n. 98 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 29 ottobre 2013 -

 
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Ricorso proposto dalla Regione Veneto (c.f. 80007580279 - P. IVA 02392630279), in persona del Presidente pro tempore della Giunta regionale dott. Luca Zaia (c.f. ZAILCU68C27C9570), a cio' autorizzato con D.G.R. n. 1827 del 15 ottobre 2013 allegata, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine del presente atto, tanto unitamente quanto disgiuntamente, dagli avv.ti Ezio Zanon (c.f. ZNNZE157L07B563K) coordinatore dell'Avvocatura regionale, Daniela Palumbo (c.f. PLMDNL57D69A266Q) della Direzione Affari Legislativi e Andrea Manzi (c.f. MNZNDR64T261804V) del Foro di Roma, con domicilio eletto presso lo studio di quest'ultimo in Roma, Via Confalonieri, n. 5 (per eventuali comunicazioni: fax 06/3211370, posta elettronica certificata andreamanzi@ordineavvocatiroma.org);

Nei confronti del Presidente pro tempore del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, presso la quale e' domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, per la dichiarazione di illegittimita' costituzionale degli articoli 18, comma 9;

41, comma 4 e 56-bis, comma 11, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 recante «Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia», nel testo risultante per effetto della conversione della legge 9 agosto 2013, n. 98 pubblicata nella G.U. n. 194 del 20 agosto 2013 S.O. n. 63, per violazione degli artt. 5, 42, 97, 117, 118, 119, della Costituzione, nonche' del principio di leale collaborazione di cui all'art.120 della Costituzione medesima. Fatto Con la legge 9 agosto 2013, n. 98 pubblicata nella G.U. n. 194 del 20 agosto 2013 S.O. n. 63, e' stato convertito in legge il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 recante «Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia». Il testo della legge di conversione, che e' intervenuto significativamente sull'assetto normativo del decreto legge, contiene una pletora di disposizioni simultaneamente incidenti in una pluralita' di contesti di interesse piu' generale, quali la semplificazione amministrativa, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la riprogrammazione di interventi sul territorio, l'adeguamento infrastrutturale, nonche' le ormai immancabili misure di contenimento della spesa, ma introduce anche disposizioni concernenti ambiti di disciplina decisamente puntiformi e di novellazione parziale, utilizzando ancora una volta la decretazione d'urgenza quale veicolo di intervento legislativo completamente avulso da qualsiasi meccanismo di inquadramento sistematico. Diritto Proprio nell'assoluta consapevolezza della situazione di eccezionale gravita' nella quale versa l'Esecutivo statale, tenuto ad adottare tutte le misure necessarie a conseguire quel rilancio dell'economia che risulta essere l'obiettivo dichiarato degli interventi normativi oggetto del presente giudizio, l'impugnazione delle disposizioni di seguito specificate in riferimento ai pedissequi parametri puntualmente indicati, risponde unicamente all'elementare necessita' di applicare rigorosamente i precetti di rango costituzionale statuiti a tutela di attribuzioni garantite alle Regioni nei singoli contesti considerati, per consentire un'effettiva ed attiva partecipazione delle stesse alla realizzazione degli scopi dell'intervento legislativo. Conseguentemente, la disamina delle norme impugnate procedera' partitamente, seguendo l'ordine progressivo degli articoli come strutturati nel decreto-legge. Profili di illegittimita' costituzionale dell'articolo 18, comma 9 del d.l. n. 69/2013, convertito dalla legge n. 98/2013 per violazione degli articoli 5, 117, 118 e 119 della Costituzione, del principio di leale collaborazione di cui all'articolo 120 della Costituzione, del principio di sussidiarieta' di cui all'articolo 118 della Costituzione e del principio di imparzialita' e buon andamento sancito dall'articolo 97 della Costituzione. L'articolo 18, comma 9 prevede la stipula di una convenzione tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, di seguito ANCI, per l'assegnazione di finanziamenti statali a favore di interventi realizzati dai Comuni. In dettaglio l'articolo 18, comma 9 del decreto-legge n. 69/2013 autorizza l'assegnazione di ingenti risorse statali alla realizzazione di una pluralita' di interventi, da parte delle Amministrazioni comunali, in quanto ricomprese nel primo Programma suggestivamente denominato «6000 Campanili». Gli interventi devono essere muniti di tutti i pareri, autorizzazioni, permessi o qualsivoglia altro nulla osta, in conformita' alla normativa di riferimento. La disposizione, quindi, stabilisce i requisiti dei beneficiari ed i limiti di spesa, nonche' l'importo ammissibile del contributo per singolo progetto. Le istanze di contributo, inoltre, per il tramite di ANCI, devono essere presentate al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che approva il programma. Proprio in considerazione di tale frapposizione