Crisi delle responsabilità pubbliche V la garanzia dei diritti allo sviluppo della personalità. Il caso del dibattito sul valore legale del titolo di studio universitario

Autore:Poggi A.
Pagine:1035-1044
 
ESTRATTO GRATUITO
1035
Annamaria Poggi
CRISI DELLE RESPONSABILITÀ PUBBLICHE V
LA GARANZIA DEI DIRITTI ALLO SVILUPPO
DELLA PERSONALITÀ. IL CASO DEL DIBATTITO
SUL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO UNIVERSITARIO
SOMMARIO: I. Introduzione. Il dibattito attuale sul valore legale dei titoli di studio. - II. Il “falso” dilemma:
il valore «legale» come valore «uguale». - III. Valore legale e tutela della fede pubblica. - IV. La so-
vrapposizione tra i due concetti e la “burocratizzazione” del valore legale. - V. Le responsabilità
“pubbliche” per lo sviluppo della personalità.
I. Introduzione. Il dibattito attuale sul valore legale dei titoli di studio
Da qualche tempo si ridiscute in Italia il tema del valore legale del titolo di studio.
Tema antico, che per parecchi anni è rimasto un fiume carsico, ogni tanto riemergente
in seguito ad indagini che crudamente sottoponevano all’attenzione dell’opinione pub-
blica la schizofrenia di un sistema in cui l’assetto ordinamentale degli studi universitari
non produce i risultati attesi nel mercato del lavoro, pubblico e privato.
L’ultima in ordine di tempo condotta dal Consorzio ALMA LAUREA (XIV indagine
2012) e riportata nel Rapporto sulla Condizione occupazionale dei laureati sottolinea co-
me “aumenta la disoccupazione (in misura superiore rispetto all’anno passato) fra i laure-
ati triennali: dal 16 al 19% (l’anno precedente l’incremento aveva superato di poco il pun-
to percentuale). La disoccupazione lievita anche, e risulta perfino più consistente, fra i lau-
reati specialistici, quelli con un percorso di studi più lungo: dal 18 al 20% (la precedente
rilevazione aveva evidenziato una crescita inferiore ai 2 punti percentuali)”.
Una disoccupazione che è a rischio di divenire prolungata poiché, come si sottoli-
nea nel Rapporto essa è in parte ante crisi: “tra il 2004 e il 2008, quindi negli a nni pre-
cedenti alla crisi, tranne che in una breve fase di crescita moderata, l’Italia ha fatto
segnare una riduzione della quota di occupati nelle professioni ad a lta specializzazio-
ne, in controtendenza rispetto al complesso dei paesi dell’Unione Europea. Un’asim-
metria di comporta mento che si è accentua ta nel corso della crisi: mentre a l contrarsi
dell’occupazione, negli altri paesi è cresciuta la quota di occupati ad alta qualificazio-
ne, nel nostro paese è avvenuto il contrario”.
Non solo ma, in aggiunta, si aggravano i problemi strutturali che ci portiamo die-
tro dall’Unificazione, perché aumenta il divario Nord-Sud1.
Infine, sul tema qui in esame si registra che l’efficacia del titolo universitario, nel sen-
so di «utilizzo, nel lavoro svolto, delle competenze acquisite all’università e la richiesta,
formale o sostanziale, della laurea per l’esercizio della propria attività lavorativa ri-
1 «L’occupazione dei laureati specialistici del 2007 residenti al Nord, ad un anno dalla conclusione
degli studi, era superiore di 13,5 punti per centuali rispetto ai colleghi residenti nel Mezzogiorno; fra i lau-
reati del 2010 il divario è lievitato a 17 punti percentuali. Contemporaneamente la disoccupazione, che fra
i laur eati residenti al Sud er a superior e di 11,7 punti percentuali r ispetto ai r esidenti al Nord, ha visto il
divario crescere ra ggiungendo 17,8 punti percentuali. Ancora più consistente la lievitazione del differen-
ziale sul terreno delle retribuzioni. Per chi lavorava al Nord la retribuzione era superiore dell’8,2 per cen-
to (laurea ti 2008) rispetto a chi lavora va nel Sud; una disparità che è lievitata fino a ra ddoppiare fra i la u-
reati del 2010 (16,9 per cento). Non è un caso che la mobilità terr itoriale per motivi di lavoro (spesso pre-
ceduta da mobilità per motivi di studio), appare quasi del tutto assente nel Nord (dove l’unico flusso di una
certa consistenza, 3%, va all’estero), men tre fra i laureati residenti nel Mezzogiorno raggiunge quote con-
sistenti (un terzo degli occupati che si spostano prevalentemente al Nord, 18%, e al Centr o, 12)».

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA