Sentenza Nº 21729 della Corte Suprema di Cassazione, 17-05-2019

Data di Resoluzione:17 Maggio 2019
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
D'ALOI GIOVANNI nato il 04/06/1966 a NICOTERA
COSTANTINO GIUSEPPE nato il 11/06/1966 a NICOTERA
COSTANTINO FABIO nato il 03/02/1977 a VIBO VALENTIA
PANTANO ANTONIO nato il 23/03/1957 a SAN CALOGERO
TAVELLA FRANCESCO nato il 07/06/1968 a VIIi30 VALENTIA
CICERONE ORAZIO nato il 16/05/1973 a VIBO VALENTIA
CUTURELLO ANTONIO nato il 18/02/1990 a TAURIANOVA
PALASCIANO ERCOLE ANTONIO nato il 14/03/1961 a CATANZARO
MUSARELLA DOMENICO nato il 25/09/1975 a MELITO DI PORTO SALVO
L'ABBATE FRANCESCO MARIA nato il 05/04/1976 a MELITO DI PORTO SALVO
avverso la sentenza del 18/05/2016 della CORTE APPELLO di CATANZARO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ROSA ANNA SARACENO
UTfTJ Pubblico Ministero, in persona
de
ostituto Procuratore MARIA
FRANCESCA LOY
che ha concluso per
Il PROCURATORE GENERALE conclude chiedendo •
etto dei ricorsi di TAVEL
Penale Sent. Sez. 1 Num. 21729 Anno 2019
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: SARACENO ROSA ANNA
Data Udienza: 19/02/2018
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
-
Udito il Sostituto Procuratore generale Dott. Maria Francesca Loy, che ha
concluso chiedendo: il rigetto dei ricorsi di Tavella Francesco, Cuturello Antonio e
L'Abbate Francesco Maria e la declaratoria di inammissibilità dei restanti ricorsi;
-
Udito l'avvocato Maria Claudia Conidi, per le costituite parti civili, che ha
chiesto il rigetto dei ricorsi, depositando conclusioni e nota spese;
-
Uditi: gli avvocati Rotundo Sergio e Giangregorio De Pascalis per D'Aloi;
l'avvocato Guido Contestabile per Costantino Fabio e Costantino Giuseppe;
l'avvocato Michelangelo Miceli per Tavella, Cuturello e Cicerone; l'avvocato
Alfredo Gaito per Cicerone; gli avvocati Franco Carlo Coppi e Francesco
Gambardella per Palasciano e Musarella; gli avvocati Massimo Krogh e Aldo
Renato Maria Labate per L'Abbate, che hanno illustrato i ricorsi, chiedendone
l'accoglimento.
Ritenuto in fatto
1. Per la necessaria comprensione dei fatti va riferito che le imputazioni
prevedono in assoluta sintesi:
al capo 1) le attività dell'associazione di tipo mafioso (art. 416 bis cod. pen.)
individuata nella cosca Mancuso, operante in Limbadi, Nicotera e contesti
territoriali limitrofi a far capo dal 2003 e fino alla data del 30.10.2013, come
dalla relativa imputazione;
al capo 36) le attività dell'associazione, facente capo all'imprenditore
Antonio Velardo, finalizzata alla commissione di attività di evasione fiscale e
riciclaggio, operante in Catanzaro, Vibo Valentia, Irlanda a far capo dall'anno
2007 sino al 30.10.2013, come da relativa imputazione;
nonché numerosi reati-fine o comunque collegati alle ridette attività
associative.
La base probatoria in linea generale è costituita da contributi informativi,
dalle svolte intercettazioni nonché dalle attività di polizia giudiziaria di
osservazione, controllo e intervento.
1.2 Del sodalizio mafioso, solidamente radicato nella provincia di Vibo
Valentia ed avente quale centro delle attività di direzione Limbadi, con funzioni
operative nel controllo delle attività economiche e nel settore dell'usura e delle
estorsioni, sono stati ricostruiti storia e organigrammi, segnalando che la sua
esistenza sino all'anno 2003 era stata definitivamente sancita dagli esiti del
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
processo cosiddetto Dinasty, conclusosi con statuizioni irrevocabili di condanna
nei confronti di Mancuso Antonio classe 38, Mancuso Pantaleone classe '47,
Mancuso Cosmo classe 49. L'associazione era fondamentalmente strutturata
sulla base di legami familiari e storicamente costituita da membri e discendenti
della c.d. generazione degli undici, ovvero la generazione di 11 tra fratelli e
sorelle, figli del capostipite Mancuso Giuseppe (classe 1902). Nel presente
procedimento sono state elevate imputazioni associative nei confronti di tre
membri della c.d. generazione degli undici: ossia i fratelli Mancuso Antonio, detto
zu Toni, Mancuso Giovanni, detto Billy, Mancuso Pantaleone, detto Vetrinetta, e
nei confronti di Mancuso Giuseppe, figlio di Pantaleone, e Mancuso Pantaleone
classe '61, detto Scarpuni. Nelle sentenze emesse nel processo Dinasty era stato
rilevato come il clan Mancuso fosse suddivisID in diverse fazioni, anche fra loro
contrapposte, ma la conflittualità interna, lungi dall'incrinare l'unitarietà
dell'associazione, ne aveva accresciuto il potere intimidatorio e reso più salda la
gestione del territorio sottoposto al controllo egennonico della consorteria. Lo
schema associativo si caratterizzava per essere articolato in più gruppi criminali,
ciascuno con una figura apicale di riferimento, mentre la posizione di capi
assoluti della cosca era rivestita da Mancuso Pantaleone classe 47 e da Mancuso
Antonio, quest'ultimo collaborato e sostituito nella reggenza, durante i periodi di
detenzione, dal fratello Giovanni.
1.3 L'ultrattività e la persistenza di operatività delle diramazioni interne al
consesso mafioso nel lasso temporale dedotto in contestazione è stata ritenuta
provata:
- da fatti dimostrativi di fibrillazioni e contrasti interni e, in particolare, dal
tentato plurimo omicidio di Mancuso Romana (facente parte della generazione
degli undici) e del figlio Rizzo Giovanni, atilinti
f
in data 25 maggio 2008, da
numerosi colpi di pistola e kalashnikov nei pressi della loro abitazione, episodio
delittuoso verificatosi subito dopo un precedente atto intimidatorio perpetrato ai
danni di Mancuso Pantaleone, detto l'ingegnere;
- dalla compattezza e solidità del vincolo affermata con orgoglio, ad onta
delle frizioni interne, da Pantaleone Mancuso in una conversazione registrata nel
2011, nel cui contesto il predetto rivendicava la verginità della famiglia rispetto
al fenomeno del pentitisnno (" nella famiglia nostra non hanno trovato né pentiti
né niente");
- dalle conversazioni intercettate nell'anno 2011 presso il fabbricato rurale
di Mancuso Pantaleone che, dialogando con la sorella Romana, si soffermava
sulle dinamiche familiari, sulla piena operatività criminale del nipote Mancuso
Pantaleone, Scarpuni, che aveva da ultimo stretto un'alleanza con il gruppo c.d.
dei Panti, riconducibile al cugino Mancuso Giuseppe detto Peppe 'mbrogghia;
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