Premessa

Autore:Mario Giovanni Garofalo - Massimo Roccella
Pagine:11-28
 
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1) Il presente Contratto collettivo nazionale di lavoro, nell’assumere come proprio lo spirito del «Protocollo sulla politica dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo» del 23 luglio 1993, ne realizza, per quanto di competenza del Contratto collettivo nazionale di categoria, le finalità e gli indirizzi in tema di relazioni sindacali:

- attribuendo alla autonomia collettiva delle parti una funzione primaria per la gestione delle relazioni di lavoro mediante lo sviluppo del metodo partecipativo, ai diversi livelli e con diversi strumenti, al quale le parti riconoscono un ruolo essenziale nella prevenzione del conflitto;

– regolando l’assetto della contrattazione collettiva in funzione di una dinamica delle relazioni di lavoro medesime tale da consentire ai lavoratori benefici economici con contenuti non inflazionistici ed alle imprese una gestione corretta e programmabile del costo del lavoro nonché di sviluppare e valorizzare pienamente le opportunità offerte dalle risorse umane.

2) A questi fini le parti si impegnano in nome proprio e per conto degli organismi territoriali a loro collegati, nonché delle imprese aderenti e delle Rappresentanze sindacali unitarie costituite ai sensi dell’Accordo interconfederale 20 dicembre 1993, a che il funzionamento del sistema di relazioni sindacali e contrattuali più avanti descritto, si svolga secondo i termini e le procedure specificamente indicate, dandosi nel contempo atto che la loro puntuale applicazione è condizione indispensabile per mantenere le relazioni sindacali nelle sedi previste dal presente Contratto, entro le regole fissate.

A tale proposito le parti confermano che, come regola generale, anche laddove non espressamente previsto, nelle sedi e nelle occasioni disciplinate dal presente Contratto in cui siano rappresentate le Organizzazioni sindacali dei lavoratori esterne all’azienda debba essere rappresentata anche l’Organizzazione sindacale a cui l’azienda è iscritta o conferisce mandato e viceversa.

3) Al sistema contrattuale così disciplinato corrisponde l’impegno delle parti di rispettare e far rispettare ai propri iscritti per il periodo di loro validità il Contratto generale, le norme integrative di settore e quelle aziendali da esso previste. A tal fine le Associazioni industriali sono impegnate ad adoperarsi per l’osservanza delle condizioni pattuite da parte delle aziende associate mentre le Organizzazioni dei lavoratori si impegnano a non promuovere e ad intervenire perché siano evitate azioni o rivendicazioni intese a modificare, integrare, innovare quanto ha formato oggetto di accordo ai vari livelli.

4) Le parti, avendo assunto quale regola dei propri comportamenti la coerenza con gli obiettivi di competitività delle imprese e di valorizzazione del lavoro industriale, realizzano con il presente Contratto gli assetti contrattuali indicati dal Protocollo del 23 luglio 1993.

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5) La contrattazione a livello aziendale riguarderà materie ed istituti diversi e non ripetitivi rispetto a quelli propri del C.c.n.l. e verrà pertanto svolta per le materie stabilite dalle specifiche clausole di rinvio del Contratto collettivo nazionale di lavoro in conformità ai criteri ed alle procedure ivi indicate. 6) La contrattazione aziendale è prevista, secondo quanto disposto dal Protocollo 23 luglio 1993, nello spirito dell’attuale prassi negoziale con particolare riguardo alle piccole imprese. 7) In applicazione dell’Accordo interconfederale del 20 dicembre 1993, sono titolari della negoziazione in sede aziendale, negli ambiti, per le materie e con le procedure e i criteri stabiliti dal presente Contratto, le strutture territoriali delle Organizzazioni sindacali stipulanti e le Rappresentanze sindacali unitarie costituite ai sensi dell’Accordo interconfederale del 20 dicembre 1993 ovvero, per le aziende più complesse e secondo la prassi esistente, le Organizzazioni sindacali nazionali e le Rappresentanze sindacali unitarie. Le aziende sono assistite e rappresentate dalle Associazioni industriali territoriali cui sono iscritte o conferiscono mandato. 8) Il presente Contratto di lavoro da valere in tutto il territorio nazionale per gli stabilimenti industriali specificati come appresso ed i lavoratori dagli stessi dipendenti è stato stipulato sulla base di questa premessa, che ne costituisce parte integrante.

Commento di Mario Giovanni Garofalo e Massimo Roccella

Sommario: 1. La Premessa nella successione dei contratti dei metalmeccanici. – 2. Il rapporto con il Protocollo del 1993. – 3. Metodo partecipativo e contrattazione. – 4. Le finalità della contrattazione. – 5. L’obbligo di influenza delle parti stipulanti sugli altri soggetti collettivi. – 6. Simmetria nella rappresentanza. – 7. L’obbligo di influenza sugli iscritti e la clausola di tregua. – 8. La contrattazione di secondo livello e la sua diffusione. – 9. Contrattazione aziendale, clausole di rinvio e principio di non ripetibilità. – 10. I soggetti titolari della contrattazione aziendale. – 11. La Premessa come parte integrante del contratto. – 12. Il contratto del 2008 e l’Accordo separato del 2009. – 12.1. … nelle relazioni industriali. – 12.2. Una valutazione giuridica.

