Prefazione

Autore:Tullio Scovazzi
Pagine:7-9
 
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PREFAZIONE
Oggi, soprattutto per quanto riguarda il Mediterraneo e
quindi l’Italia, le norme che riguardano la pesca richiedono di
essere collocate in una prospettiva che si articola su quattro
livelli.
Vi è, prima di tutto, la prospettiva del diritto internazionale
di portata mondiale, che trova la sua base nella codificazione
attuata con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del
mare del 1982 e nei trattati successivi ad essa in vario modo col-
legati, vale a dire l’Accordo di attuazione del 1995 sulle specie
transzonali e altamente migratrici, l’Accordo del 1993 sull’osser-
vanza delle misure di conservazione e gestione e il più recente
Accordo del 2009 sulle misure dello Stato del porto per prevenire,
contrastare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non re-
golamentata. Tutti questi strumenti, insieme ad altri di natura pro-
grammatica (come il Codice di condotta per la pesca responsabile,
adottato nel 1995 in ambito FAO), mirano anche a far fronte al
grave inconveniente dato dal fatto che in alto mare si applica la
giurisdizione dello Stato di bandiera. Ne consegue il rischio di
esaurimento delle risorse a causa di attività di pescherecci battenti
la bandiera di Stati che non sono parte di trattati sulla conserva-
zione delle risorse o di Stati che, pur essendo parti a tali trattati,
non esercitano la dovuta sorveglianza. Si tratta, con un’espres-
sione oggi molto in uso, di lottare contro la pesca illegale, non di-
chiarata e non regolamentata, al fine di realizzare l’obiettivo di
una pesca sostenibile. Il tutto si dovrebbe inquadrare nel regime
spaziale instaurato dalla Convenzione del 1982, fondato su di un
mare territoriale di 12 miglia nautiche e su di una zona economica
esclusiva di 200 miglia nautiche, entro la quale lo Stato costiero
esercita la sua giurisdizione in materia di pesca.

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