La repressione della condotta antisindacale

Autore:Antonio Belsito
Pagine:171-187
 
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1. Attività antisindacale. 2. La tutela della libertà sindacale e la legittimazione
attiva. 3. La plurioffensività del comportamento antisindacale. 4. La repressio-
ne della condotta antisindacale nel pubblico impiego. 5. Del procedimento.
6. Del decreto motivato ed immediatamente esecutivo. 7. Il giudizio di op-
posizione al decreto ex art. 28 L. 300/70. 8. Confronto tra il procedimento
cautelare ex art. 700 c.p.c. ed il giudizio ex art. 28 L. 300/70.
LA REPRESSIONE
DELLA CONDOTTA
ANTISINDACALE
CAPITOLO 6
SOMMARIO
1. Attività antisindacale
L’art. 28 L. 300/70 espone dettagliatamente il particolare
procedimento giudiziario da esperirsi per reprimere il comporta-
mento antisindacale posto in essere dal datore di lavoro. Trattasi
di una storica innovazione nel nostro ordinamento.
Questa norma non è meramente processuale, bensì anche “so-
stanziale”, o meglio di “chiusura”, nel senso che mira a sanzionare
non solo quei comportamenti che erano ritenuti legittimi prima
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dell’entrata in vigore di questa normativa, ma soprattutto quelli
tesi a ledere i beni della libertà, dell’attività sindacale e dell’eser-
cizio dello sciopero235.
Essa è diretta contro quelle pratiche limitative dei beni tutelati,
ritenute insidiose perché non facilmente definibili236.
Il procedimento viene introdotto nel 1970, prescindendo dalle
regole del processo del lavoro di epoca successiva (L. 533/73).
La competenza a conoscere di questa controversia è del Ma-
gistrato del Lavoro del luogo ove ha sede l’azienda o dove si è
consumata la condotta antisindacale237.
Secondo recente giurisprudenza di legittimità è rilevante il
luogo di commissione del comportamento antisindacale denun-
ciato ai fini della determinazione della competenza per territorio,
ovvero il luogo in cui venga di fatto impedito al lavoratore di
svolgere la sua attività di rilevanza sindacale, non già il luogo in
cui tale comportamento è stato deliberato238.
L’esposizione analitica delle modalità da eseguire nel porre
in essere il procedimento ex art. 28 L. 300/70 consente agli aven-
ti diritto di procedere secondo delle precise regole che rendono
concretamente attuabile la tutela dei diritti dei lavoratori.
Le particolarità di questo procedimento sono:
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239.
Il comportamento antisindacale ed i suoi effetti lesivi devono
essere attuali e denunziati con ricorso immediato al Giudice.
L’attualità sussiste qualora si accerti, in base ad una valutazio-
ne complessiva ed a prescindere dall’esaurirsi del singolo episodio,
che il comportamento illegittimo del datore perdura nel tempo ed
è atto a produrre i suoi effetti. Quando il giudizio ex art. 28 venga
235 G. VENETO, Lo Statuto dei Lavoratori, in Commentario diretto da GIUGNI, 346 e
segg..
236 Così nella relazione del disegno di legge.
237 Cass. Civ. Sez. Lav., 17/01/2001 n. 616. È competente per territorio a decidere il ricorso
ex art. 28 L. 300/70 il Giudice del Lavoro del luogo in cui viene posto in essere il compor-
tamento antisindacale, anche se possa trattarsi di un luogo diverso della sede aziendale.
Se trattasi di attuazione di una delibera assunta in luoghi diversi trova applicazione an-
che in caso di determinazioni assunte dalla P.A., le quali non possono considerarsi come
esercizio di poteri amministrativi ma quali atteggiamenti che hanno lo stesso valore di
quelli di un privato datore di lavoro.
238 Cass. Civ. Sez. VI, 19/04/2011 n. 8938.
239 G. GIUGNI, Diritto Sindacale    
specialità delle regole processuali è ispirata alla necessità di garantire la tempestività
dell’intervento giurisdizionale in quanto nella materia delle relazioni sindacali tempestività
è sinonimo di effettività.
Attualità

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