A quali leggi Socrate ubbidisce? Profili giuridici nell'Apologia e nel Critone

Autore:Mino Ianne
Pagine:193-208
RIEPILOGO

1. Socrate "competente" - 2. I casi giudiziari nell’Apologia - 3. Sottomissione all’autorità? - 4. La contestazione al diritto processuale ateniese - 5. Aspetti della signoria dei nomoi nel Critone

 
ESTRATTO GRATUITO
MINO IANNE
A QUALI LEGGI SOCRATE UBBIDISCE?
PROFILI GIURIDICI NELLAPOLOGIA
E NEL CRITONE
S: 1. Socrate “competente” – 2. I casi giudiziari nell’Apologia – 3. Sotto-
missione all’autorità? – 4. La contestazione al diritto processuale ateniese – 5.
Aspetti della signoria dei nomoi nel Critone
1. Nella storia della critica platonica un problema al quale è stato dedi-
cato ritornante attenzione è quello del rapporto tra il Critone e l’Apologia
di Socrate, soprattutto in relazione agli aspetti giuridico-legali del pensiero
e del comportamento socratico (nel senso del Socrate di Platone). Da un
lato il Socrate dell’Apologia appare insofferente verso l’autorità costituita1,
dall’altro il Socrate del Critone è obbediente no all’estremo sacricio verso
i comandi della legge e dei suoi rappresentanti.
Sia nell’Apologia sia nel Critone Platone esalta la gura di Socrate come
quella del vero “competente” (™pa…wn) dei valori morali e della condotta
morale2 e, in entrambe le opere, riconduce questa sua competenza alla con-
sapevolezza della natura dell’uomo, fondata sulla concezione della yuc»3.
Nella sua Autodifesa Socrate afferma che egli presta obbedienza al dio,
piuttosto che agli ateniesi4, pur professando, un rigo prima5, amore verso
di essi; prevale, tuttavia, il comando del dio di rendere migliori gli ateniesi
e in questo consiste il maggior bene che egli possa compiere in favore della
città6, per cui il losofo non accetterà mai l’ordine di smettere di losofare7.
1 par¦ tÕ d…kaion de…saj q£naton, m¾ Øpe…kwn dš ¢ll¦ k¨n ¢polo…mhn. ™rî dš Øm‹n
fortik¦ mšn kaˆ dikanik£, ¢lhqÁ dš, Apol. 32a6-8.
2 Apol. 19c.
3 Cfr. F. S, Socrate e la nascita del concetto occidentale di anima, Vita e Pensiero, Milano,
1997, pp. 177 ss.
4 Apol. 29d4-5.
5 Apol. 29d3.
6 Apol. 30a.
7 Apol. 29d4-5.
194 Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto — Anno V
Il Socrate dell’Apologia è modello esemplare della giustizia e della virtù,
connesse alla dottrina della cura dell’anima8, da cui consegue la consapevo-
lezza di una novità di pensiero diversa da quella convenzionale9; ma è anche
il coraggioso combattente10 al servizio della losoa, in conseguenza del
mandato divino ricevuto11, da cui consegue il continuo esaminare12, teso al
risvegliare negli ateniesi il senso della vera virtù, che si identica con la ri-
cerca della verità. In tal modo Socrate è presentato come il solo uomo che ha
a cuore la vera felicità dei suoi concittadini e il loro più grande benefattore13;
per lui nessun sacricio è tanto grande quando la giustizia e la losoa sono
in gioco e per esse è disposto a mettere a repentaglio la sua stessa vita14. La
decisa posizione socratica sulla giustizia e la losoa ne determina il pen-
siero su ogni importante questione umana: ovunque uno colloca se stesso o
è stato collocato da chi comanda (¥rcontoj), avendo raggiunto il convinci-
mento che si tratta del luogo migliore (bšltiston) per sé, in quello stesso
luogo deve permanere15.
Di contro, nel Critone i cittadini devono sottostare a qualunque ordine
dello Stato16; l’obbedienza socratica alle leggi appare incondizionata, essen-
do esse madri e padrone assolute della città e dei suoi abitanti17; per cui il
maggior bene che Socrate possa compiere alla pÒlij è quello di non violare
i suoi nÒmoi e le sentenze dei tribunali, pena il sovvertimento dell’intera con-
vivenza sociale18. Ma nell’Apologia il comportamento socratico, di fronte ad
8 Apol. 29de, 30ab, 31b, 32a, 32bc, 32d, 32e, 33a.
9 Cfr. P. H, Qu’est-ce que la philosophie antique?, Gallimard, Paris, 1995, trad. it. Che
cos’è la losoa antica?, a cura di E. Giovannelli, Einaudi, Torino, 1998, p. 38.
10 Apol. 28e3-4.
11 Apol. 23b, 28e, 29a, 29d, 30a, 33c, 37e.
12 Apol. 28d, 29d, 29e, 38a, 41b.
13 Apol. 30a, 30d-31b, 36c, 36d.
14 Apol. 28b, 28e-29a, 29c, 29d, 30c, 32bc, 32d, 38c, 39d.
15 Apol. 28d6-10.
16 Crit. 50a, 53a.
17 Crit. 50e.
18 Crit. 50b. La conclusione che sembrerebbe doversi trarre dal confronto tra Apol. 29d e Crit.
50a, 53a è palesemente contraddittoria: in base alla prima Socrate non lascerà mai di losofare,
nonostante gli ordini contrari; in base al secondo egli, pur di obbedire agli ordini, deve rinun-
ciare alla losoa. A. D. W, Socrates on Disobeyng the Law, in G. V (ed.), The
Philosophy of Socrates, Anchor Books, New York, 1971, pp. 306-308, risolve la contraddizione
sostenendo il suo carattere puramente verbale, in quanto le due diverse alternative si applicano a
situazioni diverse e non potranno mai trovare riscontro nella stessa situazione. Secondo Woozley
(p. 307) quando Socrate dice che non abbandonerà mai la losoa, anche se la città gli ordinerà di
farlo, dice in modo diverso un concetto simile a quello del Critone, dove viene rivolto l’invito alla
persuasione quando gli ordini sono ingiusti; diversamente H. Z, Disobedience and Democracy,
Vintage Books, New York, 1968, p. 28, per il quale la contraddizione non è apparente ma reale e
Socrate esprime effettivamente contrapposti punti di vista e ciò perché Plato was not a democrat,
and that Socrates violates in the Crito that spirit he showed in the Apology, at his trial; secondo
G. G, Plato and other compmanions of Socrates, John Mureay, London, 1875, I, p. 300, il
Critoneappears intended by Plato–as far as I can pretend to guess at his purpose–to set forth the
personal character and dispositions of Sokrates in a light different from that which they present in
the Apology. In defending, himself before the Dikasts, Sokrates had exalted himself into a position
which would undoubtedly be construed by his auditors as disobedience and deance to the city and

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA