Perdita della vita e risarcimento del danno. I pregiudizi risarcibili

Autore:Federica Mariucci
Carica:Magistrato, La Spezia
Pagine:1-12
 
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Arch. giur. circ. e sin. strad. 1/2017
Dottrina
PERDITA DELLA VITA
E RISARCIMENTO DEL DANNO.
I PREGIUDIZI RISARCIBILI
di Federica Mariucci (*)
SOMMARIO
1. Introduzione. 2. Il danno da perdita della vita (o tanatologi-
co iure hereditario); 2.1) Evoluzione storica del dibattito in
ordine alla sua risarcibilità. 2.2) La sentenza (est.) Scarano
e la ipotizzata ammissibilità del danno tanatologico da mor-
te immediata. 2.3) Le Sezioni Unite sposano l’orientamento
tradizionale. 3. I risvolti risarcitori della fine di una vita: i
pregiudizi risarcibili nell’attuale sistema; 3.1) Introduzione.
3.2) Il danno biologico terminale ed il danno catastrofale.
3.3) Il danno non patrimoniale da uccisione del congiunto.
3.4) Il danno patrimoniale da morte del congiunto.
1. Introduzione
Il presente lavoro esamina il ruolo dello strumento ri-
sarcitorio in relazione al gravissimo evento della lesione
della vita di un uomo: è risarcibile in sé il bene della vita?
Oppure il risarcimento può esclusivamente costituire
mezzo di soddisfazione giuridica per il danno patito dalla
persona nell’intervallo di tempo tra l’evento lesivo e la
morte nonché per i danni subiti iure proprio dai congiunti
della vittima?
Come noto, sul primo di tali quesiti si sono espresse
di recente le Sezioni Unite della Corte di cassazione ri-
solvendo un contrasto sorto nella giurisprudenza recen-
te. La loro posizione è stata netta nel senso di rifiutare
la risarcibilità del massimo bene in possesso dell’uomo e
conseguentemente la trasmissione di una tale posta agli
eredi del defunto. Ad essere ristorabile è, di conseguenza,
solo il danno subito dai congiunti iure proprio per effetto
della perdita dell’affetto e del sostegno del familiare, men-
tre agli eredi potrà essere trasmesso iure hereditatis solo
il diritto al risarcimento dei danni che si verificano nel pe-
riodo che va dal momento in cui sono provocate le lesioni a
quello della morte conseguente alle lesioni stesse, diritto
che si acquisisce al patrimonio del danneggiato e quindi è
suscettibile di trasmissione iure successionis.
Conviene perciò partitamente esaminare, da una parte,
la figura del danno da perdita della vita (o danno tanato-
logico) e le ragioni che hanno portato le Sezioni Unite a
rifiutarne la ammissibilità, e dall’altra, le figure di danno
di cui, al contrario, la giurisprudenza ammette la risarci-
bilità, vale a dire il danno subito dalla vittima nel lasso
di tempo intercorrente tra l’illecito e l’evento-morte e il
danno parentale iure proprio.
2. Il danno da perdita della vita (o tanatologico iure
hereditario)
2.1. Evoluzione storica del dibattito in ordine alla sua
risarcibilità
Il diritto alla vita è stato definito, con espressione effi-
cace, “essenziale tra gli essenziali” (1).
Essendo la vita il bene primario per l’uomo non stu-
pisce che la riflessione in ordine alla possibilità di tute-
larlo attraverso lo strumento risarcitorio sia risalente. È,
per esempio, interessante ricordare che negli anni Qua-
ranta del secolo scorso parte della dottrina proponesse
un ristoro per la morte, valutando come risarcibile non
“la scomparsa della persona come soggetto di diritto, ma
la distruzione o la menomazione di talune sue attitudini
[…] che sono (quando in lui esistono) fattori ed elementi
del suo patrimonio” (2). Si faceva dunque riferimento alla
persona non come valore in sé, ma come produttrice di
capitale: la perdita delle sue attitudini produttive cagio-
nata dalla morte meritava, secondo tale impostazione, di
essere risarcita.
Ovviamente una tale concezione patrimonialistica
dell’essere umano è stata ampiamente superata. Non supe-
rata, al contrario, è la persistenza di un dibattito in ordine
alla risarcibilità del bene vita: molte sono state storicamen-
te le voci della dottrina levatesi per sostenere la configura-
bilità in capo al defunto di un c.d. danno da perdita della
vita (o tanatologico), trasmissibile agli eredi (3).
Sul versante della giurisprudenza, rievocando alla me-
moria le origini del dibattito giurisprudenziale sui danni
da uccisione, ricordiamo che le Sezioni Unite già nel 1925
esclusero la configurabilità di un danno da morte risarci-
bile iure hereditario nel caso di morte immediata, affer-
mando che può essere trasmesso agli eredi solo il diritto
al risarcimento dei danni verificatisi tra il momento della
lesione e la morte. Nel caso di morte immediata, invece,
l’«azione di danno promossa per la morte violenta di una
persona spetta ai congiunti della vittima iure proprio e
non iure hereditario, e può essere proposta solo da coloro
che dalla morte del congiunto abbiano subito un danno
economico concreto e attuale» (4).

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