Sentenza Nº 12348 della Corte Suprema di Cassazione, 16-04-2020

Data di Resoluzione:16 Aprile 2020
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da
Caruso Giuseppe, nato a Castellammare di Stabia il 25/05/1990
avverso la sentenza del 28/02/2018 della Corte d'appello di Napoli
visti gli atti, l'ordinanza impugnata e il ricorso;
udita la relazione svolta dal componente Alessandro Maria Andronio;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Paola
Filippi, che ha concluso chiedendo l'annullamento della sentenza senza rinvio con
riferimento al reato di coltivazione non autorizzata di sostanze stupefacenti, con
trasmissione degli atti alla Corte d'appello per la rideterminazione della pena
nonché per la valutazione in ordine alla concedibilità delle circostanze attenuanti
generiche e del beneficio della sospensione condizionale della pena e per il resto
l'inammissibilità del ricorso.
Penale Sent. Sez. U Num. 12348 Anno 2020
Presidente: CARCANO DOMENICO
Relatore: ANDRONIO ALESSANDRO MARIA
Data Udienza: 19/12/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1.
Con sentenza del 13 marzo 2013, resa all'esito di giudizio abbreviato, il
Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Torre Annunziata, ritenuta la
continuazione, ha dichiarato l'imputato colpevole dei reati di cui: a) agli artt. 110
cod. pen. e 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990, per avere, in concorso con
altro soggetto, detenuto a fini di spaccio ed in parte effettivamente ceduto gr.
11,03 di
marijuana; b) all'art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990, per avere
detenuto nella sua abitazione a fini di spaccio 25 dosi di
manjuana;
c) all'art. 73,
comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990, per avere coltivato, per farne commercio,
due piante di marijuana dell'altezza di nnt. 1 (con 18 rami) e di mt. 1,15 (con 20
rami); d) all'art. 697 cod. pen., per avere illegalmente detenuto munizioni per
armi comuni da sparo.
Con sentenza del 28 febbraio 2018, la Corte d'appello di Napoli, in riforma
della sentenza di primo grado: ha assolto l'imputato dal reato di cui al capo b)
della rubrica, per insussistenza del fatto; ha dichiarato non doversi procedere in
relazione al reato di cui al capo d), perché estinto per prescrizione; ha
rideterminato la pena per i residui reati di cui ai capi a) e c), unificati nel vincolo
della continuazione, nella misura di un anno di reclusione ed euro 3.000,00 di
multa, confermando le ulteriori statuizioni.
A fondamento della decisione, con specifico riferimento - per quel che è di
interesse - al reato di coltivazione non autorizzata di sostanze stupefacenti, la
Corte territoriale ha ritenuto che dovesse prescindersi dalla destinazione ad uso
personale di quanto in sequestro e che, sotto altro profilo, l'offensività della
condotta non potesse ritenersi esclusa dal mancato compimento del processo di
maturazione dei vegetali, pur in assenza di principio attivo rinvenibile
nell'immediatezza, potendosi desumere dall'avanzato stato di crescita, attestato
dalla presenza di numerose ramificazioni, l'idoneità a rendere, all'esito di un
fisiologico sviluppo, quantità significative di prodotto.
2.
Avverso la sentenza l'imputato ha proposto, tramite il difensore, ricorso per
cassazione, chiedendone l'annullamento.
2.1. Con un primo motivo di doglianza, relativo al reato di cui al capo a) della
rubrica, la difesa deduce il vizio di travisamento della prova, con riferimento alla
relazione di servizio dei carabinieri operanti e alle propalazioni del correo - nei
confronti del quale si è proceduto separatamente - i cui contenuti smentirebbero
la ricostruzione fattuale operata in sentenza, là dove si afferma che l'acquirente
avrebbe avuto un contatto anche con l'odierno ricorrente e non solo con il correo.
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