Riforma del processo civile e misure coercitive indirette

Autore:Gianluca Petti
Pagine:123-147
RIEPILOGO

1. Profili sistematici della tutela esecutiva del credito in forma espropriativa e specifica. - 2. Le misure di coercizione indiretta del debitore tra discipline di settore e fattispecie incriminatrici. - 3. Riforma del processo civile e attuazione della pronuncia di condanna: precedenti iniziative legislative in materia di tecniche compulsorie e spunti comparatistici. - 4. Collocazione e... (visualizza il riepilogo completo)

 
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rivista di diritto privato Problemi delle professioni
4/2010
Riforma del processo civile
e misure coercitive indirette
di Gianluca Petti
SOMMARIO: 1. Proli sistematici della tutela esecutiva del credito in forma espropria-
tiva e specica. – 2. Le misure di coercizione indiretta del debitore tra discipline di
settore e fattispecie incriminatrici. – 3. Riforma del processo civile e attuazione della
pronuncia di condanna: precedenti iniziative legislative in materia di tecniche com-
pulsorie e spunti comparatistici. – 4. Collocazione e presupposti applicativi dell’art.
614 bis c.p.c. – 5. Segue. Gli obblighi di fare infungibile o di non fare e le ipotesi
escluse. – 6. La coercizione per dissuasione tra interpretazione estensiva e prime ap-
plicazioni. – 7. Osservazioni conclusive.
1. Rappresentando la cornice sistematica della tutela giurisdizionale nel settore
delle obbligazioni, gli artt. 2910-2933 c.c. distinguono, come è noto, l’esecuzione
forzata in forma specica da quella per espropriazione, in rapporto al particolare
comportamento cui è tenuto il debitore, e rinviano al codice di rito per la disciplina
della competenza e degli altri aspetti procedurali (artt. 483-632 c.p.c.). La prima
specie di azione – quella in forma specica – presuppone l’inadempimento di una
prestazione di consegnare una cosa determinata (art. 2930 c.c.), di fare, purché fun-
gibile (art. 2931 c.c.), di contrattare (art. 2932 c.c.), di non fare (art. 2933 c.c.), ed
appare, almeno in astratto e salvo quanto di dirà a proposito dell’ultima tipologia,
idonea a soddisfare l’interesse del creditore, per la coincidenza tra il risultato atteso,
il «bene» aggredito e l’utilità conseguita in maniera coattiva. La seconda, immedia-
tamente riferibile al concetto di «rispondenza» espresso nell’art. 2740 c.c., non sod-
disfa direttamente l’interesse del creditore, salvo il caso d’inadempimento di un’ob-
bligazione ab origine pecuniaria, ma, attraverso il rimedio previsto dall’art. 1218
c.c., gli attribuisce l’equivalente economico del danno subito. Tuttavia, proprio con
riferimento alla questione del coordinamento delle «disposizioni generali» sulla re-
sponsabilità patrimoniale con quelle in tema di esecuzione forzata, si registra un
profondo contrasto tra gli studiosi.
Un indirizzo della dottrina ritiene, in particolare, che la responsabilità patrimo-
niale del debitore trovi realizzazione non solo tramite l’espropriazione ma anche
attraverso l’esecuzione forzata in forma specica. Anzi, congurando tale responsa-
bilità allo stesso tempo come «sanzione per l’inadempimento» e «mezzo di realizza-
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zione del diritto del creditore», questo orientamento considera la seconda specie di
azione quella più idonea a soddisfare il suo interesse, permettendogli di conseguire
coattivamente il «bene dovuto», senza passare per la conversione dell’obbligazione
originaria in quella pecuniaria di risarcire il danno (art. 1218 c.c.), ed attuando, in
denitiva, nella maniera più compiuta la funzione della responsabilità patrimonia-
le1. A conclusioni analoghe perviene inoltre chi, pur negando il carattere processua-
le di tale categoria, le attribuisce una duplice funzione: «preliminare» l’una, consi-
stente nell’indurre il debitore ad adempiere volontariamente, ponendolo in una
situazione di «pressione» o «coazione»; «principale» l’altra, di «soddisfazione per via
aatto indipendente dalla volontà e dalla attività» dello stesso, destinata ad «avere
per risultato anche quello di procacciare al creditore la medesima prestazione ch’era
oggetto della sua aspettativa primaria»2.
Un’altra parte della dottrina, a ben vedere prevalente, argomentando dal riferimen-
to al patrimonio del debitore, contenuto nell’art. 2740 c.c., e dalla sua considerazione
in termini di «garanzia» da «conservare» (artt. 2900-2906 c.c.), evidentemente in vista
dell’espropriazione, circoscrive, invece, l’attuazione della responsabilità congurata
nella disciplina in esame all’ipotesi dell’esecuzione in forma generica. Questa appare
idonea a realizzare l’interesse del creditore solo per equivalente (del danno subito)
oppure, qualora risulti inadempiuta una prestazione ab origine pecuniaria, in via di-
retta, ma sempre tramite il meccanismo dell’espropriazione. In altre parole, seguitan-
do nella stessa linea di indagine, tale indirizzo osserva come l’azione esecutiva in forma
specica costituisca un mezzo di realizzazione coattiva del credito, però non un’ipote-
si di attuazione della responsabilità patrimoniale, e individua, pertanto, nell’esecuzio-
ne forzata in generale una nozione più ampia di quella di responsabilità3.
1 Cfr. Nicolò, Della responsabilità patrimoniale, del concorso dei creditori e delle cause di prelazione, in Commen-
tario cod. civ. Scialoja-Branca, a cura di Galgano, Bologna-Roma, 1955, 5 s., secondo il quale l’esecuzione
in forma specica «è certamente una forma di responsabilità», poiché, se «potenzialmente tutti i beni del
debitore sono a disposizione del creditore per la realizzazione coattiva del suo diritto, a fortiori è a disposi-
zione del creditore il bene dovuto quando lo si possa individuare nel patrimonio del debitore e farne ogget-
to dell’azione esecutiva». Ne discende, sempre secondo tale A., che questa «situazione in cui la responsabili-
tà potenziale di tutto il patrimonio del debitore si specica, nella sua attuazione concreta, nella soggezione
del debitore di fronte all’azione del creditore diretta immediatamente al bene dovuto, dimostra in maniera
evidente la natura processuale della responsabilità patrimoniale del debitore e la sua autonomia rispetto al
concetto di obbligo».
2 Così Betti, Teoria generale delle obbligazioni, II, Struttura dei rapporti d’obbligazi one, Milano, 1953, 65 ss.,
che giudica «uni laterale» aermare che nell’es ecuzione forzata in forma s pecica «si realizzi il solo d ebito
e negare che vi si realizzi l a responsabilità», e conclude che tale ultima gura «non è quel la soltanto la
quale pong a il creditore in grado di conseguire solo un surrogato o il risarcimen to per inadempim ento
del debito , ma anche q uella la quale lo ponga in grado di conse guire la prestazio ne medesima che gli è
dovuta».
3 Cfr., tra gli altri, Giorgianni, voce Obbligazione (dir. priv.), in Noviss. dig. it., XI, 1965, 612, per il quale le
ipotesi riconducibili all’esecuzione forzata in forma specica «fuoriescono dallo schema della responsabili-

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