N. 154 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 23 novembre 2011

 
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Ricorso della Regione Campania (c.f. 80011990636), in persona del Presidente della Giunta regionale pro tempore, on. dott. Stefano Caldoro, rappresentata e difesa, ai sensi delle delibere della Giunta regionale n. 616 dell'11 novembre 2011, giusta procura a margine del presente atto, unitamente e disgiuntamente, dall'avv. Maria D'Elia (c.f. DLEMRA53H42F839H), dell'Avvocatura regionale, e dal prof. avv.

Beniamino Caravita di Toritto (c.f. CRVBMN54D19H501A), del libero foro, ed elettivamente domiciliata presso l'Ufficio di rappresentanza della Regione Campania sito in Roma alla via Poli n. 29 (fax:

06/42001646; pec abilitata: cdta@legalmail.it);

Contro il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore per la dichiarazione di illegittimita' costituzionale dell'art. 2, commi 2, 3 e 5, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149, avente ad oggetto 'Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42', pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20 settembre 2011, n. 219, per violazione degli articoli 122, 126, 120 della Costituzione, nonche' del principio di ragionevolezza.

Fatto Con decreto legislativo del 6 settembre 2011, n. 149, il Governo, nell'esercizio della delega di cui alla legge 5 maggio 2009, n. 42 in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'art. 119 della Costituzione, ha emanato un complesso di disposizioni recanti 'Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42'.

L'intervento normativo, articolato in 17 articoli ripartiti in tre capi, costituisce attuazione delle innovazioni istituzionali introdotte con l'attuazione del federalismo fiscale. Esso si prefigge lo scopo di responsabilizzare gli enti territoriali mediante l'individuazione di fattispecie di 'responsabilita'' e favorendo altresi' la trasparenza delle decisioni di spesa e la loro precisa imputabilita'.

Il primo capo e' dedicato ai meccanismi sanzionatori. Al suo interno, l'art. 1 impone alle Regioni di redigere un inventario di fine legislatura, contenente la descrizione dettagliata delle principali informazioni relative all'attivita' di governo finalizzate al contenimento della spesa, alla convergenza verso i costi standard, allo stato certificato della spesa sanitaria e dell'indebitamento regionale. Un simile strumento viene predisposto (art. 4) per le stesse finalita', anche con riguardo alle province e ai comuni.

Un meccanismo sanzionatorio particolarmente incisivo e' quello previsto ex art. 2, oggetto - come meglio si precisera' - della presente questione di legittimita' costituzionale. La norma definisce le condizioni in presenza delle quali si verifica grave dissesto finanziario, con riferimento al disavanzo sanitario, tale da determinare grave violazione di legge e, conseguentemente, lo scioglimento ex art. 126, comma 1, della Costituzione, del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta per 'responsabilita' politica' nel proprio mandato di amministrazione della regione.

Sono inoltre previste, in caso di grave dissesto finanziario, ipotesi di decadenza automatica e interdizione dei funzionari regionali e dei revisori dei conti (art. 3). Viene poi prevista la possibilita' per il Ministero dell'economia e delle finanze di attivare verifiche sulla regolarita' della gestione amministrativo-contabile anche in riferimento a situazioni di squilibrio finanziario riferibili a nuovi ulteriori indicatori precisati dalla norma. Vengono poi configurate all'art. 6 ipotesi di responsabilita' politica del presidente della provincia e del sindaco, mediante modifiche ad hoc dell'art. 248 del d.lgs. n. 267 del 2000, e vengono infine previsti (art. 7) gli obblighi ai quali sono assoggettate le regioni e gli enti locali che non rispettano il patto di stabilita' interno.

Il capo II del decreto legislativo individua alcuni meccanismi premiali che, sia consentito sottolinearlo, evidenziano un chiaro disequilibrio rispetto all'incisivita' e alla consistenza dei meccanismi sanzionatori previsti dal capo precedente. Si tratta di benefici da riconoscere alle regioni che hanno registrato un rapporto uguale o inferiore alla media nazionale fra spesa per il personale e spesa corrente. Ulteriori meccanismi premiali sono diretti a razionalizzare la spesa sanitaria a favore delle Regioni che dal 2012 istituiscano una Centrale regionale per gli acquisti e l'aggiudicazione di procedure di gara per l'approvvigionamento di beni e servizi, nonche' altre misure in relazione ai prezzi di riferimento delle prestazioni e dei servizi sanitari e non sanitari (art. 9). E' poi previsto il concorso delle province nella lotta all'evasione fiscale e incentivi per l'impegno in tale attivita'.

Infine, al Capo III, trovano spazio alcune disposizioni finali relative alle province autonome di Trento e Bolzano, al coordinamento informativo, statistico e informatico dei dati delle amministrazioni pubbliche, nonche' in materia di interventi del settore creditizio a favore del pagamento delle imprese creditrici degli enti territoriali.

Tra queste disposizioni, gravemente lesiva dell'autonomia regionale, per i motivi che subito si preciseranno, e' sicuramente l'art. 2 di cui si pone questione di legittimita' costituzionale.

Il comma 2, del richiamato art. 2, in particolare, dispone che il 'grave dissesto finanziario', cosi' come definito dal decreto medesimo al precedente comma 1, 'costituisce grave violazione di legge' ai sensi dell'art. 126, comma 1, Cost. e che, in tal caso, sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale nonche' la rimozione del Presidente della giunta regionale 'per responsabilita' politica nel proprio mandato di amministrazione della regione' ove sia ccertata dalla Corte dei conti la sussistenza delle condizioni di dissesto dettate al comma 1 e 'la loro riconduzione alla diretta responsabilita' con dolo o colpa grave del Presidente della Giunta regionale'. La disposizione precisa inoltre che il decreto del Presidente della Repubblica e' adottato previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previo parere conforme della commissione parlamentare per le questioni regionali espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti. Alla riunione del Consiglio dei ministri partecipa il Presidente della Giunta regionale interessato.

Il comma 3 prescrive che il Presidente cosi' rimosso e' incandidabile alle cariche elettive a livello locale, regionale, nazionale ed europeo per un periodo di dieci anni e non puo' essere nominato, per lo stesso periodo decennale, quale componente di alcun organo o carica di governo degli enti locali, delle Regioni, dello Stato e dell'Unione europea.

Al comma 5 viene precisato che nelle more dell'insediamento del nuovo Presidente della Giunta regionale, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute e sentito il Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, nomina un nuovo commissario ad acta per l'esercizio delle competenze del Presidente della Giunta regionale concernenti l'ordinaria amministrazione e gli atti improrogabili.

L'art. 2, commi 2, 3 e 5, del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 149 risulta gravemente lesivo delle prerogative della Regione Campania, in quanto viziato da manifesta illegittimita' costituzionale per i seguenti motivi di Diritto

  1. Illegittimita' dell'art. 2, comma 2, del d.lgs. n. 149 del 2011, nella parte in cui prevede che il grave dissesto finanziario - come definito dal comma 1 - determina lo scioglimento degli organi regionali, per contrasto con il principio di ragionevolezza e con gli artt. 122 e 126 della Costituzione.

    1.1 L'art. 2, comma 2, del d.lgs. n. 149 del 2011 prevede lo scioglimento del Consiglio regionale nonche' la rimozione del Presidente della Giunta 'per responsabilita' politica nel proprio mandato', quale conseguenza del grave dissesto finanziario con riferimento al disavanzo sanitario, come precisato e individuato dal comma 1. Si tratta di fattispecie che riguarda le regioni assoggettate a piano di rientro al verificarsi congiunto delle condizioni precisate dal comma 1, vale a dire: mancato adempimento, anche solo parziale ('in tutto o in parte'), da parte del Presidente della Giunta regionale nominato Commissario ad acta (ex art. 2, commi 79 e 83, della legge n. 191 del 2009) all'obbligo di redazione del piano di rientro o agli obblighi operativi derivanti; non raggiungimento degli obiettivi del piano; incremento al livello massimo dell'aliquota Irpef per due esercizi consecutivi.

    In primo luogo, di dubbia legittimita' appare la autoqualificazione operata dal legislatore ordinario al comma 2, in relazione all'ipotesi di grave dissesto...

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