti dalle aziende
farmaceutiche
a scopo
principalmente
cautelativo)
e che,
comunque,
in esse non
si
fa
riferimento
a reazioni allergiche ma solo a
"potenziali
effetti
collaterali".
Conclude, infine,
l'impugnata
sentenza
affermando
che la reazione
sviluppata
dalla
paziente a
questi
farmaci era
imprevedibile,
avendo ella assunto il Torgasid in
precedenti circostanze senza alcuna conseguenza e che, nel caso di specie, non
era necessario
effettuare
alcun
test
di tolleranza al farmaco, in
quanto
il Torgasid
appartiene
ad una
"famiglia"
di
antibiotici
completamente
diversa dalla penicillina.
8
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Orbene, le osservazioni della Corte di
merito
appaiono illogiche e carenti
laddove, nell'escludere la responsabilità
dell'imputata,
omettono
di considerare
che il processo
terapeutico
parte
da
un'attività
di anamnesi che
comprende
anche
la conoscenza della storia clinica del paziente e,
quindi,
le precedenti
terapie
e
ricoveri a cui è
stato
sottoposto.
Correttamente,
il giudice di
primo
grado
aveva
osservato che è
dovere
del medico
condurre
la sua analisi
tenendo
altresì conto
della specificità del paziente che ha in cura e che,
pertanto,
anche in assenza di
protocolli, non
previsti
nel caso di specie,
quando
la specificità del paziente lo
richieda, il medico deve
adottare
specifiche precauzioni, facendo precedere ed
accompagnare la
somministrazione
da idonei
accertamenti.
E che la specificità
della paziente lo richiedesse è
dimostrato,
non solo dalla precedente vicenda
relativa
aii'Augmentin,
ma altresì dal
fatto,
ricordato dalla sentenza di
primo
grado, che dalla
lettura
della cartella clinica della signora Cecchetti, era
emerso
che il 9 luglio,
prima
di
somministrare
l'antibiotico
Merrem,
si
procedette,
da
parte
di
altri
sanitari,
ad
effettuare
un
test
consist
ente
in un ponfo cutaneo che
dette
risposta
negativa,
pervenendo così alla
somministrazione
di
detto
antibiotico.
La
motivazione
si
rivela poi
insufficiente
anche perché avulsa da qualsiasi
confronto
con le relative
argomentazioni
della sentenza di
primo
grado
laddove
"liquida"
in
maniera
sommaria
l'ulteriore
profilo
di colpa dell'assunzione della
Colistina in associazione al Targosid, che
lungi
dal qualificarsi
come
fatto
diverso
rispetto
a
quello
di cui
all'imputazione
rappresenta una più precisa connotazione
del
medesimo
fatto.
Nei
procedimenti
per
reati colposi,
infatti,
la sostituzione o
l'aggiunta
di un particolare
profilo
di colpa, sia pure specifica, al profilo di colpa
originariamente
contestato,
non vale a realizzare
diversità
o
immutazione
del
fatto
ai fini dell'obbligo di contestazione suppletiva di cui
all'art.
516 cod. proc.
pen. e
dell'eventuale
ravvisabilità,
in carenza di valida contestazione, del
difetto
di
correlazione
tra
imputazione
e sentenza ai sensi
dell'art.
521 stesso codice
[Sez. 4, n.
18390
del
15/02/2018,
p.c. in proc. Di Landa, Rv.
273265;
Sez.
4,
n.
31968
del
19/05/2009,Raso,Rv.
245313;Sez.
4,
n.
2393
del
17/11/200
5 (dep.
20/01/2006),
Tucci e
altro
Rv.
232973].
Il
provvedimento
impugnato
non si
confronta
con la
prima
pronuncia la quale
evidenziava come nel
foglietto
illustrativo
del Targosid
si
specificasse che
detto
antibiotico
non vada
somministrato
a pazienti che
assumono
Colistina, per
potenziali, rischiose,
interazioni.
Il
Tribunale
aveva
pertanto
concluso nel senso
che la
dottoressa
De Luca
avrebbe
dovuto
valutare,
nel
quadro
complessivo
generale, le possibili
interazion$
tra
le sostanze che
venivano
somministrate
alla
donna,
verificandone
le possibili e reciproche influenze,
tenendo
in particolare
considerazione il
fatto
che Targosid è sconsigliato
per
pazienti che assumono la
Colistina.
9
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Ed
è proprio questa specifica segnalazione sull'anzidetto
foglietto
illustrativo
ad
attestare
la
prevedibilità
dell'evento
poi verificatosi, di talché va respinto
l'assunto
contenuto
nella sentenza
impugnata
per il quale lo shock anafilattico
occorso alla signora Cecchetti costituisse un
evento
imprevedibile.
S. Anche rispetto
all'imputata
Floriana Angelini
la
sentenza
impugnata
non
si
confronta con le specifiche
argomentazioni
del giudice di
primo
grado. Afferma la
Corte
capitolina:
«lion
si
può escludere,
avuto
riguardo alle specifiche condizioni di
salute della paziente,
intubata
e sottoposta a diversi
spostamenti,
nonché
affetta
da
grave
ipotrofia,
per
il precedente
intervento
di revisione di
artroprotesi
dell'anca, [
...