  1. – Un punto di svolta nella contrattazione collettiva dei metalmeccanici può essere collocato nel 1994, quando fu introdotto il testo della Premessa che, con una sola modificazione di non decisiva importanza, ritroviamo ancora nel contratto del 2008. Scomparve così il ben differente testo della Premessa del contratto del 1963 che, a sua volta, discendeva dal Protocollo Intersind Asap dell’anno precedente. La vicenda è ben nota ed è sufficiente, qui, ripercorrerla schematicamente: il Protocollo del 1962 è di fondamentale importanza nella storia delle relazioni industriali del nostro Paese perché introdusse per la prima volta nel sistema formale di contrattazione il livello aziendale, all’interno di un sistema a due livelli (nazionale e, appunto, aziendale) che prese il nome di contrattazione articolata. Questo sistema fu poi esteso dalle imprese a prevalente partecipazione statale alla metalmeccanica privata e, successivamente, all’intera industria1.

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    Negli anni successivi, i penetranti limiti alla contrattazione aziendale propri della contrattazione articolata furono superati nella prassi e si pervenne, prima, alla mancanza di vincoli (la cd. contrattazione non vincolata) e, poi, con il Protocollo Scotti del 1983, al suo assoggettamento all’unico limite di non poter avere ad oggetto materie già definite a livello nazionale2. Queste profonde modificazioni nelle prassi contrattuali rimasero, per un lungo periodo, prive di riscontro formale nel testo della Premessa ai contratti che si succedevano nel tempo, che invece continuava a riprodurre il testo del 1963 nonostante che, fin dal 19733, si negasse che fosse contrattualmente vincolante: su questa meccanica riproduzione facevano aggio le indicazioni dell’intero contesto delle relazioni industriali che mostravano come l’assetto del 1962/63 fosse ormai ampiamente superato4.

  2. – La spinta alla riscrittura della Premessa è dovuta alla stipulazione del Protocollo 23 luglio 1993, che per la prima volta ha regolato organicamente il sistema contrattuale5, tanto da essere definito come la costituzione del sistema di relazioni industriali6. Ed è appunto a questo proposito che possiamo cogliere una fondamentale differenza tra il testo del 1963 e quello introdotto nel 1994 e successivamente riprodotto. Il c.c.n.l. dal 1994 in poi, a differenza di quanto avveniva in precedenza, non si pone come fonte primaria di regolazione del sistema contrattuale, ma come attuazione del Protocollo del 1993; si subordina, cioè, a quest’ultimo.

    Il testo è esplicito in tal senso: il contratto collettivo assume “come proprio lo spirito” del Protocollo e “ne realizza, per quanto di competenza del Contratto collettivo nazionale di categoria, le finalità e gli indirizzi” (punto 1); con il contratto, le parti “realizzano … gli assetti contrattuali indicati dal Protocollo del 23 luglio 1993” (punto 4); la contrattazione aziendale è prevista “secondo quanto disposto dal Protocollo 23 luglio 1993” (punto 6).

    È, dunque, lo stesso c.c.n.l. che pone se stesso come fonte secondaria, riconoscendo un vincolo di subordinazione al Protocollo. Ciò non toglie che sia stata valutata come una sottintesa polemica con quest’ultimo l’attribuzione all’autonomia collettiva di “una funzione primaria per la gestione delle relazioni di lavoro”, mentre il Protocollo aveva introdotto una serie di penetranti limiti alla stessa7. Ma una simile tensione nulla toglie al fatto che un importan-

    ti e riforme, De Donato, Bari, 1973. V. anche U. Romagnoli – T. Treu, I sindacati in Italia: storia di una strategia (1945-1976), Il Mulino, Bologna, 1977, 193 ss.

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    te contratto di categoria, qual è quello in commento, contribuisce ad “un modo di intendere le relazioni industriali, che, in quanto ordinate in un sistema, pur in una vicenda conflittuale che non conosce fine, esigono dosi di istituzionalizzazione, atte a garantirne la continuità”8.

  3. – Abbiamo già segnalato come il punto 1 attribuisca ‘alla autonomia collettiva delle parti una funzione primaria per la gestione dei rapporti di lavoro’; ciò avviene ‘mediante lo sviluppo del metodo partecipativo … al quale le parti riconoscono un ruolo essenziale nella prevenzione del conflitto’. Il metodo partecipativo, dunque, è quello che deve informare l’esercizio dell’autonomia collettiva.

    L’affermazione è di grande interesse, anche teorico, perché fa giustizia di tutto un dibattito che contrappone ideologicamente partecipazione e contrattazione. In esso, la dialettica tra imprenditori e lavoratori viene letta attraverso l’opposizione di una concezione conflittuale ad una partecipativa; la prima si esprimerebbe nell’organizzazione sindacale, nella contrattazione collettiva e nello...

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