Sentenza Nº 38343 della Corte Suprema di Cassazione, 18-09-2014

Data di Resoluzione:18 Settembre 2014
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti dagli imputati
OMISSIS
E.H.
+ALTRI
OMISSIS
nonché dal
7.
Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Torino
nei confronti dei predetti imputati
nonché da
8.
ThyssenKrupp A.S.T. s.p.a.
quale responsabile civile e quale ente responsabile
ex
d.lgs. 231/2001
avverso la sentenza del 28/02/2013 della Corte di assise di appello di Torino
I, .
Penale Sent. Sez. U Num. 38343 Anno 2014
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: BLAIOTTA ROCCO MARCO
Data Udienza: 24/04/2014
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OSCURATA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal componente
B.R.M.
udito il Pubblico Ministero, in persona dell'Avvocato generale Carlo Destro, che
ha concluso chiedendo il rigetto dei ricorsi del Pubblico ministero, degli imputati
e di ThyssenKrupp A.S.T. s.p.a. quale ente responsabile
ex
d.lgs. 231/2001 e per
l'accoglimento del ricorso di ThyssenKrupp A.S.T. s.p.a. quale responsabile civile
nei confronti della parte civile associazione Medicina Democratica, con
annullamento senza rinvio su tale ultimo capo;
udito per la parte civile l'avv. Gian Mario Ramondini, che ha concluso chiedendo
il rigetto del ricorso del responsabile civile;
uditi gli avvocati Cesare Zaccone per la ThyssenKrupp A.S.T. s.p.a.,
G.G.
OMISSIS
+ALTRI
OMISSIS
OMISSIS
per
S.
che hanno concluso
per l'accoglimento dei rispettivi ricorsi e per il rigetto del ricorso del P.m.,
nonché, quanto all'avv. Gaito, in subordine, per il rinvio pregiudiziale alla Corte
di Giustizia sul tema della traduzione in lingua italiana degli atti formati lingua
straniera.
RITENUTO IN FATI
-
0
1. Il fatto.
La sentenza in esame riguarda un evento disastroso verificatosi poco dopo la
mezzanotte del
omissis
nello stabilimento
acciai speciali Terni s.p.a. (TKAST).
La TKAST con sede e stabilimento maggiore in
O
MISS
IS
=
è una tra le società
controllate dalla
holding
Thyssen Krupp AG (TKAG), organismo con struttura
piramidale che si occupa di vari settori: uno di essi è la produzione dell'acciaio e
la relativa
sub-holding è
la Tyssen Krupp Stainless (TKL). TKL controlla diverse
società nazionali tra le quali TKAST.
Nella sede
ordlissis
avevano luogo solo le fasi a freddo del ciclo produttivo:
la laminazione, la ricottura e il decapaggio. Enormi rotoli di acciaio allo stato
grezzo venivano dapprima fatti passare tra i cilindri del laminatoio; indi
sottoposti alla fase di ricottura, trattamento termico in forno finalizzato a
restituire al metallo le caratteristiche originarie; infine avviati alla procedura di
decapaggio tramite immersione in vasche contenenti sostanze acide, al fine di
conferire lucentezza e perfezione estetica al prodotto.
Il sinistro si è verificato nell'ambito della linea dello stabilimento denominata
OMISSIS
dedicata alle fasi di ricottura e decapaggio. La struttura era lunga oltre 200
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metri, larga circa 12, alta circa 9, si sviluppava su due piani ed aveva una
configurazione ad omega.
I rotoli provenienti dalla fase di laminazione giungevano intrisi di olio
trattenuto tra le spire e nella apposita carta di separazione (carta interspira). La
bobina veniva sistemata su apposita struttura (aspo svolgitore) ed avanzava,
srotolandosi, lungo la linea. La lavorazione implicava la collocazione della bobina
sul perno dell'aspo, curando che l'asse mediano del rotolo fosse allineato all'asse
mediano del perno o mandrino. La centratura era operazione importante e
manuale. Dopo che il nastro era stato imboccato, era previsto l'azionamento del
pulsante "aspo in centro" che comandava l'allineamento automatico dell'asse
dell'aspo medesimo con quello dell'impianto. Apposita lampadina segnalava
all'operaio l'avvenuto allineamento. L'operazione aveva il fine di evitare che il
nastro, avanzando, sfregasse contro le sponde dell'impianto. Il corretto
posizionamento era segnalato da fotocellula. Per assicurare la continuità del
ciclo, il tratto iniziale del nuovo nastro da srotolare veniva saldato alla coda del
nastro ultimato.
La linea aveva un pulpito, cioè una cabina di comando principale al cui
interno erano collocati alcuni visori; erano altresì presenti pulsanti di arresto ed
emergenza che disattivavano le elettrovalvole e conseguentemente i circuiti
elettrici. Sulla linea stessa si trovavano pure diversi pulpitini, cioè banchi di
comando minori. Il primo addetto alla linea stazionava nel pulpito, il collaudatore
si trovava nella propria cabina, tre operai erano addetti alla linea, altro operaio
era gruista .
La notte in cui si verificò l'evento erano in servizio sei operai addetti alla
linea e occasionalmente il capoturno
M.R.
nonché altro operaio.
Sostanzialmente non controverso è lo sviluppo delle contingenze che
determinarono l'innesco e lo sviluppo dell'incendio: sfregamento per alcuni
minuti del nastro di acciaio in lavorazione contro i bordi dell'impianto posto a
quota + 3 metri; surriscaldamento con scintille; appiccamento delle fiamme su
carta ed olio di laminazione che si trovava sul pavimento sotto l'impianto;
contatto delle fiamme con un flessibile in gomma, protetto da due reti d'acciaio,
contenente olio idraulico ad alta pressione, che cedeva con proiezione dell'olio
nell'aria; deflagrazione della miscela nebulizzata; formazione di una nuvola
incandescente di olio nebulizzato
(flash fire)
che si espanse improvvisamente per
un'ampiezza di
12
metri ed investì gli operai che si erano avvicinati all'incendio
con estintori a breve gittata, senza lasciare loro possibilità di scampo. A seguito
delle ustioni riportate persero la vita sette operai: S.A. +ALTRI
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