La politica estera
| Autore | Stelio Campanale |
| Pagine | 13-35 |
CAPITOLO I
LA POLITICA ESTERA
Sommario: 1. Lo scopo della politica estera – 2. Coordinamento tra politiche
estere nazionali – 3. I fattori della politica estera – 4. La politica internazio-
nale – 5. La politica estera europea.
1. Lo scopo della politica estera
Da sempre la politica estera è considerata a servizio della ragion
di stato, latu sensu intesa, e sottostà all’interessa nazionale; in con-
siderazione di ciò molti paesi hanno spesso violato uno dei più an-
tichi principi in materia di relazioni internazionali e trattamento
degli Stati stranieri: il cd. principio di non ingerenza negli affari di
altri Stati.
Ogni Stato, in quanto membro della comunità internazionale,
esprime una sua politica estera, intendendosi con ciò il complesso
delle scelte che, in un determinato momento storico, uno Stato
opera al ne di imprimere alle sue relazioni internazionali quel
modo di essere che reputa più conforme ai suoi interessi esterni.
La denizione di politica estera presenta alcuni aspetti partico-
lari.
E’ un sistema di scelte che ogni Stato, in quanto portatore di
interessi esterni e titolare di relazioni internazionali, deve effettuare
individualmente in qualità di ente sovrano e soggetto autonomo di
azione internazionale. Le circostanze per le quali le decisioni di
politica estera possono non essere interamente libere ma devono
allinearsi con quelle di altri Stati, come più ampiamente si dirà nel
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-
seguito del capitolo, nulla tolgono alla loro natura di scelte effet-
tuate individualmente, nella singolare e diretta responsabilità dello
Stato che le assume1.
E’ un sistema di scelte che possono risentire dell’inuenza di
fattori permanenti, si potrebbe dire storico-tradizionali, tipici di una
determinata comunità territoriale anche da prima che si costituisse
sotto forma di Stato, come denito secondo il diritto internazionale,
ma che, comunque, si ricollegano inscindibilmente ad un determi-
nato momento storico.
I principi e le regole che disciplinano l’azione dello Stato sul
piano internazionale sono sia di ordine internazionale che di ordine
nazionale e conseguono al ruolo di parte in un consesso che riveste
ogni nazione. Tale consesso è la comunità internazionale2.
1 Parte della dottrina (De Lacharriere, Treves ed altri) sostiene l’esistenza di una “poli-
tica estera giuridica”. La singolare definizione ben qualifica il comportamento di alcuni
Stati i quali adottano comportamenti e manifestazioni di opinione per mezzo dei quali si
propongono di influire sul processo di formazione o di evoluzione del diritto internaziona-
le consuetudinario, indirizzandolo nel senso gradito al proprio interesse nazionale.
In estrema sintesi si tratta di “interventi volontari” nel processo di formazione di una
consuetudine i quali piuttosto che essere una manifestazione del consolidamento di com-
portamenti che gli Stati ritengono corrispondere a quanto previsto da un obbligo giuridico,
cercano di manipolarla attraverso la partecipazione a congressi, conferenze e riunioni inter-
nazionali in cui si discute di diritto consuetudinario o di sue eventuali codificazioni e nei
cui consessi i rappresentati di determinati Stati prendono la parola, fanno interventi, depo-
sitano documenti, sottopongono proposte e testi di risoluzioni che tendono ad orientarne la
formazione oppure ad accelerarla o, addirittura, ad ostacolarla laddove il comportamento
che costituisce lo specifico oggetto della consuetudine non sia per tali Stati desiderabile.
2 Il termine “comunità internazionale” è stato frutto di un’ elaborazione dottrinaria, dal
momento che non esiste una fonte normativa a cui fare riferimento per definirne il signi-
ficato ed i caratteri che la contraddistinguono. Essa si può definire come quel complesso
di enti nel quale non è possibile distinguere una superiorità dell’uno sull’altro, in virtù del
principio civitates superiorem non recognoscentes. Gli enti che di tale complesso fanno
parte sono gli Stati e conseguentemente la comunità internazionale si caratterizza dall’es-
sere una societas di Stati sovrani, retta dal diritto internazionale. Oltre ad essere un com-
plesso di Stati indipendenti ed autonomi, ulteriori caratteristiche di questa forma di socie-
tas, sono:
– l’essere una società paritaria dal momento che non sussiste un’organizzazione verticisti-
ca e non esiste un’Autorità istituzionale che abbia, ipso iure, il potere di porsi a capo
degli Stati che ne sono i membri. Gli organi che venissero eventualmente destinati a
svolgere funzioni di coordinamento o quelle altre necessarie al funzionamento dell’ente
esercitano i propri uffici solo ed esclusivamente perché esiste un accordo tra gli Stati in
proposito ed è proprio quest’accodo, tra pari, che rappresenta la fonte di queste funzio-
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