Sentenza Nº 24372 della Corte Suprema di Cassazione, 31-05-2019

Data di Resoluzione:31 Maggio 2019
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
MOLFESE VITO nato a BOLOGNA il 24/07/1955
SABATINI ERNESTO nato a SERRAMONACESCA il 21/02/1951
PORCELLINI MANLIO nato a PESCARA il 16/10/1953
avverso la sentenza del 07/02/2018 della CORTE APPELLO di L'AQUILA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore FELICETTA MARINELLI
che ha concluso chiedendo il rigetto dei ricorsi.
uditi i difensori:
Per la parte civile Roberto Gotti tutore di Maria Carla Morosini e presente l'avv. Vezzoli
Giovanni del foro di Bergamo che chiede la conferma della sentenza della corte
d'Appello dell'Aquila e il rigetto dei ricorsi, deposita conclusioni e nota spese.
Per il resp. civile e' presente l'avv. Milia Giuliano del foro di Pescara in sostituzione
dell'avv. Lotti nomina a sostituto depositata in udienza che chiede l'accoglimento dei
ricorsi.
Per Molfese sono presenti gli avvocati Gabriele Claudio Ivo del foro di Pescara e l'avv.
Penale Sent. Sez. 4 Num. 24372 Anno 2019
Presidente: DOVERE SALVATORE
Relatore: MONTAGNI ANDREA
Data Udienza: 09/04/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Lorenzi Alberto del foro di Pescara che chiedono l'accoglimento del ricorso.
Per Sabatini e presente l'avv. Milia Giuliano del foro di Pescara che chiede
l'accoglimento del ricorso.
Per Porcellini sono presenti gli avvocati Girardi Massimo del foro di Livorno e
Rondanina Gabriele del foro di Livorno che chiedono l'accoglimento del ricorso.
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1. La Corte di Appello di L'Aquila, con la sentenza indicata in epigrafe, in
parziale riforma della sentenza di condanna resa dal Tribunale di Pescara in data
13.09.2016 nei confronti di Molfese Vito, Sabatini Ernesto e Porcellini Manlio, in
riferimento al delitto di omicidio colposo, ha escluso il responsabile civile A.S.L. di
Pescara, con revoca delle relative statuizioni civili, confermando nel resto.
Al Sabatini, quale medico sociale della squadra Pescara Calcio, al Porcellini,
quale medico sociale della squadra Livorno Calcio e al Molfese, quale medico
responsabile dell'Unità Mobile di pronto soccorso presente presso lo stadio
comunale di Pescara ove era in corso una partita del campionato di serie B, si
ascrive, agendo in cooperazione colposa, di avere cagionato la morte di Morosini
Piermario, calciatore professionista della squadra del Livorno.
Nel confermare la valutazioni del primo giudice, la Corte territoriale rilevava:
che al 29° minuto di gioco, il calciatore Morosini si era accasciato al suolo, in stato
di incoscienza; che il Porcellini e il Sabatini, nel volgere di pochi secondi, erano
intervenuti per soccorrere il giovane; che i due medici avevano omesso di utilizzare
il defibrillatore automatico che pure era disponibile sul campo di gioco ovvero di
sollecitarne l'uso da parte di altro personale sanitario presente; che il Molfese si era
portato presso il giocatore dopo circa due minuti e 47 secondi dal momento in cui si
era verificato il malore, omettendo di assumere la guida dei soccorsi e, a sua volta,
di utilizzare il defibrillatore; che il Molfese, in particolare, aveva deciso di
trasportare in ospedale il giocatore, senza che le condizioni cliniche fossero
stabilizzate. In tal modo, secondo i giudici di merito, gli odierni imputati, agendo in
violazione delle linee guida e dei protocolli applicabili ai casi di emergenza
nell'ambito degli arresti cardiaci, non impedirono la morte del Morosini, che
sopraggiungeva alle ore 16.44 del 14 aprile del 2012, quando il paziente si trovava
presso il Pronto Soccorso dell'ospedale di Pescara. La Corte di Appello chiariva, sulla
base degli esiti dell'accertamento autoptico e delle indicazioni del collegio peritale,
che la causa del decesso era da individuare in una fibrillazione ventricolare
localizzata nel ventricolo sinistro; ed osservava che il defibrillatore esterno è un
apparecchio in grado di erogare lo shock elettrico necessario in caso di fibrillazione
ventricolare, efficace per il ripristino del normale ritmo cardiaco. Al riguardo, il
Collegio evidenziava che il defibrillatore andava impiegato immediatamente, a
scopo diagnostico oltre che terapeutico, stante le accertate potenzialità dello
strumento. In riferimento alla imputazione causale dell'evento, la Corte dii Appello
osservava che la giovane età dell'atleta, l'esiguità dell'estensione cicatriziale
riscontrata all'esame anatomopatologico e l'assenza completa di coronaropatia
erano evenienze che inducevano a ritenere che l'evoluzione del quadro patologico
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