Sentenza Nº 39608 della Corte Suprema di Cassazione, 03-09-2018

Data di Resoluzione:03 Settembre 2018
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da
Business Partner Italia s.c.p.a., in persona dei procuratori speciali, quale
mandataria di Banca Nazionale del Lavoro s.p.a.
avverso l'ordinanza del 10/12/2014 - 28/10/2015 del Tribunale di Palermo
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
sentita la relazione svolta dal componente Alessandro Maria Andronio;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Pietro Gaeta, che ha concluso chiedendo l'annullamento con rinvio del
provvedimento impugnato.
Penale Sent. Sez. U Num. 39608 Anno 2018
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: ANDRONIO ALESSANDRO MARIA
Data Udienza: 22/02/2018
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1. In data 15 marzo 2001, la Banca Nazionale del Lavoro s.p.a. (di seguito
indicata come "BNL") ha concesso alla Igea Costruzioni s.r.l. un mutuo dell'importo
di C 516.456,90, la cui restituzione è stata garantita dalla mutuataria mediante
iscrizione, eseguita il 19 marzo 2001, di ipoteca su di un complesso immobiliare
di cui era proprietaria. Con atto di compravendita del 18 dicembre 2003, la Igea
Costruzioni s.r.l. ha venduto ad Alessio Dolcemascolo la proprietà di parte di tale
complesso immobiliare ed il compratore si è accollato una quota residua di mutuo,
pari ad C 75.000,00, con conseguente frazionamento dell'ipoteca. In ragione del
mancato pagamento di complessivi C 67.319,05 da parte di Dolcemascolo, BNL,
dopo avere notificato atto di precetto il 26 maggio 2011, intimando al debitore il
pagamento di tale somma di denaro, ha iniziato contro lo stesso una procedura di
espropriazione forzata, mediante trascrizione di atto di pignoramento
sull'immobile ipotecato, eseguita il 4 ottobre 2011.
Il precedente 15 ottobre 2008 su tale immobile era stato, peraltro, trascritto,
nei confronti del Dolcemascolo e di Jean Jenny Samantha, coniuge del primo in
regime di comunione dei beni, il provvedimento di sequestro di prevenzione
emesso in data 4 maggio 2001 dal Tribunale di Palermo. La proprietà di tale
immobile ha formato, successivamente, oggetto di confisca di prevenzione,
disposta con decreto n. 109 del 2010 emesso dal Tribunale di Palermo, divenuto
definitivo il 10 gennaio 2012; al riguardo, non risulta che la proprietà dell'immobile
sia stata trasferita ovvero aggiudicata a terzi dall'Agenzia nazionale per
l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità
organizzata (di seguito indicata come "Agenzia").
1.1. Con ricorso depositato il 28 gennaio 2014, BNL ha chiesto al Tribunale di
Palermo, in funzione di giudice dell'esecuzione, di ammettere il proprio credito nei
confronti di Dolcemascolo al passivo della procedura di liquidazione di tale
immobile. Nel procedimento originato da tale domanda, l'Agenzia non si è
costituita.
1.2. Con ordinanza emessa il 10 dicembre 2014 e depositata il 28 ottobre
2015, il Tribunale di Palermo, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha dichiarato
inammissibile la domanda, rilevando che: a) la confisca di prevenzione
dell'immobile sul quale era stata iscritta ipoteca a garanzia della restituzione del
mutuo era divenuta irrevocabile prima dell'entrata in vigore della legge n. 228 del
2012; b) con riferimento a tale ipotesi, l'art. 1, connma 199, della stessa legge
prevede espressamente che le domande di ammissione del credito al passivo del
procedimento di liquidazione del bene confiscato vadano proposte, a pena di
decadenza, entro 180 giorni dall'entrata in vigore della stessa legge, avvenuta il 1
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gennaio 2013, onde la domanda di ammissione del credito avrebbe dovuto essere
presentata entro il 30 giugno 2013; c) invece, il ricorso contenente tale domanda
era stato depositato il 28 gennaio 2014, sicché la banca ricorrente era decaduta
dal diritto di ammissione del credito.
2. Avverso l'ordinanza la Business Partner Italia s.c.p.a., quale mandataria di
BNL, ha proposto, in data 29 gennaio 2016, ricorso per cassazione, chiedendone
l'annullamento.
2.1. Con un primo motivo di doglianza, la ricorrente deduce il vizio di
violazione di legge
ex
art. 606, comnna 1, lettera
b),
cod. proc. pen., con
riferimento all'art. 1, comnna 206, legge 24 dicembre 2012, n. 228, nella parte in
cui dispone che l'Agenzia, «entro dieci giorni dall'entrata in vigore della presente
legge, ovvero dal momento in cui la confisca diviene definitiva, comunica ai
creditori di cui al comma 198, a mezzo posta elettronica certificata, ove possibile
e, in ogni caso, mediante apposito avviso inserito nel proprio sito internet:
a)
che
possono, a pena di decadenza, proporre domanda di ammissione del credito ai
sensi dei commi 199 e 205;
b)
la data di scadenza del termine entro cui devono
essere presentate le domande di cui alla lettera a);
c)
ogni utile informazione per
agevolare la presentazione della domanda».
Secondo la ricostruzione della ricorrente, con la richiamata legge n. 228 del
2012 (art. 1, commi da 194 a 206), è stata espressamente disciplinata la tutela
dei terzi in riferimento ai beni confiscati a definizione di procedimenti di
prevenzione patrimoniali per i quali (come quello nei confronti di Dolcennascolo)
non trova applicazione la disciplina dettata dal d.lgs. n. 159 del 2011 ("Codice
delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione"); sulla base di tale disciplina,
i creditori del prevenuto, a favore del quale sia stata iscritta ipoteca sul bene
confiscato prima della trascrizione del sequestro di prevenzione, possono
presentare domanda di accertamento del proprio credito nell'ambito della
procedura di liquidazione entro 180 giorni dall'entrata in vigore di tale legge (art.
1, comma 199) se la confisca è divenuta definitiva prima di tale giorno; peraltro,
il successivo comma 206 dello stesso art. 1 fa espressamente obbligo all'Agenzia
di dare ai creditori del prevenuto le comunicazioni sopra indicate. Tale essendo il
quadro normativo, la ricorrente lamenta che l'interpretazione data dal Tribunale al
precetto contenuto nell'art. 1, comma 199, non tiene conto delle disposizioni
recate dal successivo comma 206 e della necessità di operare in via interpretativa
un coordinamento con queste ultime. In particolare, nel caso concreto, nessuna
comunicazione era stata inviata dall'Agenzia a BNL in adempimento dell'obbligo
prescritto da tale ultima disposizione e nulla era stato pubblicato sul sito internet
della stessa Agenzia: tale omissione non poteva non riverberare i propri effetti
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