La Sentenza N. 201/2016 Della Corte Costituzionale: La Prima Di Due Pronunce Inevitabili?

Autore:Liborio Mazziotta
Pagine:173-176
 
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giur
Arch. nuova proc. pen. 2/2017
CORTE COSTITUZIONALE
In particolare, come ha chiarito questa Corte, quando
il termine entro cui chiedere i riti alternativi è anticipa-
to rispetto alla fase dibattimentale, sicché la mancanza o
l’insufficienza del relativo avvertimento può determinare
la perdita irrimediabile della facoltà di accedervi, "la vio-
lazione della regola processuale che impone di dare all’im-
putato (esatto) avviso della sua facoltà comporta ... la
violazione del diritto di difesa" (sentenza n. 148 del 2004).
Non è invece necessario alcun avvertimento quando il
termine ultimo per avanzare tale richiesta viene a cadere
"all’interno di una udienza a partecipazione necessaria,
sia essa dibattimentale o preliminare, nel corso della qua-
le l’imputato è obbligatoriamente assistito dal difensore"
(ordinanza n. 309 del 2005).
Il complesso dei principi, elaborati da questa Corte,
sulle facoltà difensive per la richiesta dei riti speciali non
può non valere anche per il nuovo procedimento di messa
alla prova. Per consentirgli di determinarsi correttamente
nelle sue scelte difensive occorre pertanto che all’imputa-
to, come avviene per gli altri riti speciali, sia dato avviso
della facoltà di richiederlo.
Poiché nel procedimento per decreto il termine entro il
quale chiedere la messa alla prova è anticipato rispetto al
giudizio, e corrisponde a quello per proporre opposizione,
la mancata previsione tra i requisiti del decreto penale di
condanna di un avviso, come quello previsto dall’art. 460,
comma 1, lettera e), c.p.p. per i riti speciali, della facoltà
dell’imputato di chiedere la messa alla prova comporta
una lesione del diritto di difesa e la violazione dell’art. 24,
secondo comma, Cost. L’omissione di questo avvertimento
può infatti determinare un pregiudizio irreparabile, come
quello verificatosi nel giudizio a quo, in cui l’imputato nel
fare opposizione al decreto, non essendo stato avvisato, ha
formulato la richiesta in questione solo nel corso dell’u-
dienza dibattimentale, e quindi tardivamente.
Deve pertanto dichiararsi l’illegittimità costituzionale del-
l’art. 460, comma 1, lettera e), c.p. p., nella parte in cui non
prevede che il decreto penale di condanna contenga l’avviso
della facoltà dell’imputato di chiedere mediante l’opposizio-
ne la sospensione del procedimento con messa alla prova.
La censura relativa all’art. 3 Cost. rimane assorbita
(Omissis).
LA SENTENZA N. 201/2016
DELLA CORTE COSTITUZIONALE:
LA PRIMA DI DUE PRONUNCE
INEVITABILI?
di Liborio Mazziotta
1. Con la sentenza n. 201/2016 depositata in data 21 lu-
glio 2016, che si annota, la Corte costituzionale ha dichia-
rato «l’illegittimità costituzionale dell’art. 460, comma
1, lettera e), c.p.p., nella parte in cui non prevede che il
decreto penale di condanna contenga l’avviso della facol-
tà dell’imputato di chiedere mediante l’opposizione la so-
spensione del procedimento con messa alla prova».
Prima di esporre le ragioni a fondamento della decla-
ratoria di incostituzionalità, pare opportuno descrivere,
seppure sommariamente e senza pretesa di esaustività, il
recente istituto della sospensione del procedimento con
messa alla prova, o probation, per utilizzare un termine
tanto caro agli anglofoni (1). L’art. 3 della legge n. 67/2014,
estendendo i beneficiari di un istituto ormai da tempo
sperimentato nei procedimenti a carico dei minorenni, ha
modificato il codice penale e quello di rito inserendo, ri-
spettivamente, gli artt. 168 bis – 168 quater e 464 bis – 464
nonies. Dalla lettura combinata delle disposizioni sopra ri-
chiamate si ricavano i presupposti sostanziali e processua-
li della concessione della messa alla prova, cui consegue la
declaratoria di proscioglimento per estinzione del reato.
In primo luogo va osservato come la nuova fattispecie
estintiva non operi per la totalità dei reati, bensì solo con
riferimento a quelli puniti con pena pecuniaria, con pena
detentiva fino a quattro anni, nonché ai delitti elencati
all’art. 550, comma 2 c.p.p.: solo qualora il reato contesta-
to rientri nel perimetro tracciato dal legislatore, l’impu-
tato ha facoltà di accedere alla probation. Per beneficia-
re della sospensione, che può essere richiesta anche nel
corso delle indagini preliminari, ai sensi dell’art. 464 ter
c.p.p., il richiedente deve effettuare condotte riparatorie
volte all’eliminazione delle conseguenze dannose o peri-
colose del reato, nonché, ove sia possibile, deve risarcire
il danno cagionato. La prova cui è sottoposto l’indagato o
l’imputato comporta l’affidamento al servizio sociale per
lo svolgimento di un programma trattamentale elaborato
dal competente ufficio esecuzione penale esterna (c.d.
UEPE) e, infine, la prestazione di lavori di pubblica utilità.
Sotto il profilo processuale, merita di essere citato l’art.
464 bisc.p.p. che attribuisce all’imputato o al suo difen-
sore, munito di procura speciale, l’iniziativa dell’accesso
all’istituto, individuando espressamente un termine finale
di presentazione della richiesta, con diversificazioni colle-
gate ai differenti procedimenti, comunque limitatamente
al giudizio di primo grado:(i) fino a che non siano for-
mulate le conclusioni al termine dell’udienza preliminare;
(ii) quando essa manca, fino alla dichiarazione di apertu-
ra del dibattimento; (iii) se è stato notificato il decreto di
giudizio immediato, entro il termine di quindici giorni da
detta notifica e con le forme stabilite dall’art. 458, comma
1 c.p.p.; (iv) oppure nel procedimento per decreto, con
l’atto di opposizione (2).
Il giudice, valutata l’idoneità del programma di tratta-
mento presentato e formulata in favore dell’imputato la
previsione che si asterrà dal commettere ulteriori reati,

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