Sentenza Nº 04880 della Corte Suprema di Cassazione, 02-02-2015

Data di Resoluzione:02 Febbraio 2015
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti da
1.
Spinelli Graziella, nata a Giulianova il 19/12/1977
2.
Di Rocco Giovina, nata ad Atri il 05/12/1958
avverso il decreto del 30/11/2012 della Corte di appello dell'Aquila.
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed i ricorsi;
sentita la relazione svolta dal componente Paolo Antonio Bruno;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Roberto Aniello, che ha concluso chiedendo il rigetto dei ricorsi.
Penale Sent. Sez. U Num. 4880 Anno 2015
Presidente: MILO NICOLA
Relatore: BRUNO PAOLO ANTONIO
Data Udienza: 26/06/2014
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1.
Con decreto del 18 gennaio 2011 il Tribunale di Teramo rigettava la
richiesta di applicazione di misura di prevenzione personale nei confronti di
Graziella Spinelli, Giovina Di Rocco e di altra proposta; accoglieva, invece, la
contestuale richiesta di confisca, previo sequestro, dei seguenti beni: un
immobile acquistato nel 2002 e due libretti postali (recanti, rispettivamente, il
saldo di euro 23.404,16 ed euro 50.063,069) quanto alla Spinelli; ed un
immobile acquistato nel 2000 ed un libretto postale (con saldo euro 3700,25),
quanto alla Di Rocco.
2.
Pronunciando sui gravami proposti dal difensore, la Corte di appello
dell'Aquila, con il decreto indicato in epigrafe, in parziale riforma dell'impugnato
provvedimento, revocava la confisca della casa di civile abitazione e del danaro
depositato su libretti postali intestati alla Spinelli e del danaro depositato sul
libretto postale intestato alla Di Rocco.
Residuavano, pertanto, le seguenti misure: per la Spinelli, limitatamente al
libretto postale n. 25984630, recante il saldo di oltre euro 50.000, di cui euro
41.000,00 risultante da versamenti effettuati nel periodo maggio/agosto 2009;
e, per la Di Rocco, all'immobile di sua proprietà, sito in Alba Adriatica, via
Mantello n. 12.
3.
Avverso l'anzidetta pronuncia il difensore delle proposte, avv. Fedele
Ferrara, ha presentato distinti ricorsi per cassazione, affidati ad identiche ragioni
di censura, di seguito indicate.
Con unico motivo, si eccepisce violazione di legge in relazione agli artt. 1,
nn. 1 e 2, legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e
2-ter
legge 31 maggio 1965, n.
575, sul rilievo che la Corte territoriale aveva confermato il decreto di confisca in
ragione della ritenuta retroattività delle disposizioni normative (leggi 24 luglio
2008, n. 125, e 15 luglio 2009, n. 94) che avevano modificato la legge n. 575
del 1965 ed esteso la platea dei soggetti destinatari della misura di prevenzione,
consentendo così l'ablazione di beni acquistati dalle proposte prima dell'entrata
in vigore delle anzidette riforme. Si contesta, altresì, la ritenuta assimilazione
delle misure di prevenzione alle misure di sicurezza, posta alla base
dell'applicazione alle prime dell'art. 200 cod. pen., sul rilievo che la detta
equiparazione non era prevista dalla legge, ma era solo frutto di elaborazione
dottrinaria e giurisprudenziale, criticata peraltro da più autorevole dottrina, che
aveva negato l'applicabilità delle misure di prevenzione a beni acquistati prima
dell'entrata in vigore della legge che le riguardino.
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4.
Con requisitoria scritta del 9 agosto 2013, il Sostituto Procuratore
generale Roberto Aniello, ha concluso per il rigetto dei ricorsi, sul riflesso che il
provvedimento impugnato aveva fatto corretta applicazione della lezione
giurisprudenziale di legittimità in merito alla natura della confisca di prevenzione
ed alla conseguente applicabilità del disposto dell'art. 200 cod. pen.
5.
Con memoria depositata il 21 gennaio 2014, l'avv. Salvatore Mondello ha
replicato alle conclusioni del P.G., richiamando recente pronuncia di legittimità
(Sez. 5, n. 14044 del 13/11/2012, dep. 2013, Occhipinti, Rv. 255043), che, in
contrasto con la prevalente l'interpretazione, aveva sostenuto la natura
sanzionatoria della confisca di prevenzione, con conseguente applicazione del
principio di irretroattività della legge penale, proprio delle pene e non delle
misure di sicurezza. In particolare, ha dedotto che, pur a fronte dell'affermato
principio di autonomia delle misure di prevenzione patrimoniali rispetto a quelle
personali e dello sganciamento delle prime dal requisito dell'attualità della
pericolosità sociale, alla luce delle novelle del 2008 e del 2009, la pericolosità
sociale continuava ad essere condizione ineludibile di applicazione della confisca
di prevenzione. Peraltro, quanto a Giovina Di Rocco, tale condizione era stata
esclusa non solo con il decreto del Tribunale di Teramo del 18 gennaio 2011, cui
si riferiva il provvedimento impugnato, ma anche con precedente decreto dello
stesso Tribunale del 23 giugno 2006, che aveva rigettato la richiesta di
applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale,
con obbligo di soggiorno, nei suoi confronti.
Ha chiesto, pertanto, l'accoglimento dei ricorsi e, in linea subordinata, ove
non fosse stata accolta la proposta interpretazione, la rimessione degli atti alle
Sezioni Unite per la risoluzione del denunciato contrasto.
6.
Con ordinanza del 30 gennaio 20014, la Sesta Sezione penale ha rimesso
i ricorsi alle Sezioni Unite, riconoscendo l'esistenza di un contrasto interpretativo
sulla natura della confisca di prevenzione, maturato successivamente all'entrata
in vigore delle riforme del 2008 e del 2009, che avevano fatto venir meno il
requisito dell'attualità della pericolosità sociale. Ed infatti, Sez. 1, n. 39204 del
17/05/2013, Ferrara, Rv. 256141, ponendosi sulla scia dell'interpretazione
tradizionale, aveva ritenuto che le novelle legislative non avessero inciso sulla
natura della confisca di prevenzione, che, pertanto, avrebbe dovuto ritenersi
ancora priva di connotato sanzionatorio di natura penale.
Di tutt'altro avviso si era detta, invece, la citata Sez. 5, Occhipinti, Rv
255043, che aveva concluso per la natura oggettivamente sanzionatoria, che
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