Brevi note in tema di procedure risarcitorie, «azioni dirette» ed azione aquiliana ex art. 2054 c.c.

Autore:Giorgio Calò
Pagine:1061-1066
RIEPILOGO

1. Il caso. - 2. Il risarcimento del danno nel Codice delle assicurazioni. - 3. L'esperibilità dell'azione aquiliana ex art. 2054 c.c. e la «facoltatività» dell'azione prevista dall'art. 149, sesto comma, del T.U. - 4. La chiamata in garanzia dell'impresa di assicurazione del responsabile civile ai sensi dell'art. 1917 c.c. e l'intervento iussu iudicis della stessa ex art. 107 c.p.c.

 
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@1. Il caso

- L'ordinanza che si annota è stata emessa nelle more di un giudizio instaurato da un soggetto che, a seguito di un sinistro stradale ricadente nell'ambito di applicazione della c.d. «procedura di risarcimento diretto», riportava danni al proprio veicolo per i quali, dopo aver infruttuosamente inviato una richiesta risarcitoria ex art. 149 D.L.vo 7 settembre 2005, n. 209, decideva di adire le vie giudiziarie ai sensi dell'art. 2054 c.c., ovverosia nei confronti del proprietario e del conducente del mezzo responsabile dell'incidente. All'udienza di comparizione delle parti i soggetti civilmente responsabili, pur ritualmente citati, non si costituivano ed il difensore del danneggiato proponeva istanza al giudice affinché ordinasse la chiamata in giudizio ex art. 107 c.p.c. dell'istituto assicurativo del civilmente responsabile. Il giudice, sciogliendo la riserva in merito alla possibilità di un intervento iussu iudicis dell'impresa di assicurazione che copre la responsabilità civile del convenuto, ordinava alla stessa di comparire nel processo quale impresa garante della responsabilità civile del convenuto.

@2. Il risarcimento del danno nel Codice delle assicurazioni

- Prima di esaminare le questioni trattate nell'ordinanza in epigrafe appare opportuno soffermarsi brevemente sulle varie fasi, stragiudiziali e giudiziali, delle procedure di risarcimento del danno di cui al D.L.vo 7 settembre 2005, n. 209, e ciò anche al fine di comprendere meglio il loro rapporto con l'azione esercitata dal danneggiato ex art. 2054 del codice civile.

Il primo sistema risarcitorio contemplato nel Codice delle assicurazioni è la c.d. «procedura ordinaria» di risarcimento del danno cagionato dalla circolazione dei veicoli, la cui disciplina è contenuta negli artt. 145, primo comma, e 148 del T.U. Ai sensi di tale ultima disposizione il conducente non responsabile è risarcito dall'assicuratore che copre la responsabilità dell'autore dell'illecito in caso di danni alle cose o alla persona riportati in seguito ad un sinistro per il quale non si applica la procedura ex art. 149 C.d.A. (es.: incidente con danni a più di due veicoli, investimento di un pedone o di un ciclista, sinistro mortale, etc.). La procedura in questione si applica, poi, anche in ipotesi di lesioni alla persona del conducente non responsabile con postumi permanentemente invalidanti di entità superiore al 9%. Nelle situazioni sopra elencate l'impresa di assicurazione del responsabile è tenuta, una volta che il danneggiato abbia adempiuto a tutte le formalità richieste dalla legge relativamente al contenuto ed alle modalità della richiesta risarcitoria, a formulare una «congrua» e «motivata» offerta di risarcimento. Una volta maturato il termine di legge per la formulazione dell'offerta da parte dell'assicuratore, l'eventuale azione risarcitoria dovrà essere esperita ai sensi del combinato disposto degli artt. 145, primo comma, e 144, primo e terzo comma, del T.U., ovverosia nei confronti del proprietario del veicolo responsabile del sinistro e della sua Compagnia di assicurazione1.

La più rilevante novità introdotta dal Codice delle assicurazioni è costituita, però, dal sistema risarcitorio disciplinato dagli artt. 149 e 150 C.d.A. e dal relativo regolamento di attuazione (D.P.R. 16 luglio 2006, n. 254): ci riferiamo alla c.d. «procedura di risarcimento diretto» del danno.

Quest'ultima prevede che, nelle ipotesi espressamente delineate dalla legge, il danno debba essere risarcito direttamente dall'impresa di assicurazione del veicolo utilizzato2, e si ispira, nei suoi tratti essenziali, alla procedura convenzionalmente adottata dalle imprese assicurative nel 1978 con la stipula della Convenzione CID3. Rispetto a quanto previsto dal combinato disposto degli artt. 145, primo comma, e 148 C.d.A., nel sistema delineato dall'art. 149 del T.U. si attua uno spostamento ex lege dell'obbligo risarcitorio4, il quale passa dall'assicuratore del responsabile civile all'assicuratore del danneggiato: quest'ultimo, pertanto, è chiamato ad assumere la gestione del sinistro tanto nella sede stragiudiziale che in quella giudiziale5. Gli artt. 145, secondo comma, e 149, sesto comma, del Codice statuiscono, infatti, che l'azione giudiziaria «potrà» essere esperita, una volta decorso lo spatium deliberandi, nei confronti dell'istituto assicurativo del veicolo utilizzato. Tale ultima circostanza, unita al fatto che la fonte dei rapporti intercorrenti tra le imprese non è più rinvenibile nella volontà delle società assicuratrici bensì nel dettato della legge, costituisce uno dei fattori di rottura presenti nella nuova normativa rispetto alla pregressa Convenzione CID6.

