Scienza e insegnamento in ambito EU. Valori, diritti e funzioni tra istituzioni e mercato

Autore:Enzo Casolino
Pagine:83-106
RIEPILOGO

1. I diritti culturali fondamentali nell’Unione europea. - 2. Ricerca& Cultura Formazione professionale e Istruzione nelle politiche dell’Unione. - 3. Linee evolutive dell’azione amministrativa comunitaria per la Ricerca e l’Istruzione. - 4. Verso una Costituente delle Università europee. - 5. Conclusioni.

 
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E. Casolino
Scienza e insegnamento in ambito EU. Valori, diritti e funzioni …
ENZO CASOLINO
SCIENZA E INSEGNAMENTO IN AMBITO EU.
VALORI, DIRITTI E FUNZIONI TRA
ISTITUZIONI E MERCATO*
S: 1. I diritti culturali fondamentali nell’Unione europea. - 2. Ricerca&
Cultura Formazione professionale e Istruzione nelle politiche dell’Unione. - 3.
Linee evolutive dell’azione amministrativa comunitaria per la Ricerca e l’Istru-
zione. - 4. Verso una Costituente delle Università europee. - 5. Conclusioni.
Nella tradizione europea le università nascono e vivono sostanzialmente
come comunità di docenti e studenti; rivolte all’arricchimento e alla trasmis-
sione del patrimonio scientifico; finalizzate a coltivare la conoscenza in sé
stessa e la formazione culturale e professionale (arti e professioni) delle gio-
vani generazioni. Sono tradizionalmente strutturate sulla base del criterio
della “comunità”; vengono identificate e si differenziano secondo le “scuo-
le”. La rivoluzione industriale ha accentuato l’attenzione del potere politico
verso la vita delle università e i laboratori di ricerca soprattutto per utilizzar-
ne le applicazioni scientifiche e le tecnologie. Contestualmente la comunità
scientifica ha preso coscienza progressivamente anche del suo ruolo sociale
e politico, in un contesto di ordinamento sociale che apprezza sempre più i
valori della partecipazione e non dell’autocrazia.
Riguardo alla natura giuridica dell’attività degli atenei, nessun dubbio
che l’università abbia svolto e svolga un servizio pubblico, servizio sociale
a presidio ed attuazione di taluni diritti fondamentali di carattere individuale
e sociale al tempo stesso: diritto all’istruzione, alla formazione culturale e
professionale; diritto alla libertà della scienza, alla libertà dell’insegnamen-
to; diritto di istituire scuole. Nell’esercitare tale funzione l’università opera
* Riassumo qui la relazione tenuta a Varsavia in apertura del VI Incontro Ionico-Polacco svoltosi
a Warszawa il 14 maggio 2011 sul tema «Democrazia rappresentativa o partecipativa? Crisi della
divisione dei poteri», organizzato dal CEDICLO - Centro di Studi, Diritti e Culture Latine Pre-
latine Latine ed Orientali - dell’Università di Bari e dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università
Lazarski di Varsavia, con la collaborazione del Dipartimento di Bioetica dell’Università di RYK,
nel corso del quale si decise di dar vita alla Carta di Varsavia, con l’intento di mettere a punto alcuni
presupposti per la transizione verso forme di società meno oligarchiche.
84 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto — Anno IV
come soggetto pubblico singolo ma anche come componente del “sistema
delle università”: cioè una rete operante sul territorio, ma proiettata verso la
dimensione internazionale, perché internazionale è la scienza e la cultura.
Qui ci riferiamo principalmente alla rete delle università europee che eser-
cita un servizio pubblico transnazionale. Questa rete è dotata di un proprio
impianto giuridico comune discendente da norme costituzionali o da prin-
cipi fondamentali di riconoscimento della academic freedom. Esercita una
missione di servizio pubblico, indipendentemente dal soggetto nanziatore,
(lo Stato, i privati, le fondazioni, le comunità religiose)1.Dal punto di vista
dei Trattati dell’Unione (Trattato sull’Unione Europea – TUE, e Trattato sul
funzionamento dell’Unione Europea – TFUE), l’università-comunità si trova
ad essere tagliata fuori dalle disposizioni di identicazione, di sostegno e di
promozione perché - in quanto dotata di autonomia - non è né un’istituzione
gestita da un’autorità di governo, né un’impresa. Tuttavia, essa svolge una
funzione pubblica e specicamente “pubblica e sociale”. Ma la disciplina
dell’Unione tende ad assimilare gli organismi scientici all’area dei “servizi
di interesse economico generale”, i quali - anche se non si preggono ni di
lucro - sono soggetti al regime giuridico della libera concorrenza. Tale regi-
me comporta, tra l’altro, il divieto di beneciare di nanziamenti pubblici
deniti come “aiuti di stato”. Ma la ricerca scientica e l’insegnamento per
loro natura – pur rivolti a premiare l’eccellenza scientica e didattica - non
possono operare con i criteri della concorrenza, perché la conoscenza scienti-
ca non è oppositiva, ma accumulativa (non casualmente si dice che scienza
– cultura – arte costituiscono un patrimonio per la società): essi operano sem-
mai con il criterio del “concorso costruttivo”, non della concorrenza tipica
dell’impresa. Oggi l’apparato giuridico UE (norme e prassi amministrative)
nonché i governi nazionali tendono a ripartire tra vari soggetti e “politiche”
quelle funzioni prima svolte tutte all’interno delle università (vale a dire:
ricerca, didattica, servizi tecnologici a carattere pubblico, consulenza per gli
organismi istituzionali). Ciò determina tendenzialmente la promozione delle
sole conoscenze scientiche orientate alla produzione di beni e servizi, e
quindi di quelle “strumentali” allo sviluppo tecnologico, ignorando o ridu-
cendo l’interesse per la funzione culturale e sociale della scienza. Con questo
obiettivo le imprese tendono a portare la ricerca al di fuori dei laboratori ed
istituti scientici degli atenei, per usufruire dei nanziamenti riservati alla
ricerca tecnologica provenienti dai governi e dall’Unione; e favoriscono la
divaricazione tra atenei distinguendoli in “teaching universities” e in “rese-
arch universities”. Unicamente queste ultime accedono a nanziamenti per
ricerca a fronte di servizi tecnologici in associazione o su commessa delle
imprese. Per di più la “ricerca di base o di frontiera”, in una parola la “ri-
1 Le norme dello stato riguardanti le università, anche oggi non casualmente si riferiscono al
"riconoscimento" dell'ateneo e molto raramente alla sua "istituzione". Fin dal 12' secolo il rico-
noscimento papale o imperiale costituiva uno strumento giuridico di protezione e tutela ma non di
appropriazione da parte del potere politico.

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