n. 20 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 15 febbraio 2013 -

 
ESTRATTO GRATUITO

Ricorso della Regione autonoma della Sardegna (codice fiscale 80002870923) con sede legale in 09123 Cagliari (CA), Viale Trento, n. 69, in persona del Presidente pro tempore Dott. Ugo Cappellacci, rappresentata e difesa, giusta procura a margine del presente atto, dagli Avv.ti Tiziana Ledda (cod. fisc. LDDTZN52T59B354Q, fax 0706062418, posta elettronica certificata tledda@pec.regione.sardegna.it) e Prof. Massimo Luciani (cod. fisc. LCNMSM52L23H501G;

fax 0690236029;

posta elettronica certificata massimoluciani@ordineavvocatiroma.org), elettivamente domiciliata presso lo Studio del secondo in 00153 Roma, Lungotevere Raffaello Sanzio, n. 9, Contro il Presidente del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente pro-tempore, per la dichiarazione dell'illegittimita' costituzionale del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, recante "Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonche' ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012", pubblicato in G.U. n. 237 del 10 ottobre 2012, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 dicembre 2012, n. 213, pubblicata in G.U. n. 286 del 7 dicembre 2012, Suppl. Ord., ed in particolare gli articoli 1, 1-bis, 2, 3, 6 e 11-bis. Fatto 1. - Il decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, recante "Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonche' ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012", pubblicato in G.U. n. 237 del 10 ottobre 2012, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 dicembre 2012, n. 213, pubblicata in G.U. n. 286 del 7 dicembre 2012, Suppl. Ord., ha disciplinato una vasta pluralita' di oggetti, tra i quali - per citare solo quanto qui interessa direttamente - il regime dei controlli sull'attivita' economico-finanziaria e di bilancio delle Regioni e degli enti locali (artt. 1, 3 e 6), i meccanismi sanzionatori a carico dei componenti degli organi di governo degli enti territoriali (art. 1-bis) e le misure di contenimento della spesa pubblica dei medesimi enti (art. 2). E' agevole constatare che il programma di riforma del regime dei controlli sugli enti territoriali delineato da tale decreto-legge pretende di riguardare anche le Regioni a statuto speciale, che, del resto, l'art. 11-bis (come si vedra') richiama direttamente. Per vari e significativi profili, pero', questa estensione della disciplina alle Regioni speciali si rivela del tutto illegittima. Specificamente illegittimi, e violativi delle attribuzioni della ricorrente, nelle parti che si indicheranno di seguito con maggior precisione, sono gli articoli 1, 1-bis, 2, 3, 6 e 1-bis del d.l. n. 174 del 2012, per come conv. in l. n. 213 del 2012. Essi debbono essere pertanto dichiarati costituzionalmente illegittimi per i seguenti motivi di Diritto 1. - Illegittimita' costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 16, del d.l. n. 174 del 2012, come conv. in l. n. 213 del 2012. L'art. 1 del d.l. n. 174 del 2012 contiene una varia pluralita' di previsioni normative, tutte, peraltro, finalizzate all'introduzione di nuove forme di controllo sulla politica di bilancio e sulla gestione economico-finanziaria delle Regioni o delle loro articolazioni. E' bene distinguere due gruppi di disposizioni. Un primo gruppo di disposizioni concerne l'istituzione di nuove forme di controllo sulla politica di bilancio e sulla gestione finanziaria generale delle Regioni. Un secondo gruppo concerne l'istituzione di nuove forme di controllo sulla gestione economico-finanziaria dei fondi assegnati ai Gruppi consiliari presso le Regioni. Di tali gruppi e' bene trattare separatamente. 1.1. - Quanto ai controlli sulla politica di bilancio e sulla gestione finanziaria generale delle Regioni. Il primo comma 1 indica la (pretesa) finalita' dell'intero articolo, che sarebbe quella di "adeguare [...] il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria delle regioni". Il secondo comma prevede che "ogni sei mesi le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti trasmettono ai consigli regionali una relazione sulla tipologia delle coperture finanziarie adottate nelle leggi regionali approvate nel semestre precedente e sulle tecniche di quantificazione degli oneri". Il terzo comma prevede che "le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti esaminano i bilanci preventivi e i rendiconti consuntivi delle regioni e degli enti che compongono il Servizio sanitario nazionale, con le modalita' e secondo le procedure di cui all'art. 1, commi 166 e seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, [ossia recependo le relazioni provenienti dai revisori dei conti degli enti vigilati e analizzandole anche attraverso esperti esterni alla Corte medesima] per la verifica del rispetto degli obiettivi annuali posti dal patto di stabilita' interno, dell'osservanza del vincolo previsto in materia di indebitamento dall'art. 119, sesto comma, della Costituzione, della sostenibilita' dell'indebitamento e dell'assenza di irregolarita' suscettibili di pregiudicare, anche in prospettiva, gli equilibri economico-finanziari degli enti". A questo proposito, il secondo periodo dello stesso comma prescrive che "i bilanci preventivi annuali e pluriennali e i rendiconti delle regioni con i relativi allegati sono trasmessi alle competenti sezioni regionali di controllo della Corte dei conti dai presidenti delle regioni con propria relazione". Il quarto comma prevede che "le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti verificano altresi' che i rendiconti delle regioni tengano conto anche delle partecipazioni in societa' controllate e alle quali affidata la gestione di servizi pubblici per la collettivita' regionale e di servizi strumentali alla regione, nonche' dei risultati definitivi della gestione degli enti del Servizio sanitario nazionale". Il quinto comma assoggetta il rendiconto generale della Regione al giudizio di parifica della Corte dei conti, precisando che "alla decisione di parifica e' allegata una relazione nella quale la Corte dei conti formula le sue osservazioni in merito alla legittimita' e alla regolarita' della gestione e propone le misure di correzione e gli interventi di riforma che ritiene necessari al fine, in particolare, di assicurare l'equilibrio del bilancio e di migliorare l'efficacia e l'efficienza della spesa". Il sesto comma obbliga il Presidente della Regione a trasmettere "ogni dodici mesi alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti una relazione sulla regolarita' della gestione e sull'efficacia e sull'adeguatezza del sistema dei controlli interni adottato sulla base delle linee guida deliberate dalla sezione delle autonomie della Corte dei conti". I primi sei commi dell'articolo in esame, sopra brevemente descritti, disciplinano adempimenti preliminari, che sono preordinati al sistema di controlli e sanzioni previsti dai commi successivi (sicche' anche per essi valgono le censure che subito si diranno a proposito di questi). Gia' con tali procedure, peraltro, lo Stato condiziona lo svolgimento dell'organizzazione interna della Regione, che e' costretta non solo a trasmettere i propri dati di bilancio al Giudice contabile, ma anche a dare conto del "sistema dei controlli interni" che adotta (cfr. il comma 6 ora riportato testualmente). Gia' questo dato e' indicativo: non sono solo i conti della Regione ad essere sotto osservazione, ma e' l'intera attivita' amministrativa ad essere condizionata dallo Stato. In particolare, il comma 7 prevede che, nel caso in cui i controlli sopra indicati riscontrino "squilibri economico-finanziari", "mancata copertura di spese" o "violazione di norme finalizzate a garantire la regolarita' della gestione finanziaria o del mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilita' interno", le Amministrazioni interessate hanno "l'obbligo di adottare, entro sessanta giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia di accertamento, i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarita' e a ripristinare gli equilibri di bilancio". Su tali provvedimenti e' previsto un ulteriore controllo da parte della Corte dei conti. Infine e' previsto che, nel caso in cui "la regione non provveda alla trasmissione dei suddetti provvedimenti o la verifica delle sezioni regionali di controllo dia esito negativo, e' preclusa l'attuazione dei programmi di spesa per i quali e' stata accertata la mancata copertura o l'insussistenza della relativa sostenibilita' finanziaria". Il comma 8, poi, prevede che "le relazioni redatte dalle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti ai sensi dei commi precedenti sono trasmesse alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell'economia e delle finanze per le determinazioni di competenza". Tutte le disposizioni ora richiamate impingono in profondita' nell'autonomia regionale, toccando numerosi profili del suo esercizio, reintroducendo il sistema dei controlli preventivi di legittimita' e attribuendo particolari competenze sia alla Corte dei conti che all'Amministrazione statale, che in parte illegittimamente comprimono e in parte usurpano le attribuzioni costituzionali e statutarie della Regione. 1.1.1. - Le disposizioni in esame violano anzitutto gli artt. 7 e 8 dello Statuto, in una con gli artt. 117, comma 3, e 119 Cost. Elemento cardine dell'autonomia finanziaria della Regione, riconosciuta dall'art. 7 dello Statuto e dall'art. 119 Cost. e nutrita dai canali di finanziamento di cui all'art. 8 St., e' l'autonoma redazione e approvazione (con legge regionale) del bilancio regionale. L'istituzione di un nuovo controllo preventivo e successivo di legittimita' sul bilancio si risolve in una violazione dell'autonomia finanziaria regionale. In tanto l'autonomia di bilancio ha un senso, infatti, in quanto le scelte di bilancio, ancorche' possano essere delimitate nei loro contenuti da un quadro di...

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA