n. 10 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 3 marzo 2014 -

 
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Ricorso della Regione Friuli-Venezia Giulia (cod. fisc. 80014930327;

P. IVA 00526040324), in persona del Presidente della Giunta regionale pro tempore avv. Debora Serracchiani, autorizzata con deliberazione della Giunta regionale n. 322 del 21 febbraio 2014 (doc. 1), rappresentata e difesa - come da procura a margine del presente atto - dall'avv. prof. Giandomenico Falcon (cod. fisc. FLCGDM45C06L736E) di Padova, con domicilio eletto in Roma presso l'Ufficio di rappresentanza della Regione, in Piazza Colonna, 355;

Contro il Presidente del Consiglio dei ministri per la dichiarazione di illegittimita' costituzionale dell'articolo 1, commi 427, 429, 481, 487, 499, 508, 526, 711, 712, 715, 723, 725, 727, 729, 732 e 733 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilita' 2014), pubblicata nella G.U. 27 dicembre 2013, n. 302, Suppl. ord., per violazione: dello Statuto speciale adottato con legge cost. 1 del 1963;

degli articoli 3, 81, 97, 116, 117, 118 e 119 della Costituzione;

delle norme di attuazione (dPR 902/1975, dPR 114/1965, d.lgs 9/1997, d.lgs. 265/2001, d.lgs. 111/2004);

della l. 220/2010 e della l. 243/2012;

del principio dell'accordo in materia finanziaria e del principio di leale collaborazione, per i profili e nei modi di seguito illustrati. Fatto e diritto Premessa. Il presente ricorso si riferisce ad alcune disposizioni della legge 27 dicembre 2013, n. 147, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita' 2014). Tale legge ha contenuto eterogeneo e contenuto eterogeneo hanno anche le diverse disposizioni qui impugnate. E' risultato percio' preferibile evitare una illustrazione generale in fatto, e trattare invece direttamente delle singole disposizioni impugnate, esponendo in relazione a ciascuna di esse sia il contenuto che le censure e gli argomenti in diritto. 1) Illegittimita' costituzionale dell'art. 1, comma 427, primo periodo, del comma 429 e del comma 499, lett. b) e c). Il comma 427, primo periodo, dispone che "sulla base degli indirizzi indicati dal Comitato interministeriale di cui all'articolo 49-bis, comma 1, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, in considerazione delle attivita' svolte dal Commissario straordinario di cui al comma 2 del medesimo articolo e delle proposte da questi formulate, entro il 31 luglio 2014 sono adottate misure di razionalizzazione e di revisione della spesa, di ridimensionamento delle strutture, di riduzione delle spese per beni e servizi, nonche' di ottimizzazione dell'uso degli immobili tali da assicurare, anche nel bilancio di previsione, una riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in misura non inferiore a 488,4 milioni di euro per l'anno 2014, a 1.372,8 milioni di euro per l'anno 2015, a 1.874,7 milioni di euro per gli anni 2016 e 2017 e a 1.186,7 milioni di euro a decorrere dall'anno 2018". Il richiamato art. 49-bis, co. 1, d.l. 69/2013 istituisce un comitato interministeriale "al fine di coordinare l'azione del Governo e le politiche volte all'analisi e al riordino della spesa pubblica e migliorare la qualita' dei servizi pubblici offerti". Il comma 2 dispone che, "ai fini della razionalizzazione della spesa e del coordinamento della finanza pubblica, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, puo' nominare con proprio decreto un Commissario straordinario, con il compito di formulare indirizzi e proposte, anche di carattere normativo, nelle materie e per i soggetti di cui al comma 1, terzo periodo". Fra le amministrazioni individuate ai sensi dell'articolo 1, co. 2, l. 196/2009 rientrano anche le Regioni, le Province autonome, gli enti locali ed i rispettivi enti strumentali. Il comma 429 si occupa della misura in cui le Regioni, le Province autonome e gli enti locali debbono contribuire al risparmio complessivo, ed a questo scopo stabilisce che "a seguito delle misure di cui al comma 427, per gli anni 2015, 2016 e 2017 le regioni e le province autonome, a valere sui risparmi connessi alle predette misure, assicurano un contributo alla finanza pubblica pari a complessivi 344 milioni di euro, mediante gli importi di cui ai commi 449-bis e 454 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, come modificato dai commi 497 e 499 del presente articolo". Parimenti, per gli anni 2016 e 2017 gli enti locali, mediante le percentuali recate ai commi 2 e 6 dell'articolo 31 della legge 12 novembre 2011, n. 183, come modificate dai commi 532 e 534 del presente articolo, assicurano un contributo di 275 milioni di euro annui per i comuni e di 69 milioni di euro annui per le province". Il comma 499 modifica il comma 454 dell'articolo 1 della legge n. 228 del 2012. La lett. a) prolunga i vincoli posti dallo stesso comma 454 al 2017. La lett. b) del comma 499 inserisce nel comma 454 una tabella che prevede una riduzione di spese, da parte di questa Regione, di 56 milioni per il 2014 e di 75 milioni per gli anni 2015-2017;

e la lett. c), pure impugnata, aggiunge nel comma 454 la lett. d-bis), che prevede "ulteriori contributi disposti a carico delle autonomie speciali". Conviene inoltre ricordare che le percentuali recate dai commi 2 e 6 dell'articolo 31 l. 183/2011, come modificate dai commi 532 e 534 dell'art. 1 l. 147/2013, sono stabilite ai fini della determinazione dell'obbiettivo di saldo finanziario degli enti locali e sono applicate alla media della spesa corrente dei predetti enti riferita ad un determinato periodo;

le modificazioni introdotte dalla l. 147/2013 consistono nella diversificazione delle predette percentuali stabilendo una variazione a cadenza biennale a decorrere dal 2014. In sintesi, il comma 427, primo periodo, determina l'importo complessivo annuo della riduzione delle spese di tutte le pubbliche amministrazioni (riduzione operata sulla base degli indirizzi indicati dal Comitato interministeriale), mentre il comma 429 (in collegamento con il comma 499) determina l'importo a carico degli enti territoriali e ripartisce l'onere fra di essi, prevedendo un ulteriore contributo alla finanza pubblica, che si aggiunge ai numerosi contributi gia' previsti da diverse leggi in questi anni. Il comma 499, poi, prevede ulteriori contributi (mediante la tabella inserita nel comma 454 dell'art. 1 l. 228/2012) e prolunga i vincoli gia' posti al 2017. Tali norme, in sostanza, introducono nuovi obblighi in termini di indebitamento netto a carico delle Regioni speciali;

si tratta di una rilevante riduzione della capacita' di spesa della Regione Friuli-Venezia Giulia, che si aggiunge alle analoghe misure gia' previste da diversi atti legislativi statali. Poiche' le norme qui impugnate rinviano al comma 454 dell'art. 1 l. 228/2012, aggravando la lesione da esso prodotta (in quanto prevedono un ulteriore contributo e prolungano i vincoli al 2017), si possono qui, in primo luogo, riportare e far valere le argomentazioni svolte nel ricorso n. 32/2013, proposto da questa Regione contro la l. 228/2012: "il comma 454 prevede in teoria l'accordo tra la Regione ed il Ministro dell'economia e delle finanze per il patto di stabilita', ma in realta' stabilisce unilateralmente che il saldo programmatico e' "determinato riducendo il complesso delle spese finali in termini di competenza eurocompatibile risultante dal consuntivo 2011" degli importi previsti da alcune leggi. Il comma 456 conferma il carattere illusorio della determinazione concordata del patto, in quanto rende facoltativo l'accordo. In questi termini, i commi 454 e 456 violano, in primo luogo, l'art. 1, co. 155, l. 220/2010, che e' norma adottata sulla base di un accordo tra Stato e Regione Friuli-Venezia Giulia e codifica, in relazione al patto di stabilita', il gia' citato principio consensuale che domina i rapporti finanziari tra Stato e Regioni speciali (sentenze n. 82 del 2007, n. 353 del 2004, n. 39 del 1984, n. 98 del 2000 e n. 133 del 2010), stabilendo che, "a decorrere dall'esercizio finanziario 2011, l'accordo annuale relativo al patto di stabilita' interno della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e' costruito considerando il complesso delle spese finali, al netto delle concessioni di crediti, valutate prendendo a riferimento le corrispondenti spese considerate nell'accordo per l'esercizio precedente". E' da ricordare che, in base alla sent. 118/2012, "l'accordo e' lo strumento, ormai consolidato (in quanto gia' presente nella legge 27 dicembre 1997, n. 449 ... e poi confermato da tutte le disposizioni che si sono occupate successivamente della materia) per conciliare e regolare in modo negoziato il doveroso concorso delle Regioni a statuto speciale alla manovra di finanza pubblica e la tutela della loro autonomia finanziaria, costituzionalmente rafforzata (ex plurimis sentenza n. 353 del 2004)". La Corte ha sottolineato che "nel solco di questo indirizzo normativo l'art. 1, comma 132, della legge n. 220 del 2010, ha stabilito che per gli esercizi 2011, 2012 e 2013, le Regioni a statuto speciale, escluse la Regione Trentino-Alto Adige e le Province autonome di Trento e di Bolzano, concordano con il Ministro dell'economia e delle finanze le concrete modalita' attuative del patto di stabilita' e del concorso alla manovra di finanza pubblica". Inoltre, la sent. 3/2013 (punto 7.3 del Diritto) ha annullato una norma legislativa di questa Regione, per violazione del principio di leale collaborazione, in quanto contrastava con una norma della l. 220/2010, adottata in resezione del Protocollo d'intesa firmato a Roma il 29.10.2010. E' poi da sottolineare che, mentre l'art. 1, co. 155, l. 220/2010 considerava come punto di partenza per il patto di stabilita' le "spese considerate nell'accordo per l'esercizio precedente", il comma 454 fa riferimento al...

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