Sentenza Nº 39363 della Corte Suprema di Cassazione, 25-09-2019

Data di Resoluzione:25 Settembre 2019
 
ESTRATTO GRATUITO
SENTENZA
sul ricorso proposto da
Agresta Antonio, nato il 15/03/1973 a Nati
Avenoso Giuseppe, nato il 26/12/1958 a Genova
Bruzzesi Fabio, nato il 11/06/1970 a Torino
Dominello Rocco, nato il 18/05/1976 a Rosarno
Dominello Saverio, nato il 24/01/1955 a Rosarno
Germani Fabio, nato il 03/05/1975 a Chivasso
Miccoli Antonio, nato il 09/02/1978 a Mesagne
Raso Diego, nato il 05/05/1979 a Biella
Raso Enrico, nato il 28/01/1971 a Modena
Raso Giovanni, nato il 10/11/1963 a Taurianova
Raso Giovanni, nato il 23/10/1967 a Cittanova
Sgrò Giuseppe, nato il 15/04/1958 a Palmi
avverso la sentenza del 16/07/2018 della Corte di appello di Torino
visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Massimo Ricciarelli;
Penale Sent. Sez. 6 Num. 39363 Anno 2019
Presidente: TRONCI ANDREA
Relatore: RICCIARELLI MASSIMO
Data Udienza: 18/04/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Assunta
Cocomello, che ha concluso per l'inammissibilità di tutti i ricorsi, ad eccezione del
ricorso di Raso, classe '63, di cui chiede il rigetto, e di Germani, per il quale
chiede annullamento con rinvio;
udito il difensore, Avv. Vincenzo Nobile per Agresta, che si riporta ai motivi;
udito il difensore, Avv. Luca Cianferoni per Miccoli, che insiste nel ricorso,
chiedendone l'accoglimento;
udito il difensore, Avv. Mario Santambrogio per Raso Diego, che chiede
l'accoglimento del ricorso e l'annullamento della sentenza impugnata;
udito il difensore, Avv. Laura Cargnino, per Raso Giovanni, classe '67, che si
riporta ai motivi;
udito il difensore, Avv. Cosimo Palumbo, anche in sost. dell'Avv. Antonio Foti,
che si riporta al ricorso per Bruzzesi e per Sgrò, e chiede l'accoglimento del
ricorso con annullamento delle sentenza impugnata per Raso Giovanni, classe
'63;
udito il difensore Cristian Scaramozzino, che chiede l'accoglimento del ricorso
Avenoso e Raso Enrico;
udito il difensore, Avv. Michele Galasso, anche in sost. dell'Avv. Andrea Galasso
per Germani, che chiede l'accoglimento del ricorso;
udito il difensore, Avv. Giuseppe Del Sorbo e Avv. Domenico Putrino, per
Dominello Rocco e Dominello Saverio, che chiedono l'accoglimento dei ricorsi.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza 16/7/2018 la Corte di appello di Torino si è pronunciata
sugli appelli proposti avverso la sentenza del G.U.P. del Tribunale di Torino in
data 30/6/2017: la Corte ha confermato nel complesso l'impianto di quella di
primo grado, chiamata a pronunciarsi su un'ipotesi di associazione criminale
riconducibile alla 'ndrangheta, costituitasi in Piemonte, ma in contatto con la
«casa madre», su reati in materia di armi, su varie ipotesi di estorsione tentata
o consumata, su un'ipotesi di tentato omicidio e su svariati reati in materia di
stupefacenti, ma in parziale riforma di tale sentenza, ha riconosciuto Germani
Fabio colpevole del delitto di concorso esterno in associazione di ‘ndrangheta,
contestatogli al capo 3, ha assolto Agresta Antonio, Miccoli Antonio, Raso Diego e
Sgrò Giuseppe da alcuni reati, riconosciuto gli stessi Miccoli e Raso Diego,
nonché Raso Enrico colpevoli anche del delitto di cui al capo 15, rideterminato -
con conferma del resto, comprese le confische disposte ai sensi dell'art. 12-
sexies
legge 356 del 1992- le pene irrogate a Di Mauro Cosimo, Agresta Antonio,
Miccoli Antonio, Raso Diego, Raso Enrico, Raso Giovanni classe '67, Sgrò
2
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Giuseppe, Dominello Saverio e Dominello Rocco, e confermato per intero la
condanna di Avenoso Giuseppe, Bruzzesi Fabio e Raso Giovanni, classe '63.
2. Ha proposto ricorso l'Agresta tramite il suo difensore (condanna per il
reato di cui all'art. 73 d.P.R. 309 del 1990, relativamente a taluni episodi
contestati ai capi 50 e 53: pena di anni due di reclusione a titolo di continuazione
con i reati di cui alle sentenze di cui ai punti 1,2,4 del certificato penale).
Con l'unico ed articolato motivo di ricorso deduce l'erronea applicazione
della legge penale e delle norme processuali stabilite a pena di nullità,
inutilizzabilità, inammissibilità e decadenza e la mancanza, manifesta illogicità e
contraddittorietà della motivazione in relazione agli artt. 73, comma 5, d.P.R.
309/90 e 125, 192, 533, 546, lett. e) cod. proc. pen.
La Corte territoriale non aveva fornito una rigorosa motivazione, a fronte del
rilievo che i fatti da cui era stato desunto lo spaccio di droga, riguardanti contatti
telefonici e incontri, fossero pr'vi di concreti riscontri sia con riferimento alla
natura dello stupefacente sia con riguardo a spostamenti di denaro.
Ancora, la Corte non aveva dato conto del perché non fosse mai stata
documentata una transazione illecita riguardante le sostanze stupefacenti, non
fosse mai stato operato alcun sequestro né fosse mai stato documentato alcun
passaggio di denaro, omettendosi, tra l'altro, di fornire elementi idonei a
qualificare come cocaina la sostanza che sarebbe stata presuntivamente oggetto
di dette transazioni.
Inoltre, dal contenuto delle conversazioni intercettate non era dato evincere
alcuno scambio di sostanze stupefacenti tra l'Agresta e il Miccoli e neppure il tipo
o la quantità della sostanza, ma solo che erano avvenuti incontri tra i due. La
Corte d'appello, dunque, erroneamente aveva ritenuto che gli incontri tra
l'Agresta e il Miccoli, che sarebbe intervenuto al posto del Raso Diego, fossero
finalizzati a delle transazioni illecite aventi ad oggetto le sostanze stupefacenti
del tipo cocaina, senza tenere in considerazione che dalle intercettazioni non era
possibile desumere alcunché, dovendosi aggiungere che si trattava di
conversazioni di non sicura decifrabilità, tali da imporre la verifica di riscontri.
Inoltre non si era tenuto conto della possibilità di riqualificare i fatti ai sensi
dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309 del 1990, in specie quando non era possibile
stabilire il tipo di sostanza e ancor più il dato ponderale.
Il ricorrente, richiamando a mano a mano i passaggi della motivazione, ne
contesta il carattere congetturale e l'illogicità in merito ai vari episodi per i quali
era stata pronunciata condanna.
Con riferimento all'episodio in cui il Miccoli si sarebbe rifornito di sostanza
stupefacente dall'Agresta per poi cederla allo Sgrò sul presupposto che la
3
Corte di Cassazione - copia non ufficiale

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA