Sentenza Nº 22520 della Corte Suprema di Cassazione, 10-09-2019

Data di Resoluzione:10 Settembre 2019
 
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SENTENZA
sul ricorso 28138-2017 proposto da:
TRIMARCHI LETTERIO,
elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA DELLA VALLE PIETRO l, presso lo studio
dell'avvocato
FRANCESCO
ISGRO',
rappresentato
e
difeso dagli avvocati DOMENICA CONDORELLI, NICOLO'
LICCIARDELLO;
2019
- ricorrente-
990
contro
D'ANGELO MARCO, D'ANGELO MARIANA, D'ANGELO SERENA, DI
LORENZO IVANA, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
SALARIA, 92, presso lo studio dell'avvocato PIETRO
1
Civile Sent. Sez. 3 Num. 22520 Anno 2019
Presidente: TRAVAGLINO GIACOMO
Relatore: GORGONI MARILENA
Data pubblicazione: 10/09/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
ROCCASALVA,
rappresentati e difesi dall'avvocato
CARMELO RUTA;
- controricorrenti
-
avverso
la
sentenza
n.
1587/2017
della
CORTE
D'APPELLO di CATANIA, depositata il 12/09/2017;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 18/04/2019 dal Consigliere Dott. MARILENA
GORGONI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ALESSANDRO PEPE che ha concluso per
l'accoglimento motivo 2;
udito l'Avvocato DOMENICA CONDORELLI e NICOLO'
LICCIARDELLO;
udito l'Avvocato MASSIMO CLEMENTE per delega;
2
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Rg n. 28138-2017 PU del 18 aprile 2019
FATTI DI CAUSA
Letterio Trimarchi, articolando tre motivi, corredati di memoria, ricorre per
la cassazione della sentenza della Corte d'Appello di Catania, n. 1587/2017,
pubblicata il 12/09/2017.
Resistono con controricorso, illustrato con memoria, Ivana Di Lorenzo, Marco
/
9
D'Angelo, Serena D'Angelo e Mariana D'angelo.
Il Tribunale penale di Modica, nel 2012, condannava l'attuale ricorrente alla
pena sospesa di sei mesi di reclusione, al risarcimento del danno a favore della
parte civile costituita ed al pagamento delle spese processuali, perché ritenuto
colpevole del reato di cui all'art. 589 c.p., avendo cagionato, per colpa
professionale, la morte di Giovanni D'Angelo.
Gli veniva rimproverato di essersi limitato ad eseguire sulla vittima,
presentatasi alle 6.40 del 9/07/2014 al pronto soccorso dell'Ospedale di Modica,
ove egli prestava servizio, accusando disturbi respiratori, dolori allo stomaco, al
petto e al braccio e alla parte laterale destra, una puntura intercostale e un
elettrocardiogamma e di averlo dimesso, con la diagnosi di torocoalgia
conseguente ad esofagite da reflusso, omettendo di effettuare un prelievo
ematico, di tenere il paziente in osservazione ai fini di eseguire un nuovo ECG o
un ulteriore prelievo del sangue per controllare il dosaggio della troponina che
avrebbero consentito di accertare e diagnosticare la malattia cardiaca ed avviare
l'adeguato percorso terapeutico.
Il paziente moriva per insufficienza cardiorespiratoria acuta, dissociazione
elettromeccanica con arresto cardiaco irreversibile più tardi, alle ore 0.55, dopo
essere tornato al pronto soccorso, in ragione del protrarsi dei dolori toracici,
accompagnati da senso di soffocamento, essere stato sottoposto ad un nuovo
elettrocardiogramma che non evidenziava alterazioni ischemiche ed essere stato
trattato per via infusionale con farmaco gastroprotettore.
La Corte d'Appello di Catania, con sentenza del 9 luglio 2004, assolveva
l'imputato per assenza di prova del nesso causale tra la sua condotta omissiva
e l'evento morte, con la formula perché il fatto non sussiste.
La Corte di Cassazione penale, con sentenza del 28/04/2015, n. 35528, su
ricorso promosso dalla parte civile, ai soli effetti della responsabilità civile,
3
Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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