Riflessioni sul codice di procedura civile

AutoreFranco Cipriani
Pagine77-101
SO M M A R I O : 1. I due sistemi dei codici preunitari e la decisione del guardasigilli
Pisanelli. – 2. Il codice del 1865: in particolare, il processo di cognizione. –
3. La preferenza degli avvocati per il procedimento sommario e la riforma
Mortara del 1901. – 4. Il giudice unico del 1912 e la legge delega del 1923 per
la riforma del codice: il progetto Carnelutti del 1926. – 5. La svolta autoritaria
del guardasigilli de Francisci e il progetto Redenti. – 6. I progetti Solmi. – 7. Il
guardasigilli Grandi, l’idea del giudice istruttore, il coinvolgimento della dot-
trina e l’intesa con Piero Calamandrei. – 8. Il codice del 1940. – 9. La caduta
del fascismo, le proposte di abrogare il codice e la battaglia di Calamandrei
per impedirlo. – 10. La “disgraziata Novella” del 1950 e l’o.d.g. del Senato
nel 1954. – 11. Le riforme del 1973, del 1990-95 e del 2005-06. – 12. Per un
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civile, quello del 1865 e quello del 1940, che è tuttora in vigore.
Il codice del 1865 fu varato all’indomani dell’Unità ed ebbe il suo
massimo ispiratore nel guardasigilli Giuseppe Pisanelli, che non poté
non prendere le mosse dai codici dei vari Stati preunitari1. Egli, quindi,
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Piemonte, in Toscana e nel Regno delle Due Sicilie e quello del Lom-
bardo-Veneto: il primo, quando non riecheggiava pressoché testual-
mente (come nel caso del c.p.c. napoletano) il c.p.c. francese del 1806,
era comunque ispirato alla stessa ideologia liberale e garantistica; il
secondo, invece, prevedeva un processo dominato dal giudice. «Il con-
* Questo saggio è destinato agli Studi in onore di Vittorio Colesanti.
1 Cfr. N. PICARDI, Codice di procedura civile (presupposti storici e logici), in Digesto,
Discipline privatistiche, Sez civ., II, Torino 1988, 457 ss.; Codice di procedura civile (Linee delle
riforme), in Enc. dir., II aggior., Milano 1998, 219 ss.
FRANCO CIPRIANI
RIFLESSIONI SUL CODICE
78 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto — Anno I – N. 1
cetto che domina il regolamento lombardo» – avvertì Pisanelli nella
relazione alla Camera – «è che il giudice, signore del giudizio, inter-
viene per avvertire e dirigere tutti gli atti della lite»; viceversa, egli
aggiunse, «nelle altre legislazioni si commettono all’arbitrio delle parti
tutti gli atti un po’ tutti gli atti pe’ quali l’intervento del magistrato si
mostra come mera forma ed un inceppamento della libertà de’ conten-
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Tra i due sistemi, Pisanelli, tra i massimi giuristi e statisti dell’Otto-
cento, propose e ottenne che si scegliesse il secondo3. Per conseguenza
l’Italia unita ebbe un codice di procedura civile liberale e garantista e
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di massima alle parti o, meglio, all’ansia di giustizia delle parti e sul
reciproco e contrapposto controllo che ogni parte poteva svolgere
sull’altra; il giudice, invece, in linea di principio, scendeva in campo
solo per il giudizio. Era dunque un processo che sostituiva «il sistema
della legalità alla licenza e all’arbitrio dei privati e del giudice»4 e che
si sposava appieno col liberalismo e il garantismo del tempo.
2. Il c.p.c. del 1865, frutto della fusione del codice napoletano del
1819 e del codice sardo del 1859, constava di 950 articoli e si apriva
con le norme sull’arbitrato e sulla conciliazione, quasi ad avvertire
che il processo davanti al giudice era l’extrema ratio e che l’ordina-
mento preferiva, in linea di principio, che le controversie civili fos-
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Il codice aveva un “Titolo preliminare” (artt. 1-34) ed era diviso
in tre libri: “Dell’ordine e della forma dei giudicii” (artt. 35-552),
“Dell’esecuzione forzata delle sentenze, delle ordinanze e degli atti
         -
menti speciali” (artt. 778-950).
In particolare, nel processo tutte le decisioni erano prese con sen-
tenza immediatamente appellabile, sì che a giusta ragione si è rile-
vato che col codice del 1865 «la moltiplicazione delle sentenze attra-
verso il rito degli incidenti e la formazione progressiva del giudicato»
erano «manifestazioni di una esasperata tutela dei soggetti, che dal
merito si estende al processo»5.
2 G. PISANELLI, Relazione alla Camera nella tornata del 24 novembre 1864, § 2.
3 Cfr. G. MONTELEONE, Il codice di procedura civile italiano del 1865, in N. PICARDI e
A. GIULIANI, Codice di procedura civile del Regno d’Italia, Milano 2004, IX ss.
4 Così L. MATTIROLO, Istituzioni di diritto giudiziario civile italiano2, Torino 1899, 161.
5 S. SATTA, Codice di procedura civile, in Enc. dir., VII, Milano 1960, 281.

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