Sentenza Nº 32856 della Corte Suprema di Cassazione, 22-07-2019

Data di Resoluzione:22 Luglio 2019
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto dal
GALLUCCI MASSIMO, nato ad Aversa il 30/04/1982
MARINIELLO LUCIANO, nato a Lusciano il 22/08/1968
VERDE MANUEL, nato ad Aversa il 04/07/1992
SASSAOUI SAMIR, nato a S. Maria Capua Vetere il 11/03/1987
avverso la sentenza della Corte d'appello di Napoli del 04/12/2017;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Alessandrina Tudino;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Antonietta Picardi, che ha concluso per il rigetto dei ricorsi;
udito l'Avv. Emilio Martino, difensore degli imputati Massimo Gallucci e
Luciano Mariniello, anche in sostituzione degli Avv. Nicola Filippelli e Generso
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Penale Sent. Sez. 5 Num. 32856 Anno 2019
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: TUDINO ALESSANDRINA
Data Udienza: 24/04/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Grasso per l'imputato Samir Sassaoui e Angelo Claudio Bocchino per
l'imputato Manuel Verde;
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 4 dicembre 2017, la Corte d'appello di Napoli ha,
in parziale riforma della decisione messa dal Giudice dell'Udienza preliminare
del Tribunale in sede del 21 ottobre 2016, con la quale è stata affermata la
responsabilità penale - per quanto ancora di interesse - di Massimo Gallucci,
Luciano Mariniello e Manuel Verde per il reato di cui all'art. 416-bis cod. pen.
e - unitamente a Samir Sassaoui - per connessi delitti di estorsione,
aggravati anche
ex
art. 7 I. 203/1991, assolto quest'ultimo dal delitto
sub
b),
rideterminando per tutti il trattamento sanzionatorio.
1.1. L'affermazione di responsabilità riguarda, in particolare, la
partecipazione degli imputati alla locale compagine del clan dei Casalesi -
reato associativo per il quale è stata già affermata, in diverso procedimento,
la responsabilità del Sassaoui e dei coimputati Giuseppe Di Cicco, Luciano Di
Cicco - e specifici fatti di estorsione aggravata in danno di commercianti ed
artigiani di Lusciano.
1.2. Le statuizioni emesse dal Giudice dell'udienza preliminare, all'esito
del giudizio abbreviato, erano state rese sul presupposto dell'accertamento -
in precedenti sentenze irrevocabili - dell'esistenza di un'articolazione
territoriale dell'associazione di stampo mafioso clan dei Casalesi, insediata in
Lusciano.
Le indagini relative al presente procedimento avevano avuto inizio
dagli accertamenti seguiti ad azioni criminose maturate nell'ambito del racket
ai danni di commercianti ed artigiani, ed avevano consentito la ricostruzione -
attraverso attività di osservazione e di intercettazione - della compagine
associativa aggregata intorno alle figure dei fratelli Luciano e Giuseppe Di
Cicco, separatamente giudicati, che, in costante collegamento con esponenti
di vertice della medesima associazione criminale, esercitavano il controllo sul
territorio attraverso attività di intimidazione di natura estorsiva.
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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