procedimentale, era stato stabilito che entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, e quindi entro il 20 settembre 2013, con apposita convenzione tra il Ministero competente ed ANCI fossero disciplinati i criteri per l'ammissibilita' degli interventi che fanno parte del Programma all'utilizzo delle risorse. Il legislatore statale in sostanza, avrebbe disposto una «esternalizzazione» delle funzioni amministrative proprie, perche' correlate all'assegnazione di contributi statali, conferendole ex lege ad un organismo rappresentativo dei Comuni. La conseguente, totale estromissione dell'ente regionale al procedimento amministrativo, ovviamente statale, di assegnazione delle risorse certamente statali, tuttavia, e' reputata dal patrocinio regionale confliggente con gli articoli 5, 117, 118 e 119 della Costituzione per le ragioni di seguito dettagliatamente argomentate. Va precisato che la difesa regionale e' consapevole di come, prima facie, trattandosi di competenza procedimentale e di risorse finanziarie di spettanza esclusiva statale, senza alcuna compartecipazione regionale, la posizione regionale possa apparire del tutto avulsa dal contesto normativo di riferimento, e, conseguentemente, del tutto priva di qualsivoglia fondamento di legittimazione a ricorrere, non essendo immediatamente percepibile il vulnus subito alle proprie attribuzioni costituzionalmente garantite. Ma non e' cosi' e per comprendere agevolmente le circostanze generatrici delle lesioni lamentate, si richiama l'attenzione di codesta Ecc.ma Corte sullo sviluppo della vicenda che ha dato origine alla disposizione odiernamente censurata, allo scopo di evidenziare, contestualizzandola, la ratio della medesima, come desumibile dagli Atti preparatori. In punto, come indicato nel Dossier Studi della Camera dei deputati, la norma in commento disciplina una procedura che coinvolge, per un verso, i Comuni e, per altro verso, il Ministero competente, analogamente a quanto gia' previsto per il «Piano nazionale per le citta'» disciplinato dall'articolo 12 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 convertito, con modificazioni, con la legge 7 agosto 2012, n. 134. Quest'ultima disposizione, in vigore dal 12 agosto 2012, ha introdotto nell'ordinamento una procedura standardizzata di coordinamento interistituzionale, orientata all'efficientamento finanziario, conseguito mediante la razionalizzazione delle modalita' di individuazione e realizzazione degli interventi. La norma, in realta', contiene la scansione di un meccanismo piuttosto complesso, che, innanzitutto, impone ai Comuni la predisposizione di un piano dedicato alla riqualificazione di aree urbane, avuto particolare riferimento a quelle degradate. Viene, altresi', istituita una Cabina di regia per la realizzazione del piano di cui si tratta, alla quale dovrebbero partecipare, tra gli altri, oltre ai rappresentanti di organismi statali, anche due rappresentanti della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, un rappresentante dell'Agenzia del Demanio, uno della Cassa Depositi e Prestiti, nonche' un rappresentante di ANCI. E' stato, inoltre, previsto che le Amministrazioni comunali strutturino le proposte di Contratto di valorizzazione urbana, costituite da un insieme coordinato di interventi, inviandole alla Cabina di regia che e' tenuta a selezionare le proposte in base agli specifici criteri, pure indicati nella disposizione medesima. Infine, la stessa Cabina di regia, che ha il compito di definire gli investimenti attivabili, sulla base degli apporti e delle risorse conferiti dagli organismi partecipanti, richiede al Ministero l'accantonamento di tali risorse in un apposito Fondo finanziario e promuove, d'intesa con il Comune interessato, la sottoscrizione del Contratto di valorizzazione urbana che regola i reciproci rapporti tra soggetto finanziatore e soggetto destinatario del beneficio economico. L'insieme dei Contratti cosi' sottoscritti integra il Piano nazionale per le citta'. La procedura sopra descritta ha trovato puntuale attuazione in conformita' ai dettami normativi, e le proposte delle Amministrazioni comunali sono state considerate nel decreto dipartimentale n. 1105/2013, che ha approvato la devoluzione delle risorse disponibili al Fondo citato. Conseguentemente, i progetti che dovessero superare positivamente la selezione potranno beneficiarie di un cofinanziamento nazionale pari a complessivi 318 milioni di euro. Tale premessa argomentativa, apparentemente estranea al presente giudizio, e' invece, ad avviso del patrocinio regionale, doverosa, poiche' risulta del tutto incomprensibile per quale ragione, diversamente da quanto appena delineato, la norma impugnata, che regola sostanzialmente una procedura ad effetti analoghi a quella gia' considerata, sia quanto alla natura degli impegni finanziari, sia per quanto attiene ai destinatari dei finanziamenti stessi, escluda radicalmente qualsiasi partecipazione dell'Amministrazione regionale, che viene invece relegata...

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