Sentenza Nº 08544 della Corte Suprema di Cassazione, 03-03-2020

Data di Resoluzione:03 Marzo 2020
 
ESTRATTO GRATUITO
SENTENZA
sul ricorso proposto da Genco Stefano, nato a Marsala il 22/12/1958,
avverso la sentenza del 31/05/2018 della Corte di appello di Caltanissetta
visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal componente Monica Boni;
udite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale, Ciro Angelillis, che ha concluso, chiedendo che il ricorso sia rigettato;
uditi i difensori, avv.ti Stefano Giordano e Michele Capano, che hanno concluso,
insistendo per l'accoglimento dei motivi di ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza pronunciata in data 31 maggio 2018 la Corte di appello di
Caltanissetta respingeva perché infondata la richiesta, proposta nell'interesse di
Penale Sent. Sez. U Num. 8544 Anno 2020
Presidente: CARCANO DOMENICO
Relatore: BONI MONICA
Data Udienza: 24/10/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Stefano Genco, di revisione della sentenza emessa dalla Corte di Assise di appello
di Palermo il 15 febbraio 1999, irrevocabile il 13 giugno 2000, che lo aveva
condannato alla pena di anni quattro di reclusione, in quanto ritenuto responsabile
del delitto di concorso esterno in associazione di stampo mafioso di cui agli artt.
110 e 416-bis cod. pen. in riferimento all'apporto dallo stesso offerto
all'organizzazione criminosa, denominata
cosa nostra,
ed alla condotta tenuta sino
al 5 febbraio 1994.
1.1 A fondamento della decisione la Corte di appello rilevava che, pur essendo
la richiesta ammissibile per essere la revisione cd.
europea,
proposta ai sensi
dell'art. 630 cod. proc. pen. nel testo modificato dalla sentenza della Corte
costituzionale n. 113 del 2011, lo strumento esperibile per denunciare la violazione
dei precetti, anche di natura sostanziale, della Convenzione Europea dei Diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali, verificatasi in processi già definiti con
decisione irrevocabile ed incidenti sul giudizio di responsabilità penale, nel caso
specifico non era ravvisabile la trasgressione dell'art. 7 della predetta Convenzione.
Ad avviso della Corte di merito, sebbene la condotta concorsuale ascritta al Genco
si fosse consumata in epoca antecedente alla pronuncia della sentenza della
Suprema Corte di cassazione, Sez. U., n. 1 6 del 5/10/1994, Demitry, che aveva
risolto positivamente il tema della configurabilità della fattispecie del concorso
esterno in associazione di stampo mafioso, per ciò solo all'epoca non poteva
ravvisarsi un
deficit
strutturale nel sistema giuridico nazionale in dipendenza
dell'assenza di una disposizione normativa dal chiaro tenore precettivo, né
l'imprevedibilità dell'incriminazione dei comportamenti riconducibili a quella
fattispecie criminosa. Richiamando le più recenti pronunce di legittimità, la Corte di
appello escludeva potessero trovare applicazione al caso i principi affermati nella
sentenza della Corte EDU n. 3 del 14/04/2015 nel caso Contrada c. Italia, che
aveva condannato lo Stato italiano a risarcire il danno patito da quel ricorrente per
essere stato costui destinatario di sentenza irrevocabile di condanna per il delitto di
concorso esterno in associazione di stampo mafioso, commesso nel periodo tra il
1979 ed il 1988, in violazione dell'art. 7 della Convenzione EDU. Ad avviso della
Corte distrettuale, il reato in questione era stato individuato a seguito di
elaborazione giurisprudenziale, fondata sulla previsione normativa del combinato
disposto dei preesistenti artt. 110 e 416-bis cod. pen. ed i suoi elementi costitutivi
erano stati chiariti e fissati con sufficiente precisione con la pronuncia delle Sezioni
Unite Demitry, che non aveva riconosciuto una nuova fattispecie incriminatrice, ma
aveva ammesso la responsabilità anche del soggetto agente che, pur non essere
affiliato ad organizzazione di stampo mafioso, le fornisca un consapevole apporto,
dotato di efficienza causale, nella realizzazione dei suoi scopi antigiuridici.
Inoltre, ribadita la necessità di considerare la concreta vicenda processuale
2
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
dell'istante, la sua condizione individuale al momento del fatto e le modalità di
conduzione della difesa durante il processo di cognizione, evidenziava che nei
confronti del Genco in tutti i gradi del giudizio di cognizione era stato contestato ed
accertato il compimento di varie condotte di agevolazione del compimento di affari
illeciti in favore di esponenti mafiosi appartenenti alla famiglia di Marsala, nonché di
imprenditori a tale organizzazione vicini, al fine di consentire loro l'aggiudicazione di
gare per lavori pubblici e di garantire all'associazione l'affluenza di contributi in
denaro versati dagli aggiudicatari, nonché il prezzo della rivendita di prodotti
agricoli, provento di furto; inoltre, egli era stato ritenuto responsabile di
un'estorsione, consumata nella consapevolezza di offrire un contributo apprezzabile
alla vita ed all'operato della cosca mafiosa e di ulteriori condotte agevolatrici della
stessa. A conferma, indicava l'originaria elevazione a carico del Genco dell'accusa di
partecipazione all'associazione quale intraneo ex art. 416-bis cod. pen. e la chiara
indicazione della finalità dei comportamenti incriminati a fornire sostegno ed ausilio
a quella realtà criminale associata, sicché, seppur non fosse stata prevedibile la
pronuncia del verdetto di colpevolezza in ordine all'ipotesi partecipativa o, in
alternativa, a quella concorsuale, entrambe comunque già delineate
nell'interpretazione giurisprudenziale, le due opzioni decisorie non avrebbero
comportato un diverso trattamento sanzionatorio.
2. Ricorre per cassazione Stefano Genco a mezzo del difensore, avv.to
Stefano Giordano, articolando i seguenti motivi.
2.1 Inosservanza dell'art. 630 cod. proc. pen. nel testo risultante dalla
pronuncia della Corte costituzionale n. 113 del 2011 e contraddittorietà e
manifesta illogicità della motivazione in relazione all'esercizio del potere-
dovere di revisione della condanna. La Corte di appello, pur avendo richiamato
corretti principi sull'ammissibilità dell'istanza di revisione, ha errato nel negare alla
sentenza della Corte EDU n. 3/2015, pronunciata nel caso Contrada, valore
generale estensibile anche a casi analoghi per avere omesso ogni raffronto tra la
situazione del ricorrente e quella del Contrada e, anziché riesaminare la sentenza di
condanna, oggetto di revisione, si è impegnata nell'analisi, condotta in modo
eccentrico, inopportuno e superfluo, della sentenza della Corte EDU.
2.2 Inosservanza degli artt. 125 e 630 cod. proc. pen. e contraddittorietà e
manifesta illogicità della motivazione in relazione alla portata generale ed alla
compatibilità della sentenza della Corte EDU n. 3 del 2015 con l'ordinamento
interno. La Corte di appello, richiamando alcuni passaggi argomentativi tratti dalle
sentenze della Suprema Corte di cassazione n. 8661/2018 e n. 36505/2018, ha
negato che dalla predetta sentenza possa ricavarsi l'accertamento circa il
deficit
sistemico dell'ordinamento interno nella previsione della fattispecie di concorso
3
Corte di Cassazione - copia non ufficiale

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA