n. 41 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 8 marzo 2013 -

 
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Ricorso della Regione Autonoma della Sardegna (cod. fisc. 80002870923) con sede legale in 09123 Cagliari, Viale Trento n. 69, in persona del Presidente pro tempore dott. Ugo Cappellacci, rappresentata e difesa, giusta procura a margine del presente atto, dagli avv.ti Tiziana Ledda (cod. fisc. LDDTZN52T59B354Q, fax 0706062418, posta elettronica certificata tledda@pec.regione.sardegna.it) e prof. Massimo Luciani (cod. fisc. LCNMSM52L23H501G;

fax 0690236029;

posta elettronica certificata massimoluciani@ordineavvocatiroma.org), elettivamente domiciliata presso lo Studio del secondo in 00153 Roma, Lungotevere Raffaello Sanzio n. 9, contro il Presidente del Consiglio dei ministri, in persona del Presidente pro tempore, per la dichiarazione dell'illegittimita' costituzionale dell'art. 1, commi 118, 131, 132, 138, 141, 142, 143, 145, 146, 299, 380, 387, 454, 456, 457, 458, 459, 460, 461, 462, 463, 464, 465, 466 e 554, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2012, suppl. ord. n. 212, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilita' 2013). F a t t o 1. - La legge 24 dicembre 2012, n. 228, pubbl. nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2012, suppl. ord. n. 212, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilita' 2013), si compone di un unico articolo, del quale fanno parte 561 commi. Detta legge, nel dettare le disposizioni di bilancio per il triennio 2013-2015, ha disciplinato una vasta pluralita' di oggetti, tra i quali - per citare solo alcuni aspetti di quanto qui interessa direttamente - i contributi di finanza pubblica a carico delle Regioni (commi 118 e 132);

la destinazione delle somme recuperate all'evasione fiscale (comma 299);

l'imposta municipale propria - IMU (comma 380);

il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (comma 387) la modifica del tributo sui servizi la disciplina del patto di stabilita' interno (commi 448-472);

la previsione di diretta applicabilita' della legge medesima alle Regioni a statuto speciale (comma 554);