In una posizione intermedia tra questi due meccanismi risarcitori si colloca, infine, la c.d. «procedura di risarcimento del danno al terzo trasportato» disciplinata dall'art. 141 del T.U. Ai sensi di tale norma, pur trovando applicazione la procedura di risarcimento di cui all'art. 148 del Codice, il passeggero è comunque obbligato a rivolgere l'istanza risarcitoria ed a proporre l'eventuale azione giudiziale nei confronti della Compagnia di assicurazione del vettore, circostanza quest'ultima che, in ipotesi di sinistro in tutto o in parte imputabile al conducente del mezzo antagonista, avvicina questo sistema risarcitorio a quello regolato dall'art. 149 C.d.A.7. In tale ultimo caso, pur essendo la ratio dell'art. 141 del tutto differente da quella prevista dall'art. 149 stante l'assenza di un rapporto contrattuale tra terzo trasportato ed assicuratore, le vicende possono definirsi pressoché «gemelle» dal punto di vista procedurale8.

@3. L'esperibilità dell'azione aquiliana ex art. 2054 c.c. e la «facoltatività» dell'azione risarcitoria prevista dall'art. 149, sesto comma, del T.U.

- Le speciali procedure liquidative disciplinate dagli artt. 141 e 149 del Codice, così come le relative «azioni dirette», sono state introdotte dal legislatore codificante al fine precipuo di fornire alle vittime di sinistri stradali ulteriori strumenti di tutela del proprio diritto al risarcimento dei danni patìti.

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Invero, lo stesso art. 18 della legge n. 990/1969, introduttivo dell'azione diretta nei confronti dell'assicuratore del responsabile civile, non escludeva l'esperibilità dell'azione per responsabilità aquiliana nei confronti dei danneggianti9. In proposito la stessa Suprema Corte di Cassazione, in una recente decisione, ha affermato che «in tema di responsabilità aquiliana da circolazione dei veicoli a motore il danneggiato può esperire sia l'azione ex art. 2054 c.c. nei confronti dei soggetti responsabili indicati da tale norma (e quindi il conducente ed il responsabile di cui al terzo comma di detta norma, se soggetti diversi), sia l'azione diretta, nei confronti dell'assicuratore ex art. 18 L. n. 990/69 (ed ora ai sensi dell'art. 144 del D.L.vo n. 209 del 2005)»10. Di certo non è contestabile il fatto che ancora oggi la vittima di un sinistro stradale per il quale si applica la procedura «ordinaria» di risarcimento di cui all'art. 148 del T.U. sia astrattamente titolare di una duplicità di azioni, autonome e cumulabili, vale a dire proponibili separatamente come pure cumulativamente, entrambe di natura extracontrattuale e nascenti dal medesimo fatto illecito di circolazione11.

Ed è logico ritenere che tali principi, stante la medesima ratio posta alla base dell'azione diretta ex art. 144 e di quella prevista dall'art. 149 del T.U., debbano trovare applicazione anche in caso di sinistro rientrante nell'ambito di applicazione della procedura di risarcimento diretto. Appare comprensibile, perciò, come la dottrina, sin dall'emanazione del D.L.vo 7 settembre 2005, n. 209, si sia mostrata incline a ritenere che l'art. 149, ai sensi del quale nelle ipotesi legislativamente previste l'eventuale giudizio «può» essere promosso dal danneggiato «nei soli confronti della propria impresa assicuratrice», non abbia abrogato l'azione aquiliana di cui all'art. 2054 c.c.12. A riguardo non sembra essere persuasiva l'osservazione svolta da una parte isolata della dottrina secondo la quale in tal modo sarebbe vanificato lo scopo dell'indennizzo diretto13. Da un lato, infatti, i limiti imposti dalla legge delega non consentivano al legislatore di escludere alcune delle azioni previste dall'ordinamento in favore del danneggiato14, dall'altro il sistema del risarcimento diretto non viene toccato dalla scelta del danneggiato di agire nei soli confronti del responsabile civile, e ciò in quanto quest'ultimo soggetto: a) si sostituisce all'impresa di assicurazione del danneggiato; b) è convenuto in base a disposizioni normative differenti e c) non è obbligato a chiamare a sua volta in giudizio l'impresa di assicurazione che copre la sua responsabilità15.

Nell'ordinanza che si annota il Giudice di pace di Roma, analogamente alla più recente giurisprudenza edita sull'argomento16, ha aderito in pieno a tale orientamento, evidenziando come il diritto scaturente dall'illecito aquiliano sia tutelato dalla Costituzione anche con riferimento alla natura del bene giuridico leso (diritto alla salute e diritto di proprietà). In tale ordinanza si legge, infatti, che «a tutela del diritto al risarcimento del danno prodotto a persone e cose dalla circolazione del veicolo sulle strade di uso pubblico, o su aree a queste equiparate, l'ordinamento appresta in via generale, oltre all'azione ordinaria ex art. 2054 c.c. nei confronti del responsabile civile, l'azione attualmente prevista e disciplinata dall'art. 144 D.L.vo 209/2005 nei confronti dell'impresa di assicurazione del responsabile civile». Come correttamente evidenziato dalla dottrina si configurerebbe una grave e palese violazione degli artt. 3, 24 e 76 Cost. se al danneggiato, qualora ricorressero i requisiti per l'applicazione della procedura di risarcimento diretto, fosse preclusa la facoltà di promuovere un giudizio risarcitorio nei confronti del responsabile...

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