n. 80 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 12 agosto 2013 -

 
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Ricorso per la regione autonoma della Sardegna (codice fiscale 80002870923), in persona del presidente pro tempore dott. Ugo Cappellacci, rappresentata e difesa, giusta procura a margine del presente atto, dagli avvocati Tiziana Ledda (codice fiscale LDDTZN52T59B354Q;

fax 070.6062418;

pec: tledda@pec.regione.sardegna.it) e prof. Massimo Luciani (codice fiscale LCNMSM52L23H501G;

fax 06.90236029;

pec: massimoluciani@ordineavvocatiroma.org), con domicilio eletto presso lo studio del secondo in 00153 Roma, Lungotevere Raffaello Sanzio n. 9. Contro il Presidente del Consiglio dei ministri, in persona del Presidente del Consiglio pro tempore, per la dichiarazione d'illegittimita' costituzionale dell'art. 11, commi 5-bis e 8, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 8 aprile 2013, n. 82, convertito in legge 6 giugno 2013, n. 64, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7 giugno 2013, n. 132. Fatto 1. - Nella Gazzetta Ufficiale 8 aprile 2013, n. 82, e' stato pubblicato il decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, recante «Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonche' in materia di versamento di tributi degli enti locali». L'art. 11 del suddetto decreto recava (e reca tuttora) alcune disposizioni che disciplinano i rapporti finanziari dello Stato (solo) con la Regione siciliana (commi da 1 a 5) e con la regione Piemonte (commi 6 e 7) e che modificano il regime dei contributi di finanza pubblica imposti dallo Stato a tutte le autonomie speciali con l'art. 16, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2013 (comma 8). La legge di conversione n. 64 del 2012, pubblicata in Gazzetta Ufficiale 7 giugno 2013, n. 132, ha aggiunto all'articolo in esame il comma 5-bis, che disciplina alcuni profili dello specifico rapporto di finanza pubblica tra lo Stato e la ricorrente regione Sardegna. Ha, altresi', riformulato il comma 8, relativo, come si diceva, alla disciplina dei contributi di finanza pubblica gia' imposti con l'art. 16, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012. Nella formulazione vigente, introdotta dalla legge di conversione del decreto-legge qui impugnato, i commi 5-bis e 8 dell'art. 11 del decreto-legge n. 35 del 2013 prevedono quanto segue: comma 5-bis: «Fatte salve le previsioni dell'art. 16, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e dei commi 1 e 2 dell'art. 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, al fine di dare piena applicazione, secondo i principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 118 del 2012, al nuovo regime regolatore dei rapporti finanziari tra lo Stato e la regione Sardegna, disciplinato dalle disposizioni di cui all'art. 1, comma 834, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, tenendo conto degli stanziamenti di competenza e cassa allo scopo previsti nel bilancio di previsione per l'anno finanziario 2013 e nel bilancio pluriennale per il triennio 2013-2015, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro dell'economia e delle finanze concorda, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica, con la regione Sardegna, con le procedure di cui all'art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le modifiche da apportare al patto di stabilita' interno per la regione Sardegna»;

comma 8: «Al fine di garantire una sufficiente liquidita' per far fronte ai pagamenti in conto capitale degli enti territoriali e, per la parte corrente, nel comparto dei trasporti e per il funzionamento di infrastrutture indispensabili per lo sviluppo delle regioni, al comma 3 dell'art. 16 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dopo le parole: "compartecipazione ai tributi erariali" sono inserite le seguenti parole: "o, previo accordo tra la regione richiedente, il Ministero per la coesione territoriale e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a valere sulle risorse destinate alla programmazione regionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione" ed e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "In caso di utilizzo delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione per le finalita' di cui al presente comma, la regione interessata propone conseguentemente al CIPE per la presa d'atto, la nuova programmazione nel limite delle disponibilita' residue, con priorita' per il finanziamento di interventi finalizzati alla promozione dello sviluppo in materia di trasporti, di infrastrutture e di investimenti locali."». 2. - Il comma 5-bis dell'art. 11 del decreto-legge n. 35 del 2013 detta disposizioni circa l'adeguamento dell'accordo sul patto di stabilita' tra la regione Sardegna e lo Stato, obbligando il Ministero dell'economia e delle finanze a concordare con la regione le modifiche al patto di stabilita' medesimo, al fine di renderlo congruente con il nuovo regime delle entrate regionali stabilito dall'art. 8 dello Statuto sardo, come novellato dall'art. 1, comma 834, della legge n. 296 del 2006. Entrambi i commi, poi, concernono anche l'art. 16, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012: il primo perche', quanto ai rapporti finanziari tra Stato e regione Sardegna, fa salvo detto art. 16, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012;

il secondo perche' modifica in alcune sue parti quello stesso comma 3. 2.1. - Conviene, dunque, per comodita' di lettura, riportare il testo del suddetto art. 16, comma 3, decreto-legge n. 95 del 2012, nella formulazione vigente (sono sottolineate le parti novellate dal comma 8 dell'art. 11 del decreto-legge n. 35 del 2013): «Con le procedure previste dall'art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano assicurano un concorso alla finanza pubblica per l'importo complessivo di 600 milioni di euro per l'anno 2012, 1.200 milioni di euro per l'anno 2013 e 1.500 milioni di euro per l'anno 2014 e 1.575 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al predetto art. 27, l'importo del concorso complessivo di cui al primo periodo del presente comma e' annualmente accantonato, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, o, previo accordo tra la regione richiedente, il Ministero per la coesione territoriale e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a valere sulle risorse destinate alla programmazione regionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione sulla base di apposito accordo sancito tra le medesime autonomie speciali in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e recepito con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze entro il 31 gennaio di ciascun anno. In caso di mancato accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, l'accantonamento e' effettuato, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze da emanare entro il 15 febbraio di ciascun anno, in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l'anno 2011, dal SIOPE. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al citato art. 27, gli obiettivi del patto di stabilita' interno delle predette autonomie speciali sono rideterminati tenendo conto degli importi incrementati di 500 milioni di euro annui derivanti dalle predette procedure. In caso di utilizzo delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione per le finalita' di cui al presente comma, la regione interessata propone conseguentemente al CIPE per la presa d'atto, la nuova programmazione nel limite delle disponibilita' residue, con priorita' per il finanziamento di interventi finalizzati alla promozione dello sviluppo in materia di trasporti, di infrastrutture e di investimenti locali». 3. - Si puo', ora, comprendere quale effetto producano le disposizioni oggetto del presente giudizio sugli interessi e sulle attribuzioni costituzionali e statutarie della ricorrente. Il comma 5-bis dell'art. 11 del decreto-legge n. 35 del 2013 impone al Ministero dell'economia e delle finanze di concordare con la regione Sardegna l'adeguamento dei rapporti finanziari tra Stato e regione al nuovo regime delle entrate regionali derivanti dalle quote di compartecipazione ai tributi erariali disposto dall'art. 8 dello statuto sardo, come riformato dall'art. 1, comma 834, della legge n. 296 del 2006. Come e' ben noto all'Ecc.ma Corte, che ha avuto modo di pronunciarsi sulla questione piu' volte (cfr. sentenze nn. 99 e 118 del 2012 e 95 del 2013), la regione Sardegna e' tuttora in attesa che lo Stato dia compiuta esecuzione alla nuova formulazione dell'art. 8 dello statuto, tanto che sulla questione e' maturato un consistente contenzioso, in parte tuttora pendente (cfr. i giudizi rubricati al R. Ric. nn. 196/2012 e 41/2013), concernente la concreta disponibilita' finanziaria e la relativa capacita' di spesa delle somme assicurate dallo stesso art. 8 dello statuto. Ora, finalmente, con l'art. 11, comma 5-bis, del decreto-legge n. 34 del 2013, lo Stato ha imposto (o, per meglio dire, esplicitato un'imposizione gia' derivante dallo statuto e dalla giurisprudenza costituzionale) ai competenti uffici del Ministero di concordare con la regione Sardegna una formulazione del patto di stabilita' interno che sia coerente e congruente con il nuovo regime delle entrate regionali, in modo da assicurare alla regione la possibilita' di effettivo utilizzo di quelle somme. Nondimeno, il legislatore statale ha inteso vincolare l'accordo che Ministero e regione dovranno stipulare al rispetto di due condizioni: che siano «fatte salve le previsioni dell'art. 16, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95»;

che siano rispettate le «procedure di cui all'art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42». Entrambe queste condizioni previste dalla legge sono...

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