etc. Alla realizzazione della complessiva manovra di finanza pubblica varata con la legge n. 228 del 2012 sono state chiamate anche le autonomie territoriali, ma per alcuni significativi profili in forme e con contenuti del tutto illegittimi. Specificamente illegittimi, e violativi delle attribuzioni della ricorrente, sono, nelle parti indicate in epigrafe e che appresso meglio si identificheranno, le disposizioni di cui ai commi 118, 131, 132, 138, 141, 142, 143, 145, 146, 299, 380, 387, 454, 456, 457, 458, 459, 460, 461, 462, 463, 464, 465, 466 e 554 dell'art. 1. Esse debbono essere pertanto dichiarate costituzionalmente illegittime per i seguenti motivi di D i r i t t o Premessa. In via del tutto preliminare, al fine di agevolare lo svolgimento delle ulteriori argomentazioni senza dover tediare codesta Ecc.ma Corte costituzionale con inutili ripetizioni, si osserva che varra' di qui in avanti la precisazione che gli articoli della Costituzione che riconoscono attribuzioni costituzionali alle Regioni ordinarie sono richiamati ai sensi dell'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, che estende alle Regioni a statuto speciale le disposizioni di maggior favore previste per le Regioni ordinarie nelle more della revisione dei loro statuti. In tutte queste occasioni, pertanto, detta previsione di rango costituzionale deve intendersi richiamata, essa pure, quale parametro. 1. - Illegittimita' costituzionale dell'art. 1, comma 118, della legge 24 dicembre 2012, n. 228. L'art. 1, comma 118, della legge n. 228 del 2012 prevede che «all'articolo 16, comma 3, quarto periodo, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dopo le parole: "degli importi" sono inserite le seguenti: "incrementati di 500 milioni di euro annui"». Per comodita' d'esposizione, giova riportare il contenuto dell'intero art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012 (segnalando le modifiche qui in oggetto con il carattere grassetto): «Con le procedure previste dall'articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano assicurano un concorso alla finanza pubblica per l'importo complessivo di 600 milioni di euro per l'anno 2012, 1.200 milioni di euro per l'anno 2013 e 1.500 milioni di euro per l'anno 2014 e 1.575 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al predetto articolo 27, l'importo del concorso complessivo di cui al primo periodo del presente comma e' annualmente accantonato, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, sulla base di apposito accordo sancito tra le medesime autonomie speciali in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e recepito con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze entro il 31 gennaio di ciascun anno. In caso di mancato accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, l'accantonamento e' effettuato, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze da emanare entro il 15 febbraio di ciascun anno, in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l'anno 2011, dal SIOPE. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al citato articolo 27, gli obiettivi del patto di stabilita' interno delle predette autonomie speciali sono rideterminati tenendo conto degli importi incrementati di 500 milioni di euro annui derivanti dalle predette procedure». Si deve altresi' segnalare che la ricorrente ha gia' impugnato l'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, nella formulazione risultante a seguito di conversione in legge n. 135 del 2012, lamentando la violazione del principio di leale collaborazione, degli artt. 117 e 119 Cost. e degli artt. 6, 7 e 8 dello Statuto. Il ricorso, rubricato al n. 160 del Reg. Ric. 2012, e' al momento pendente. La disposizione qui in esame, nell'aumentare di ulteriori 500 milioni di euro annui la «rideterminazione» del patto di stabilita' interno in conseguenza del contributo di finanza pubblica previsto nell'art. 16, comma 3, primo periodo, del d.l. n. 95 del 2012, produce una pluralita' di effetti, in ragione dei quali la riconente non puo' esimersi dal richiedere un nuovo intervento di codesta Ecc.ma Corte costituzionale. In primo luogo, infatti, il legislatore statale ha inteso confermare un illegittimo meccanismo di contributo regionale alla finanza pubblica, che e' lesivo dell'autonomia finanziaria regionale. In secondo luogo, il legislatore ha aggravato, per una cifra assai elevata il pregiudizio economico derivante alle Regioni autonome dal contributo di finanza pubblica previsto dall'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012. Infine, lo Stato ha previsto che detto maggior pregiudizio fosse scontato direttamente irrigidendo i limiti del patto di stabilita' regionale. Come appresso si confida di dimostrare, questo elemento comporta un danno ed una lesione delle attribuzioni d'autonomia della ricorrente ancor piu' gravi e odiosi. Cio' considerato, di seguito si ripropongono, con le dovute precisazioni e modificazioni, le censure gia' prospettate avverso l'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012. 1.1. - Il contributo richiesto alle Regioni, tra le quali e' la ricorrente, dall'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, ora ulteriormente incrementato dalla disposizione che qui si censura nella forma dell'ulteriore limitazione di spesa connessa al patto di stabilita', non e' straordinario o limitato nel tempo, ma cresce fino a toccare l'enorme somma di «1,575 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015» (e quindi di li' in avanti senza limiti temporali), cui si sommano gli ulteriori 500 milioni di euro previsti dal comma qui in esame, anch'essi dovuti dalle autonomie speciali a tempo indeterminato. Se questo e', come e', vero, il comma 118 dell'art. 1 del d.l. n. 95 del 2012, nell'aggravare un contributo posto a carico delle Regioni speciali di ulteriori 500 milioni di euro, viola i principi che codesta Ecc.ma Corte costituzionale ha ricavato dal testo costituzionale a presidio dei rapporti finanziari tra Stato e Regione. Nella sent. n. 82 del 2007 e' stato affermato che le «limitazioni indirette all'autonomia di spesa degli enti» possono darsi solamente «in via transitoria e in vista degli specifici obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica perseguiti dal legislatore statale». La disposizione in esame, invece, non pone vincoli transitori, ma definitivi. Nella recentissima sent. n. 193 del 2012, poi, codesta Ecc.ma Corte costituzionale ha ricordato di essersi «espressa sulla non incompatibilita' con la Costituzione delle misure disposte con l'art. 14, commi 1 e 2, del d.l. n. 78 del 2010, sul presupposto - richiesto dalla propria costante giurisprudenza - che possono essere ritenute principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica, ai sensi del terzo comma dell'art. 117 Cost., le norme che "si limitino a porre obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica, intesi nel senso di un transitorio contenimento complessivo, anche se non generale, della spesa corrente e non prevedano in modo esaustivo strumenti o modalita' per il perseguimento dei suddetti obiettivi" (sentenza n. 148 del 2012;

conformi, ex plurimis, sentenze n. 232 del 2011 e n. 326 del 2010)». Poiche' il comma 118 dell'art. 1 della legge n. 228 del 2012 aumenta di ulteriori 500 milioni di euro il contributo gia' previsto a carico delle Regioni dall'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012 per un periodo di tempo indeterminato, e' violato anche l'art. 117, comma 3, Cost., in quanto il legislatore, determinando un obbligo finanziario temporalmente indefinito per la Regione, ha esorbitato dalla propria...

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