Premessa

Autore:Salvatore Antonello Parente
Pagine:15-19
 
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Premessa
Il presente studio ha un duplice obiettivo: esaminare il regime
delle passività deducibili dalla base imponibile del tributo successo-
rio; analizzare i limiti quantitativi del tributo attraverso la disamina
delle riduzioni e detrazioni d’imposta.
Nell’attuale sistema ordinamentale, il tributo successorio, accan-
to alla finalità di natura fiscale, legata all’esigenza del gettito, ossia
al bisogno di procurare entrate all’erario, svolge pure una funzio-
ne extra fiscale, volta alla redistribuzione della ricchezza. Questa
conformazione contribuisce a realizzare una giustizia sostanziale nei
rapporti sociali, atteso che il successore mortis causa, a titolo uni-
versale o particolare, è assoggettato ad imposizione nella qualità di
titolare di una ricchezza che non si è impegnato a produrre.
Com’è noto, le ricostruzioni teoretiche del tributo successorio
hanno valorizzato la dimensione di alternativa all’imposta ordina-
ria sul patrimonio e sottolineato che un tributo di lieve entità, come
quello successorio, che colpisce il bene-capitale in maniera ricorren-
te, persegue le medesime finalità di un’imposta straordinaria, quan-
titativamente corrispondente agli oneri economici che gravano sul
patrimonio nell’arco dei passaggi successivi.
La visuale, in realtà, è attenuata dalle fonti, che disegnano il tribu-
to come strumento che colpisce il trasferimento non oneroso, ossia il
guadagno non prodotto della ricchezza, piuttosto che come prelievo
patrimoniale in senso tecnico.
In un’ottica comparata, il tributo assume differenti configurazioni
a seconda delle opzioni di politica legislativa: in alcuni ordinamenti,
colpisce il relictum e comporta una tassazione patrimoniale postuma
gravante sui successori; in altri, incide sulle entrate di chi eredita e
assoggetta ad imposizione le quote ereditarie o i singoli beni. In altri
termini, la struttura del tributo si presenta variabile: talvolta colpisce

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