Sentenza Nº 36237 della Corte Suprema di Cassazione, 19-08-2019

Data di Resoluzione:19 Agosto 2019
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti da
1.
MEZZACAPO CAMILLO, nato il 31/01/1972 a Roma
2.
BARDELLI GIANLUCA, nato il 15/01/1962 a Roma
3.
DE VITO MARCELLO, nato il 23/07/1974 a Roma
4.
PITITTO FORTUNATO, nato il 30/07/1970 a Mileto
avverso l'ordinanza del 03/04/2019 del TRIB. LIBERTA' di ROMA
sentita la relazione svolta dal consigliere Andrea Tronci;
sentito il P.M., in persona del Sost. Proc. Gen. Elisabetta Cesqui, che ha concluso
per il rigetto dei ricorsi, previa riqualificazione del fatto di cui al capo 12) nel
reato previsto e punito dall'art. 318 cod. pen.;
sentiti i difensori dei ricorrenti:
-
avv. Fabio Frattini e Francesco Petrelli, per Mezzacapo,
-
avv. Marco Franco e Franco Merlino, per Bardelli,
-
avv. Guido Cardinali ed Angelo Di Lorenzo, per De Vito,
-
avv. Fabio Lattanzi, per Pititto,
i quali tutti si sono riportati ai rispettivi ricorsi - la difesa del Mezzacapo anche ai
motivi nuovi depositati in data odiena - insistendo per il loro accoglimento ed
eccependo altresì la difesa del DE VITO l'intervenuta inefficacia della misura a
Penale Sent. Sez. 6 Num. 36237 Anno 2019
Presidente: DI STEFANO PIERLUIGI
Relatore: TRONCI ANDREA
Data Udienza: 11/07/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
carico del proprio assistito, qualificati i fatti corruttivi ascritti ai sensi dell'art. 318
cod. pen.
RITENUTO IN FATTO
1.
Con l'ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale di Roma, adito ai sensi
dell'art. 309 cod. proc. pen., confermava l'ordinanza genetica emessa nei
confronti degli indagati di cui
infra,
applicativa della misura della custodia
cautelare in carcere, quanto al MEZZACAPO ed al DE VITO, e della gradata
misura degli arresti domiciliari nei confronti del BARDELLI e del PITITTO, in
relazione alle vicende per le quali si procede a loro carico, essenzialmente di
natura corruttiva e comunque tali ritenute dal G.i.p.
1.1
Secondo la recepita prospettazione accusatoria, l'imprenditore Luca
PARNASI, a capo di un vasto gruppo con consistenti interessi immobiliari nella
Capitale, già raggiunto da pregresso provvedimento restrittivo avente ad oggetto
anche la costituzione di un'associazione per delinquere finalizzata alla
commissione di fatti di corruzione, avrebbe stretto con il presidente
dell'assemblea comunale di Roma Capitale, Marcello DE VITO, il patto corruttivo
di cui al capo 1) della rubrica provvisoria, in funzione dell'appoggio
nell'iter
amministrativo avente ad oggetto la costruzione del "Nuovo Stadio della Roma"
nonché dell'approvazione del progetto predisposto nella zona della
ex
Fiera di
Roma, quest'ultimo "ostacolato" dai limiti di cubatura previsti da una precedente
delibera comunale. All'interno di detto accordo illecito, l'indebita retribuzione per
il pubblico ufficiale sarebbe stata costituita da
"molteplici utilità",
ivi comprese
quelle mascherate attraverso il conferimento di lucrosi incarichi professionali allo
studio legale dell'avv. Camillo MEZZACAPO: donde, altresì, le imputazioni
provvisorie di emissioni di fatture per operazioni inesistenti e di autoriciclaggio
(avuto riguardo al successivo trasferimento delle somme incassate sul conto
corrente intestato alla società ELLEVI s.r.I., amministrata di fatto dal medesimo
MEZZACAPO, titolare del 99% delle quote sociali), per le quali pure è stata
confermata la misura di massimo rigore a carico del professionista in questione.
Alla base del proprio convincimento i giudici del Tribunale ponevano le
dichiarazioni rese dal già citato PARNASI in ordine ai rapporti intrattenuti dal suo
gruppo imprenditoriale con vari pubblici ufficiali, fra cui - per quanto qui rileva -
il DE VITO, in particolare dando atto dell'adesione prestata alla proposta,
palesata da quest'ultimo, di affidare allo studio del MEZZACAPO la pratica
concernente la transazione fra società del gruppo e l'ACEA: tanto all'esplicitato
Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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