Sentenza Nº 39999 della Corte Suprema di Cassazione, 30-09-2019

Data di Resoluzione:30 Settembre 2019
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
RESPIGO RUGGERO ANTONIO nato a MILANO il 25/09/1954
avverso la sentenza del 19/05/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere MATILDE BRANCACCIO;
udito il Sostituto Procuratore Generale PASQUALE FIMIANI che ha concluso chiedendo
l'annullamento con rinvio alla Corte d'Appello di Milano limitatamente al trattamento
sanzionatorio e alla confisca della somma equivalente all'importo utilizzato per gli
investimenti.
Rigetto nel resto.
Udito il difensore di parte civile CONSOB, avv. VALENTINA FALCIANI, in sostituzione,
che insiste sulle conclusioni scritte che deposita unitamente alla nota spese.
Uditi i difensori dell'imputato, gli avvocati GIACOMO GUALTIERI e RICCARDO OLIVO, i
quali insistono per l'accoglimento del ricorso con o senza rinvio e invocano la
declaratoria di improcedibilità dell'azione penale.
Penale Sent. Sez. 5 Num. 39999 Anno 2019
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: BRANCACCIO MATILDE
Data Udienza: 15/04/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1.
Con la decisione indicata in epigrafe, datata 19.5.2017, la Corte d'Appello di Milano,
ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Milano il 17.6.2014, con cui
Ruggero Antonio Respigo è stato condannato alla pena di anni due di reclusione e alla
multa di 50.000 euro, oltre alle spese processuali, nonché alla interdizione dai pubblici
uffici e dalle funzioni direttive di persone giuridiche ed imprese oltre all'incapacità di
contrattare con la P.A. per la durata di due anni, in relazione al reato di abuso di
informazioni privilegiate
(insider trading)
previsto dall'art. 184, comma 1, lett. a) del
d.lgs. n. 58 del 1998, commesso con l'utilizzazione indebita di informazioni nel
compimento di operazioni di compravendita di strumenti finanziari.
In particolare, secondo l'ipotesi di accusa, Respigo, in virtù della sua qualità di dirigente
e socio anziano (senior)
dell'area
Transaction Services
della
Deloitte Financial Advisory
Services
(FAS), società dedita ad attività di consulenza finanziaria, sarebbe entrato in
possesso di informazioni riservate sui progetti di Offerte Pubbliche di Acquisto di azioni
della S.p.a. Marrazzi Group e della S.p.a. Guala Closures, nonché sul programma di
acquisizione del controllo della S.p.a. Parmasteelisa, e si sarebbe avvalso di tali
conoscenze acquisite in occasione dell'esercizio della sua attività professionale per
acquistare azioni di dette società (15.000 della prima; 53.388 della seconda; 84.868
della terza), le cui quotazioni, alla luce delle suddette informazioni, avrebbero
ragionevolmente avuto incrementi.
La condanna di primo grado, confermata in appello, prevedeva, altresì, la confisca della
somma in sequestro, pari all'equivalente del profitto del reato e dei beni utilizzati per
commetterlo (e cioè non solo le plusvalenze realizzate ma anche l'ammontare del
capitale investito per ottenerle), e, tra l'altro, il risarcimento dei danni alla parte civile
CONSOB quantificati in 100.000 euro oltre alla rifusione delle spese.
In primo grado erano stati assolti per insussistenza del fatto (e la sentenza è stata
confermata anche su questo punto) i coimputati Zecca Antonio e Di Puma Enzo per i
reati loro contestati e specificamente, il primo, al capo b), per il reato di comunicazione
di informazioni privilegiate quanto alla OPA su Marazzi Group e su Guala Closures, ed
entrambi, in concorso, per il reato di abuso di informazioni privilegiate concernenti il
progetto di acquisizione del controllo di Permasteelisa s.p.a.
2.
Avverso tale sentenza propone ricorso l'imputato tramite i propri difensori, avv.
Olivo e Gualtieri, deducendo otto motivi di ricorso.
2.1. Con il primo motivo si eccepisce violazione di legge in relazione all'art. 606,
comma 1, lett. c) e 125, comma 3, cod. proc. pen. data la nullità della sentenza per
mancanza di motivazione, ritenuta meramente apparente, nonché vizio di motivazione
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riferito alla lettera e) del medesimo art. 606 cod. proc. pen. per mancata risposta ai
motivi d'appello.
La sentenza impugnata - si dice - non avrebbe assolto al proprio onere motivazionale
autonomo; si sarebbe pedissequamente riportata alla sentenza di primo grado, ripresa
in ampi stralci e ricalcata nella stessa struttura argomentativa; non avrebbe risposto
effettivamente ai motivi d'appello, molto specifici, riproducendo, invece, la decisione
del primo giudice con la tecnica del "copia e incolla" e aderendovi in modo apodittico,
con mere parafrasi delle ragioni della sentenza confermata.
Il vizio motivazionale sarebbe evidente già dal mero confronto delle due sentenze:
quella d'appello per le prime quaranta pagine riproduce in maniera identica il
provvedimento di primo grado, mentre le pagine dedicate alla sua autonoma
valutazione (da 40 a 54) si compongono di affermazioni apodittiche che si risolvono in
meri apprezzamenti adesivi alla sentenza appellata (la difesa cita singoli passaggi
motivazionali che sarebbero prova di tale difetto motivazionale).
2.2. Il secondo motivo di ricorso deduce violazione di legge ex art. 606, comma 1, lett.
b) cod. proc. pen. e vizio di motivazione ai sensi della lett. e) della medesima
disposizione in relazione all'art. 533 cod. proc. pen., poiché non si sarebbe raggiunta
prova della previa conoscenza da parte dell'imputato dell'incarico di
due diligence
sulla
società Marazzi.
Mancherebbe la prova che l'imputato sia stato in possesso dell'informazione privilegiata
relativa al progetto di OPA sul titolo "Marazzi" (che costituirebbe nell'impostazione
difensiva elemento costitutivo della fattispecie di reato) e della stessa conoscenza da
parte sua dell'incarico di
due diligence
conferito alla Deloitte FSA con riferimento alla
società predetta.
La mera concomitanza temporale tra l'incarico di
due diligence
conferito alla società di
consulenza finanziaria di cui il ricorrente è socio
senior
e gli investimenti da lui posti in
essere non costituirebbero prova del previo possesso dell'informazione privilegiata sul
progetto di OPA per il titolo "Marazzi Group" in contestazione.
Anzi, vi sarebbe prova contraria, poiché i testimoni sentiti in dibattimento hanno
chiarito, fornendo diversi dettagli, l'estrema segretezza dell'informazione relativa alla
operazione all'interno della società di consulenza finanziaria e la circostanza che
nessuno ne aveva riferito all'imputato.
In particolare, si è accertato che il socio responsabile dell'incarico di consulenza -
Mazzucchelli - ha tenuto riservata la notizia, non parlandone all'imputato né
inserendola nello stesso
planning
di lavoro del gruppo di consulenza appositamente
formato, proprio per evitare fughe di notizie (si cita in proposito la testimonianza di
Nobile, presidente e amministratore delegato della società
Deloitte),
sicchè la
motivazione delle due sentenze di merito sul punto, che collega la conoscenza
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