Permessi Di Necessità E Nascita Di Un Figlio: La Particolare Gravità Dell'Evento Al Vaglio Della Giurisprudenza Di Legittimità

Autore:Massimiliano Tiberio
Pagine:152-154
 
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giur
2/2018 Arch. nuova proc. pen.
LEGITTIMITÀ
- di incidere in modo significativo nella vicenda umana del
detenuto, senza che debba trattarsi necessariamente di
un evento luttuoso o drammatico: assume, invece, impor-
tanza decisiva la sua natura di evento inusuale e del tutto
al di fuori della quotidianità, sia per il suo intrinseco rilie-
vo fattuale, sia per la sua incidenza nella vita del detenuto
e nell’esperienza umana della detenzione carceraria (sez.
I n. 15953 del 27 novembre 2015, Rv. 267210).
In particolare, e in coerenza con la funzione rieduca-
tiva della pena e con le esigenze di rango costituzionale
di umanizzazione della stessa (art. 27 Cost., comma 3), è
stata ritenuta l’incidenza rilevantissima, se non addirittu-
ra decisiva, che devono assumere il contatto coi familiari
e il ruolo della famiglia nel contesto interpretativo dei re-
quisiti - come sopra individuati - caratterizzanti l’evento
che legittima la concessione del permesso c.d. di necessità
(sez. I n. 52820 dell’11 ottobre 2016, in motivazione).
3. Nel caso di specie, la motivazione con cui l’ordinanza
impugnata ha confermato il diniego del permesso richiesto
dal ricorrente non si è confrontata in modo coerente e giu-
ridicamente corretto coi principi di diritto sopra enunciati.
L’affermazione del Tribunale di sorveglianza secondo
cui la nascita di un figlio non costituisce, per il genitore, un
evento (necessariamente) irripetibile potrebbe anche ap-
parire fondata dal punto di vista strettamente naturalisti-
co, ma non è condivisibile sotto il profilo - che assume rile-
vanza dirimente agli effetti della valutazione da compiersi
ex L. n. 354 del 1975, art. 30 - della sua concreta incidenza
sull’esperienza umana del genitore interessato, per il quale
la nascita di ciascun figlio rappresenta un evento emozio-
nale di natura eccezionale e insostituibile, tale da realizza-
re un unicum indelebile nella sua esperienza di vita.
Non può negarsi, del pari, la natura fortemente coin-
volgente dell’evento-parto in sè, anche se destinato ad av-
venire con metodi naturali, sotto il profilo della intensità
emotiva che normalmente caratterizza la partecipazione
del padre alla nascita di un figlio, anche sotto il profilo
della preoccupazione contestuale per la salute tanto della
madre quanto del bambino, concorrendo a conferire quel
carattere di eccezionalità e di inusualità che concretizza
la particolare gravità dell’evento familiare postulata dalla
L. n. 354 del 1975, art. 30, comma 2: anche di tale fon-
damentale elemento di valutazione il Tribunale di sorve-
glianza non ha tenuto adeguato conto, nel giudizio che ha
escluso l’importanza, nell’esperienza umana del genitore
detenuto, della partecipazione personale e diretta all’e-
vento della nascita del figlio, che non appare surrogabile
dalla possibilità assicurata dall’ordinamento penitenziario
di ricevere la visita in carcere del neonato e della madre in
un momento successivo.
4. Per tali ragioni l’ordinanza impugnata deve essere
annullata, con rinvio per un nuovo esame al Tribunale di
Sorveglianza di Roma, che si atterrà ai principi sopra in-
dicati. (Omissis)
PERMESSI DI NECESSITÀ
E NASCITA DI UN FIGLIO:
LA PARTICOLARE GRAVITÀ
DELL’EVENTO AL VAGLIO
DELLA GIURISPRUDENZA
DI LEGITTIMITÀ
di Massimiliano Tiberio
1. Con la sentenza della Prima Sezione Penale, che si an-
nota, la corte di Cassazione è tornata ad occuparsi del tema
dei permessi di necessità ex art. 30 comma 2° ord. penit.,
aderendo ad un recente orientamento giurisprudenziale, di
cui si dirà tra poco, che ha fornito un’interpretazione esten-
siva del concetto di “particolare gravità” dell’evento familiare
richiesto dalla norma ai fini della concessione del permesso.
La vicenda trae origine dal ricorso presentato da una
persona detenuta in espiazione della pena dell’ergastolo
per uno dei reati ostativi di cui all’art. 4-bis ord. penit.,
avverso il provvedimento di diniego, emesso dal Tribunale
di Sorveglianza di Roma, del permesso di necessità ex art.
30 comma 2° ord. penit., richiesto dallo stesso al fine di
fare visita alla moglie in occasione della nascita del figlio.
Evento, questo, ritenuto dall’ordinanza poi impugnata con
il ricorso non idoneo ad integrare la particolare gravità
postulata dall’art. 30 ord. penit., anche in considerazione
della possibilità per il detenuto di incontrare sia il figlio
neonato che la moglie in sede di colloqui visivi presso
l’istituto penitenziario di appartenenza (1). La Suprema
Corte, in accoglimento del ricorso, ha invece configurato
la partecipazione personale e diretta del detenuto alla
nascita del figlio come uno di quegli eventi meritevoli di
tutela proprio mediante l’istituto in oggetto.
2. Come noto, l’art. 30 ord. penit., introdotto per la pri-
ma volta dalla L. 26 luglio 1975, n. 354 (“Norme sull’ordi-
namento penitenziario e sulla esecuzione delle misure
limitative e privative della libertà”), e dopo breve tempo
rivisitato in senso restrittivo mediante due interventi legi-
slativi (2), prevede la possibilità di concedere all’imputato,
al condannato ovvero all’internato, il permesso di trascor-
rere un breve periodo di tempo al di fuori dell’istituto, con
le dovute cautele, in due ipotesi: in primis, in caso di «im-
minente pericolo di vita di un familiare o di un conviven-
te» (comma 1°); in secondo luogo, «eccezionalmente per
eventi familiari di particolare gravità» (comma 2°) (3).
L’intento perseguito da tale istituto può certamente es-
sere rinvenuto nell’esigenza di dare concreta attuazione al
principio di umanizzazione della pena, espressamente sanci-
to dall’art. 3 Cedu e dall’art. 27 comma 3° Cost., nonché dalla
stessa L. n. 354/1975, che, in fedele attuazione del dettato co-

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