Relazione di sintesi

AutoreRoberto Pardolesi
Pagine333-338

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  1. - Nonostante il mio passato coinvolgimento nella redazione di una prestigiosa rivista di diritto sportivo, di cui purtroppo si sono perse le tracce, e la frequenza con cui ho avuto occasione di misurarmi con temi che coniugano pandette e scarpette, oggi ho avuto modo di apprendere, dalle presentazioni dei relatori (e, fra loro, un nutrito manipolo di dottorandi, molto più che giovani promesse), un bagaglio assai ricco di nuove, preziose informazioni. E già per questo il ringraziamento a contributori così valorosi è d’obbligo e sincero.

  2. - Il Leitmotiv intorno al quale dipanare la riflessione in materia di diritto sportivo è stato presentato, giusto all’esordio del convegno, dal Prof. Massera, quando ha ricordato i cinque attributi che Massimo Severo Giannini utilizzava per scolpire le caratteristiche del diritto sportivo. In particolare, ritengo significativo quello che Giannini compendia nell’elegante formula: «tutto ciò che possiamo mettere insieme è l’impossibilità di un mutuo disconoscimento tra i due ordinamenti». Sono tanti i punti di contatto, le interazioni e le sovrapposizioni che continuare a (fare finta di poter davvero) parlare di ordinamenti separati e incomunicabili è una plateale mistificazione. La formula dell’esclusione del mutuo disconoscimento è rappresentativa del flusso di aporie che segue a questa litote; flusso che si candida come chiave di lettura dell’approccio al tema del diritto sportivo. Provare per credere.

  3. - In tema di autonomia dell’ordinamento sportivo, il prof. Basile prende in esame la legge 180/03, scrutina il contenuto normativo dei suoi articoli cruciali e conclude che l’autonomia è affermata e negata nello stesso tempo. L’eleganza con cui Basile s’ingegna di governare una siffatta contraddizione non toglie che proprio di questo si tratta: una contraddizione.

    Seguendo il medesimo filo di analisi, Giaconia parla, in modo significativo, di «spinta autonomistica dell’ordinamento sportivo contro il predominio statale». Si assiste, per dirla in altri termini, alla dinamica di un ordinamento – quello sportivo – che cerca di affermare se stesso contro il “pericolo” di rimanere schiacciato sotto il predominio sta- tale. Le aporie non finiscono qui. Il rapporto continua ad apparire conflittuale quando si va a verificare – ed è ancora Giaconia, ma anche Marino, seppure in prospettiva lievemente diversa – il vincolo della giustizia sportiva, che pone un grave problema di legittimità costituzionale nella misura in cui implica rinuncia generalizzata a far valere le proprie ragioni in punto di diritto. Peraltro, Giaconia ci consola con l’affermare – ma è un’interpretazione abbastanza coraggiosa, devo dire – che il problema del vincolo della giustizia sportiva è stato rimosso dalla dimensione attuativa del decreto 520 (anche se, per altro verso, si vede costretto a riconoscere che questa normativa ha fatto confusione, piuttosto che chiarezza, per le condizioni particolari in cui è stataPage 334formulata). D’altro canto, Marino ha ammonito a non investire troppo su questo argomento, perché il vincolo di giustizia sportiva probabilmente non è più un tema centrale. In definitiva, se la legge n. 180 ha affrontato il dibattito senza risolverlo, rimane impregiudicata tutta una serie di ulteriori interrogativi.

    Una situazione particolarmente ambigua è rappresentata dal trovarsi alle prese con un ordinamento – quello sportivo – che, nel tentativo di sottrarsi alla morsa di un (tendenzialmente sovraordinato e comunque) incombente ordinamento statale, fa leva sulla formula dell’associazionismo sportivo. Il diritto sportivo oggi si fonda su associazioni riconosciute di diritto privato, ci ricorda il prof. Basile; le associazioni sono contemplate nel Coni, che è ente pubblico, e sono investite del compimento di funzioni pubbliche. Ciò che legittima il giudice amministrativo a rivendicare la propria giurisdizione, mentre la Corte di cassazione assume che l’imprinting associazionistico di diritto privato continui ad essere tratto dominante. Quando giungo a quest’ultima aporia, sorge in me un interrogativo, su cui giova spendere una parola perché appartiene, per così dire, alla mia...

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