La pirateria marittima: diritto consuetudinario, diritto convenzionale e norme nazionali

Autore:Umberto Leanza
Pagine:89-112
 
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UMBERTO LEANZA
Professore ordinario di diritto costituzionale
Università di Roma “Tor Vergata”
Presidente della società italiana di diritto internazionale
LA PIRATERIA MARITTIMA:
DIRITTO CONSUETUDINARIO,
DIRITTO CONVENZIONALE E NORME NAZIONALI
Sommario: 1. La nozione di pirateria marittima nel diritto internazionale: gli
elementi costitutivi della fattispecie criminosa. - La distinzione della pirate-
ria marittima da altre fattispecie criminose: la pirateria per analogia e le al-
tre figure affini. - 3. La repressione della pirateria marittima nel diritto in-
ternazionale generale e il fondamento giuridico del principio della giurisdi-
zione universale. - 4. La repressione della pirateria marittima nell’ordina-
mento giuridico italiano. - 5. Le lacune della normativa internazionale: la
distinzione tra atti di pirateria juris gentium e atti di armed robbery. - 6.
(Segue): La cooperazione internazionale nel contrasto alla pirateria maritti-
ma: l’azione degli Organismi internazionali, gli accordi bilaterali e multila-
terali e l’intervento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel Golfo
di Aden. - 7. Le ulteriori lacune della normativa internazionale e le modalità
per fronteggiarle: in particolare, l’esercizio della giurisdizione penale e civi-
le nei confronti dei pirati.
1. La nozione di pirateria marittima nel diritto internazionale: gli
elementi costitutivi della fattispecie criminosa
Ringrazio l’Università di Bari, sede di Taranto per avermi invi-
tato a prendere la parola in questa interessante giornata di studio
che mi consente di porre alla vostra attenzione alcune riflessioni re-
lative ai profili giuridici della pirateria marittima. Intendo, in parti-
colare, articolare la mia relazione in due parti.
La prima parte sarà consacrata alla definizione della pirateria
marittima nel diritto internazionale, al fine di evidenziare la sua au-
tonomia da altre fattispecie criminose, in particolare dal terrorismo
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in mare. La seconda parte del mio intervento sarà invece consacrata
alle misure repressive della pirateria marittima contemplate sia dal
diritto internazionale sia dall’ordinamento italiano. In questa se-
conda parte, intendo, in particolare, concentrare l’attenzione sulle
lacune della normativa internazionale in tema di repressione della
pirateria marittima e sulle modalità per minimizzare, se non colma-
re del tutto, tali lacune.
Attualmente, la nozione di pirateria è contenuta a livello inter-
nazionale nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del ma-
re del 1982 che, sul punto, riproduce il diritto internazionale gene-
rale o consuetudinario. Ai sensi della Convenzione di Montego Bay
(articoli 100 ss.), per atto di pirateria si intende qualsiasi atto illega-
le di violenza, detenzione o depredazione commesso, per fini priva-
ti, dall’equipaggio di una nave privata (o di un aeromobile privato),
e diretto, in alto mare o in una zona non soggetta alla giurisdizione
di alcuno Stato, contro un’altra nave (o un altro aeromobile), o con-
tro persone o beni a bordo di tale nave (o tale aeromobile). Alla lu-
ce di questa disposizione è possibile enucleare i sei elementi costi-
tutivi della fattispecie criminosa.
L’evento deve essere caratterizzato da un atto illegale di vio-
lenza su persone o cose, ivi compresa la detenzione, o da un atto di
spossessamento o depredazione (ossia rapina e saccheggio).
L’autore dell’atto di pirateria deve aver agito per proprio conto,
ossia in assenza di un’autorizzazione da parte di uno Stato; elemen-
to questo che consente di distinguere la pirateria marittima dalla
guerra di corsa, abolita con il Congresso di Parigi del 1856.
L’atto di pirateria deve essere commesso per fini privati. Quest’ul-
timo non coincide necessariamente con il fine di lucro (animus fu-
randi), potendo gli atti di pirateria essere commessi anche per fini
diversi dalla rapina, quali la vendetta o sentimenti di odio. Ciò che
la Convenzione di Montego Bay ha inteso escludere è che possano
costituire pirateria gli atti commessi per fini politici.
L’evento deve aver luogo in alto mare o in una zona di mare
sottratta alla giurisdizione di uno Stato sovrano. Nel caso della pi-
rateria occorre quindi distinguere tra atti di pirateria juris gentium
disciplinati dal diritto internazionale e atti di armed robbery (ovve-
rosia crimini comuni commessi nelle acque territoriali, interne o ar-

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