Sentenza Nº 26268 della Corte Suprema di Cassazione, 17-06-2013

Data di Resoluzione:17 Giugno 2013
 
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CORTE SUPREMA CASSAZIONE
SEZIONI UNITE
Aldo
Conti
Blalotta
la
da
SENTENZA
Cavalli Mauro, nato a Milano il
21/07/1963
la
ordinanza del
07/03/2012
del Tribunale di Bologna
visti gli atti,
il
provvedimento impugnato e
il
ricorso;
udita
la
relazione svolta dal consigliere Maurizio Fumo;
udito
il
Pubblico Ministero, in persona dell'Avvocato generale Massimo Fedeli, che
ha
concluso chiedendo rigettarsi
Il
ricorso.
...
·
.........
,~.
RITENUTO
IN
FATTO
1.
Il
Tribunale di Bologna, sezione impugnazioni cautelari penali, con ordinanza
del 7 marzo 2012,
ha
confermato il decreto di sequestro preventivo, emesso
Il
13
febbraio precedente dal Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale,
avente
ad
oggetto il sito web www.garantedelcarcere.lt, nell'ambito del
procedimento penale instaurato a carico di Mauro Cavalli, indagato con riferimento
al delitto di diffamazione, aggravato
ai
sensi dei commi primo e terzo dell'art. 595
cod. pen., per avere offeso la reputazione dell'avv. Desy Bruno, nominata dal
Comune di Bologna quale garante del
diritti
dei detenuti, cui
Il
Cavalli, secondo
la
tesi di accusa, aveva addebitato una condotta scorretta,
In
quanto ella avrebbe
utilizzato
la
funzione pubblica sopraindicata per
trarne
utilità personali e
professionali, essendo
la
Bruno avvocato penalista.
2.
Il
Tribunale bolognese è giunto alla decisione sopraindicata dopo aver
rigettato una serie di eccezioni in rito, prima
tra
esse, quella relativa alla Inefficacia
del decreto di sequestro preventivo, a causa della mancata trasmissione degli
atti,
da
parte dell'autorità procedente, entro il termine di cinque giorni; invero, veniva
precisato che il Tribunale aveva richiesto gli atti
al
procedente Pubblico ministero in
data 24 febbraio 2012 e che detti atti erano però pervenuti
al
giudice del riesame
solo
in
data
marzo 2012.
2.1. Altre censure in rito erano relative alla pretesa tardività delle querele, e
alla denunziata invalidità delle stesse in quanto depositate
da
persona a
tanto
non
autorizzata.
3.
Nel
merito, il collegio cautelare aveva ritenuto sussistente il fumus con
riferimento a una serie di articoli comparsi in rete, con i quali -secondo
la
lettura
che ne veniva data -
la
querelante era accusata dal Cavalli di
aver
strumentalizzato
l'Incarico ricevuto dal Comune di Bologna, per incrementare la propria clientela.
3.1.
La
stessa inoltre, sempre secondo quanto era possibile leggere sul web,
avrebbe avuto
la
possibilità di fare ingresso nella casa circondariale bolognese in
virtù di un «permesso permanente», conferitole dal magistrato di sorveglianza,
al
di
fuori di quanto previsto dall'ordinamento.
3.2.
Il
periculum in mora era ravvisato nel fatto che
Il
Cavalli non aveva
rimosso, per lungo tempo, gli articoli denigratori, dimostrando, in tal modo, una ben
radicata Intenzione di curarne
la
diffusione via Internet.
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ii•
Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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