],
che
la
lussazione dell'anca si sia verificata in un
momento
diverso
rispetto alla
manovra»
effettuata
dall'
infermiera Angelini. Afferma poi
perentoriamente
che, comunque, nel caso di specie, non sarebbe individuabile a
carico deii'Angelini alcun profilo di colpa in
quanto
la
manovra
di pulizia della
paziente sarebbe
stata
effettuata
correttamente.
Prescinde, peraltro, del
tutto,
così come
esattamente
si
legge nel ricorso, dalle
dichiarazioni della persona offesa, espressamente valorizzate, invece, dalla
sentenza di
primo
grado. Questa, invero,
affermava
che
la
Cecchetti aveva
compiutamente
descritto
la
manovra
posta in essere dalle due
infermiere
-una
delle quali, Maria Gorgone è
stata
assolta a
ll'
esito del giudizio di
primo
grado -
precisando, in particolare, che,
per
liberare il tubicino del catetere, nonostante
la
Gorgone avesse avvisato
la
Angelini di prestare attenzione,
quest
'
ultima
le aveva
alzato la
gamba
repentinamente
e con forza,
tanto
che aveva
potuto
udire
nitidamente
un crac e da allora aveva percepito un dolore acuto. Scrive ancora
la
prima
sentenza che le due
infermiere
hanno ammesso che
effettivamente
la
Gorgone aveva raccomandato aii'Angelini di stare
particolarmente
attenta;
e che
avevano
entrambe
riconosciuto che vi fu un riacutizzarsi del dolore
subito
dopo il
riposizionamento della paziente in posizione supina sul
letto
.
La
sentenza del
Tribunale
affermava,
in conclusione, che le due
imputate
avevano
confermato
per
intero il racconto della signora Cecchetti.
Alla luce di questi assunti, le considerazioni della sentenza di appello
si
rivelano del
tutto
apodittiche
e
congetturali,
avulse da
accertamenti
e dati
probanti,
come tali inidonee a superare le
compiute
e
puntuali
argomentazioni del
primo
giudice, il quale aveva
dato
ampio
conto
del
ragionamento
effettuato.
La
sentenza
impugnata
si
appalesa poi illogica laddove
esprime
dubbi
sul
momento
di
verificazione della
frattura
del
trocantere,
affidandosi alle dichiarazioni rese dal
consulente del Pubblico
ministero,
dott.
Vecchioni, secondo cui
la
frattura
era
avvenuta
al
momento
in cui è
stata
effettuata
la
manovra di riduzione. Sostiene,
in conseguenza,
l'impugnata
sentenza che questa circostanza farebbe ritenere
«non pienamente
dimostrato
che
l'evento
si
s
ia
verificato a seguito della condotta
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dell'imputata».
Non tiene,
tuttavia,
conto
che,
come
evidenziato
dalla
prima
sentenza,
l'intervento
di riduzione
si
era reso necessario
proprio
a
seguito
della
maldestra
manovra
ascritta
all'odierna
ricorrente
che,
quanto
meno,
provocò la
lussazione dell'anca.
6.
In
ordine
alle
imputate
De
Luca e Jlmgelini,
dunque,
la Corte di
merito
è
incorsa in vizio
motivazionale,
per
le ragioni sinora
illustrate,
atteso
che non
si
è
confrontata
con le specifiche
argomentazioni
del giudice di
primo
grado,
che
avrebbe
dovuto
confutare
specificamente,
dimostrandone
l'insostenibilità
sul piano
logico e
giuridico,
avuto
anche
riguardo
ai
contributi
eventualmente
offerti
dalle
parti
nel giudizio di appello, così pervenendo ad una
motivazione
che,
sovrapponendosi
pienamente
a quella della decisione
riformata,
desse ragione
delle scelte
operate
e della
maggiore
considerazione accordata ad
elementi
di
prova diversi o
diversamente
valutati.
7.
In
conclusione, la sentenza
impugnata
deve essere
annullata
nei
confronti
di Angelini Floriana e di De Luca Anna Maria, con
rinvio,
per
nuovo
giudizio, al giudice civile
competente
per
valore
in
grado
di appello, cui va pure
demandata
la
regolamentazione
delle spese
tra
le
parti
relativamente
al presente
giudizio di
legittimità.
Il
ricorso deve, invece, essere
rigettato
nei
confronti
di
Rossetti Antonella.
P.Q.M.
Annulla la sentenza
impugnata
nei
confronti
di Angelini Floriana e di
De
Luca
Anna Maria e rinvia,
per
nuovo
giudizio, al giudice civile
competente
per
valore in
grado
d'appello
cui
demanda
pure la
regolamentazione
delle spese
tra
le parti
relativamente
al presente
giudizio
di
legittimità.
Rigetta il ricorso nei
confronti
di
Rossetti Antonella.
Così deciso il 18
giugno
2019
11

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