SENTENZA Nº 202402791 di Consiglio di Stato, 15-02-2024
| Court | Council of State (Italy) |
| Writing for the Court | PONTE DAVIDE |
| Presiding Judge | SIMONETTI HADRIAN |
| Date | 15 Febbraio 2024 |
| Published date | 22 Marzo 2024 |
| Judgment Number | 202402791 |
N. 02791/2024REG.PROV.COLL.
N. 08184/2019 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 8184 del 2019, proposto da
Volkswagen Group Italia S.p.A., Volkswagen Aktiengesellschaft, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentate e difese dall'avvocato Tommaso Salonico, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
contro
Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
nei confronti
Associazione Cittadinanza Attiva Onlus, non costituito in giudizio;
e con l'intervento di
ad opponendum:
Codacons (Coordinamento delle Associazioni A Tutela dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gino Giuliano e Carlo Rienzi, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
per la riforma
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) n. 06920/2019, resa tra le parti;
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato;
Visto l’atto di intervento ex art. 97 c.p.a. del Codacons;
Visto il decreto n. 1221/2019 di autorizzazione al superamento dei limiti dimensionali previsti dai decreti del Presidente del Consiglio di Stato n. 167 del 22 dicembre 2016 e n. 127 del 16 ottobre 2017;
Visto il decreto n. 673/2020 di autorizzazione all’accesso al fascicolo telematico da parte di Codacons;
Vista l’ordinanza collegiale n. 68/2022 con la quale la Sezione ha formulato domanda di pronuncia pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea;
Vista la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 14 settembre 2023, nella causa C-27/22;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 15 febbraio 2024 il Consigliere Davide Ponte e uditi, per le parti, gli avvocati Tommaso Salonico, l’avvocato dello Stato Francesco Sclafani e l’avvocato Maria Cristina Tabano, per delega dell’avvocato Carlo Rienzi;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
A. PREMESSA IN FATTO E SVOLGIMENTO DEL GIUDIZIO.
1. Con ricorso depositato in data 9.10.2019 Volkswagen Group Italia S.p.A. e Volkswagen Aktiengesellschaft (di seguito anche “le appellanti” o “le Società del Gruppo Volkswagen” o anche solo “Volkswagen”) hanno appellato la sentenza n. 6920/2019, con la quale il T.A.R. per il Lazio – sede di Roma (Sezione Prima) ha respinto il ricorso, integrato da motivi aggiunti, proposto avverso il provvedimento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato n. 26137 adottato nell'adunanza del 4 agosto 2016 (di seguito indicato anche solo come “provvedimento”).
2. Con tale provvedimento l’Autorità ha, in primo luogo, deliberato che aveva costituto una pratica commerciale scorretta ex artt. 20, comma 2, 21, comma 1, lett. b), e 23, comma 1, lett. d), del D.Lgs. n. 206/2005 (di seguito anche “Codice del Consumo”) la commercializzazione da parte di Volkswagen di autoveicoli diesel sul mercato italiano (con codice identificativo EA189 EU 5), a partire dall'anno 2009 e fino al settembre 2015, la cui omologazione era stata ottenuta attraverso l’utilizzo di un software nella centralina di controllo del motore, cosiddetto “impianto di manipolazione” o “defeat device”, in grado di far sì che il comportamento del veicolo fosse diverso durante i test di banco per il controllo delle emissioni rispetto al normale utilizzo su strada. L’Autorità ha evidenziato come fosse emerso che Volkswagen aveva, infatti, installato un sistema di ricircolo dei gas di scarico negli autoveicoli del Gruppo con motorizzazione diesel EA 189 Euro 5 (denominato sistema “EGR”) in grado di operare in due distinte modalità a seconda che l'autoveicolo si trovasse in una situazione di test di banco sui rulli ovvero nella normale guida su strada; secondo l’A.G.C.M. tale sistema era stato in grado di fornire un valore delle emissioni NOx [monossido di azoto che, unitamente al CO (monossido di carbonio), HC (idrocarburi incombusti) e Particolato costituiscono l'insieme del parametri facenti parte del sistema di omologazione “EURO”; cfr. nota 8 del provvedimento] - nella modalità di funzionamento che si attivava durante i test di banco - più basso di quello riscontrabile nella modalità che si attivava nel normale utilizzo su strada del veicolo; tale sistema era, infatti, in grado di riconoscere quando la vettura si trovava sui rulli in un ciclo di controllo delle emissioni NEDC in vigore [New European Driving Cycle – nuovo ciclo di guida, costituito dalla ripetizione di quattro cicli “urbani” ad una velocità massima di 50 km/h, e di uno extraurbano - “Extra-Urban driving cycle” - alla velocità massima di 120 km/h; cfr. nota 9 del provvedimento], impostando il sistema di ricircolo dei gas di scarico in maniera tale da fornire un risultato delle emissioni NOx più basso di quello risultante nel normale utilizzo su strada. In sostanza, secondo l’Autorità il sistema “EGR” sarebbe stato in grado di ridurre l’efficacia del sistema di controllo delle emissioni inquinanti; l’utilizzo di questo impianto di manipolazione - non consentito dalle norme comunitarie – avrebbe, quindi, permesso ai veicoli di ridurre i valori delle emissioni inquinanti NOx in sede di prove di omologazione, alterandone i risultati. In ultimo, per l’Autorità avevano assunto rilevanza – alla luce di questa condotta - le informazioni pubblicitarie rese dai professionisti in relazione ai vanti ecologici dei veicoli e alle indicazioni circa la conformità degli stessi ai parametri concernenti le emissioni inquinanti e ambientali. Ritenuta la pratica sopra indicata scorretta, l’Autorità ha irrogato in solido alle Società del Gruppo Volkswagen una sanzione pecuniaria pari a 5.000.000.00 (cinquemilioni/00) di euro.
3. Le odierne appellanti hanno impugnato il provvedimento dinanzi al T.A.R. per il Lazio – sede di Roma, articolando cinque motivi di ricorso. Con successivo ricorso per motivi aggiunti, le Società hanno dedotto un vizio sopravvenuto del provvedimento, consistente nella violazione del principio del ne bis in idem, in ragione dell’ordinanza-ingiunzione emessa dalla Procura di Braunschwieg, con la quale era stata irrogata a Volkswagen una sanzione pecuniaria per negligente violazione dei propri obblighi di supervisione e controllo in relazione allo sviluppo e installazione - da...
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