Sentenza Nº 22807 della Corte Suprema di Cassazione, 23-05-2019

Data di Resoluzione:23 Maggio 2019
 
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sul ricorso proposto da:
DI FRANCESCO STEFANO nato a RIESI il 10/09/1950
avverso la sentenza del 15/11/2017 della CORTE ASSISE APPELLO di CALTANISSETTA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO SIANI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore ANTONIETTA PICARDI
che ha concluso chiedendo
GAIA
(ft(rhn
Il Procuratore Generale conclude per il rigetto del ricorso
udito J difensori
L'avvocato TESAURO WALTER CALOGERO, difensore Marotta Giusy (in proprio e eserc.
la
potestà sui figli minori) conclude chiedendo l'inammissibilità del ricorso e deposita
conclusioni e nota spese
L'avvocato RUSSO GIAMPIERO difensore fiducia di Di Francesco Stefano insiste per
l'accoglimento del ricorso
Penale Sent. Sez. 1 Num. 22807 Anno 2019
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: SIANI VINCENZO
Data Udienza: 10/12/2018
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza in epigrafe, emessa il 15 novembre 2017 - 12 febbraio
2018, la Corte dì assise di appello di Caltanissetta ha confermato la sentenza
resa dalla Corte di assise di Caltanissetta in data 11 maggio 2016 con cui
Stefano Di Francesco - imputato del reato di omicidio volontario aggravato, ex
artt. 575 e 576, n. 2, cod. pen., per aver cagionato la morte dei figlio Piero Di
Francesco colpendolo con un oggetto contundente e quindi appiccando il fuoco al
suo corpo, in Ries', il 9 gennaio 2012 - era stato ritenuto colpevole del delitto a
lui ascritto ed era stato condannato alla pena dell'ergastolo, oltre all'interdizione
perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione legale, alla decadenza dall'esercizio
della potestà genitoriale e alla misura di sicurezza della libertà vigilata per la
durata non inferiore ad anni tre, nonché al risarcimento dei danni, da liquidarsi in
separata sede, in favore delle costituite parti civili Giusy Marotta, in proprio e
quale esercente la responsabilità genitoriale sui figli minori Stefano e Giada Di
Francesco, Calogera Di Patti ed Eugenio Di Francesco, con liquidazione di
provvisionali in favore di ciascuna.
1.1. Il fatto, per come richiamato nell'articolata premessa generale della
sentenza di appello, concerne la morte di Piero Di Francesco avvenuta il 9
gennaio 2012 quando i Carabinieri di Riesi, avvertiti da Giuseppe Cigna, si erano
recati nella contrada Bannuto di quel Comune ove erano situate l'abitazione e
l'azienda di Stefano Di Francesco e avevano constatato il cadavere parzialmente
carbonizzato di Piero, figlio di Stefano, riverso a terra accanto all'autovettura
Mercedes 300 di colore grigio, anch'essa parzialmente carbonizzata e ricoperta di
terriccio, con la carrozzeria completamente scardinatae lo sportello posteriore,
lato guida, e il lunotto del tutto mancanti, essendo stato, poi, trovato il lunotto -
spezzato e privo di evidenti segni di affumicatura - sul terreno adiacente al
veicolo, al pari di un'asta metallica e di un bidoncino di plastica della capienza di
cinque litri con tappo avvitato e con all'interno liquido infiammabile per un quarto
della sua capacità. Il corpo di Piero Di Francesco si trovava fuori dell'abitacolo in
corrispondenza del sedile posteriore, lato guida, in posizione supina, con il capo
e il dorso appoggiati sul terreno, con l'arto superiore sinistro leggermente
divaricato e quello destro con il gomito flesso a novanta gradi verso il tronco ed
entrambi gli atti inferiori divaricati, e con sostanza schiumosa all'altezza della
bocca.
1.2. Valutando, fra gli altri elementi, le dichiarazioni rese da Stefano Di
Francesco, il contegno da lui tenuto, le dichiarazioni dei suoi familiari, le
testimonianze degli operai Pace e Cigna, gli elementi emergenti dai tabulati del
traffico telefonico, le intercettazioni ambientali aventi ad oggetto i monologhi
2
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