Sentenza Nº 30389 della Corte Suprema di Cassazione, 10-07-2019

Data di Resoluzione:10 Luglio 2019
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti da
1.
Alfieri Antonino, nato a Vizzini il 23/04/1958
2.
Guzzardi Salvatore, nato a Caltagirone Iil 11/07/1981
3.
Navanteri Salvatore, nato a Vizzini il 07/07/1955
4.
Nazionale Cristian, nato a Lentini il 01/07/1987
5.
Nazionale Luciano, nato a Lentini il 05/12/1990
6.
Regazzoli Luisa, nata a Caravaggio il 16/11/1959
7.
Vaina Tommaso Vito, nato a Catania il 30/04/1965
8.
D'Avola Michele, nato a Francofonte il 09/08/1973
avverso la sentenza in data 23/04/2018 della Corte d'appello di Catania
visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Antonio Corbo;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto procuratore generale Luigi
Cuomo, che ha concluso per l'inammissibilità dei ricorsi;
uditi, per i ricorrenti: -) l'avvocato Giovanni Bellino, difensore di Salvatore
Navanteri e Luisa Regazzoli, anche in sostituzione degli avvocati Luigi Colaleo e
Salvatore Citrella, difensori, il primo, di Salvatore Navanteri e Luisa Regazzoli, e,
Penale Sent. Sez. 3 Num. 30389 Anno 2019
Presidente: ACETO ALDO
Relatore: CORBO ANTONIO
Data Udienza: 16/04/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
il secondo, di Antonino Alfieri; -) l'avvocato Enrico Trantino, difensore di Michele
D'Avola; -) l'avvocato Francesco Villardita,, difensore di Salvatore Guzzardi,
Cristian Nazionale, Luciano Nazionale, Tommaso Vito Vaina e Michele D'Avola, i
quali hanno concluso per l'accoglimento dei ricorsi.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza emessa in data 23 aprile 2018, la Corte di appello di
Catania ha parzialmente riformato la sentenza pronunciata dal Tribunale di
Caltagirone nei confronti di Antonino Alfieri, Salvatore Guzzardi, Salvatore
Navanteri, Cristian Nazionale, Luciano Nazionale, Luisa Regazzoli, Tommaso Vito
Vaina e Michele D'Avola. In particolare, per quanto d'interesse in questa sede, la
Corte d'appello: I) ha confermato la dichiarazione di penale responsabilità di
Michele D'Avola, Salvatore Guzzardi, Salvatore Navanteri, Cristian Nazionale,
Luciano Nazionale, Luisa Regazzoli e Tommaso Vito Vaina per i reati di
associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, il primo quale
promotore ed organizzatore e gli altri quali partecipi (capo E della rubrica), di
traffico illecito di sostanze stupefacenti del tipo eroina e cocaina (capo F della
rubrica), di traffico illecito di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e hashish
(capo G della rubrica), fatti tutti commessi fino all'agosto 2013; II) ha
confermato la dichiarazione di penale responsabilità di Antonino Alfieri, Salvatore
Navanteri e Luisa Regazzoli per il reato di porto illegale di armi comuni da sparo,
commesso fino all'agosto 2013 (capo D della rubrica); III) ha rideterminato le
pene nei confronti di Michele D'Avola, Salvatore Guzzardi, Salvatore Navanteri,
Luciano Nazionale e Antonino Alfieri, per la dichiarazione di nullità della sentenza
di primo grado nella parte relativa alla condanna del primo per il reato di
partecipazione ad associazione per delinquere di tipo mafioso, per l'esclusione,
nei confronti del secondo, del terzo e del quarto, dell'aggravate di cui all'art. 7
d.l. n. 152 del 1991, ora art. 416-bis.1 cod. pen., e per l'assorbimento, nei
confronti del quinto, della fattispecie di detenzione illegale di arma in quella di
porto illegale della stessa; IV) ha confermato le pene irrogate in primo grado nei
confronti di Cristian Nazionale, Luisa Regazzoli e Tommaso Vito Vaina.
A fondamento delle sue conclusioni, la Corte d'appello ha posto, come fonti
di prova, principalmente le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, alcune
conversazioni intercettate, nonché il sequestro di 10 kg. nell'abitazione di
Luciano Nazionale ed il sequestro di un'arma con matricola abrasa nell'abitazione
di Salvatore Guzzardi.
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
2. Hanno presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte
di appello indicata in epigrafe gli avvocati Francesco Villardita ed Enrico Trantino,
quali difensori di fiducia dell'imputato Michele D'Avola, ancora l'avvocato
Francesco Villardita, quale difensore di fiducia degli imputato Salvatore Guzzardi,
Luciano Nazionale, Tommaso Vito Vaina e Cristian Nazionale, con due distinti
atti, uno relativo ai primi due e l'altro relativo agli altri due, gli avvocati Luigi
Colaleo e Giovanni Bellino, quali difensori di fiducia degli imputati Salvatore
Navanteri e Luisa Regazzoli, l'avvocato Salvatore Citrella, quale difensore di
fiducia di Antonino Alfieri.
Hanno presentato motivi nuovi gli avvocati Luigi Colaleo e Giovanni Bellino,
per gli imputati Salvatore Navanteri e Luisa Regazzoli.
3. Il ricorso presentato nell'interesse di Michele D'Avola è articolato in tre
motivi.
3.1. Con il primo motivo, si denuncia violazione di legge e vizio di
motivazione, a norma dell'art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.,
avendo riguardo alla ritenuta sussistenza del reato di partecipazione ad
associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico in qualità di promotore ed
organizzatore di cui al capo E.
Si deduce che la sentenza impugnata ha fondato le proprie conclusioni sulle
dichiarazioni del collaboratore di giustizia Alfio Centocinque ritenendole
attendibili nonostante evidenti incongruenze e l'assenza di riscontri estrinseci.
In particolare, quanto al profilo dell'attendibilità intrinseca, si rappresenta
che, secondo le propalazioni del collaborante Centocinque, D'Avola sarebbe stato
al vertice di un'organizzazione dedita al narcotraffico, sebbene: a) non riuscisse
a sedare i contrasti interni dapprima tra i sodali Gregorio Busacca e Gianluca
Giarrusso, e poi tra il dichiarante e Salvatore Guzzardi; b) potesse essere
minacciato di morte da Navanteri in caso di mancato transito nel gruppo di
questi; c) non disponesse di droga in proprio; d) non fosse il gestore della piazza
di spaccio di Francofonte, comune di residenza di D'Avola, pure definito anche
come gestore delle piazze di spaccio, in quanto tale piazza di spaccio sarebbe
stata gestita da tale Luminario. Si aggiunge che le dichiarazioni di Centocinque
sono generiche, perché non indicano alcuna precisa condotta commessa da
D'Avola, ma si limitano ad attribuire allo stesso il ruolo di capo.
Quanto al profilo dei riscontri, si osserva che nessuna accusa nei confronti di
D'Avola è stata formulata da Cristian Nazionale, nelle sue iniziali dichiarazioni
auto ed etero-accusatorie, e che del tutto generiche sono le dichiarazioni dei
collaboratori Paolo Mirabile e Alfio Ruggeri, come irrilevante è il contenuto delle
conversazioni intercettate. Si rappresenta: a) con riguardo alle dichiarazioni di
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