Ordinanza Nº 43569 della Corte Suprema di Cassazione, 14-10-2016

Data di Resoluzione:14 Ottobre 2016
 
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ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
ILLUMINATO MARIO N. IL 13/04/1968
SINATRA MASSIMILIANO N. IL 10/02/1976
ACAMPA GRAZIANO N. IL 21/09/1964
avverso la sentenza n. 30/2014 CORTE ASSISE APPELLO di
BOLOGNA, del 20/01/2015
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 14/06/2016 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. MONICA BONI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per
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Penale Ord. Sez. 1 Num. 43569 Anno 2016
Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: BONI MONICA
Data Udienza: 14/06/2016
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Ritenuto in fatto
1.Con sentenza in data 20 gennaio 2015 la Corte di Assise di appello di Bologna
confermava la sentenza pronunciata in data 10 gennaio 2014 dalla Corte di Assise di Parma
che aveva dichiarato:
-Mario Illuminato colpevole di tutti i reati a lui ascritti, ad eccezione del delitto di usura in
danno di Graziano Acampa e, assorbito il reato di cui all'articolo 697 cod. pen. nel delitto di
illecita detenzione di arma comune da sparo di cui al capo D), ritenuta la continuazione e
tenuto conto della recidiva, lo aveva condannato alla pena dell'ergastolo per i delitti di
concorso in omicidio pluriaggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa e di
detenzione e porto illegali di arma da fuoco; di anni sei, mesi otto di reclusione ed euro 10.000
di multa per i delitti di detenzione, porto e ricettazione di arma clandestina; di anni sette, mesi
quattro di reclusione ed euro 16.000 di multa per il delitto continuato d usura, stabilendo ai
sensi dell'art. 72 cod. pen., la pena complessiva dell'ergastolo con isolamento diurno per la
durata di un anno;
-Massimiliano Sinatra colpevole di tutti i reati ascrittigli e, assorbito il reato di cui all'articolo
697 cod. pen. nel delitto di illecita detenzione di arma comune da sparo di cui al capo D),
ritenuta la continuazione e tenuto conto della recidiva, lo aveva condannato alla pena dello
ergastolo per i delitti di concorso in omicidio pluriaggravato dalla premeditazione e dalla
minorata difesa e di detenzione e porto illegali di arma da fuoco e di anni sei, mesi otto di
reclusione ed euro 10.000 di multa per i delitti di detenzione, porto e ricettazione di arma
clandestina, stabilendo ai sensi dell'art. 72 cod. pen., la pena complessiva dell'ergastolo con
isolamento diurno per la durata di mesi otto;
-Graziano Acampa colpevole dei reati ascrittigli di concorso in omicidio pluriaggravato e nei
connessi reati in materia di armi, unificati per continuazione e, tenuto conto della recidiva
contestata, lo aveva condannato alla pena dell' ergastolo. Venivano altresì confermate la
condanna dia tutti gli imputati, in solido fra loro, al risarcimento dei danni in favore delle parti
civili costituite, da liquidarsi in separato giudizio civile col riconoscimento delle provvisionali
immediatamente esecutive, liquidate nella misura di euro 50.000,00 per ciascuna delle parti,
ed alla rifusione delle spese di costituzione e difesa sostenute dalle stesse e la confisca ex art.
12-sexies della legge n.356 del 1992, di tutti i beni di Mario Illuminato, sottoposti a sequestro
preventivo, fatta eccezione per il terreno e l'abitazione indicati ai punti 3) e 5) di tale
provvedimento.
1.1 Entrambe le sentenze di merito con conformi statuizioni ricostruivano nel modo
seguenti i fatti criminosi ascritti agli imputati.
Rinvenuto nella mattinata del 29 ottobre 2010 all'interno della sua abitazione il corpo
senza vita, raggiunto nel sonno da due colpi di arma da fuoco, di Raffaele Guarino, noto
pluripregiudicato ed esponente camorrista, trasferitosi dalla Campania nella provincia di Parma
ove, ad onta dell'apparenza, non si era dedicato che allo svolgimento di attività usurari in
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danno di imprenditori della zona di origini campane ed ove aveva allacciato una relazione
extraconiugale con la vicina di casa Annunziata Visconti, cognata dell'amico Mario Illuminato,
le prime indagini avevano evidenziato l'assenza di segni di effrazione agli accessi dell'alloggio e
che la chiave della porta d'ingresso, già consegnata dalla vittima alla Visconti, non era in grado
di aprire perché in realtà era quella della porta dell'abitazione della stessa donna, sostituita da
ignoti con quella datale dal Guarino, asportata a sua insaputa ed utilizzata per accedere
all'appartamento di questi. Era stata altresì verificata al suo interno l'asportazione dalle
confezioni originali di tre orologi di pregio, di cui erano rimaste le garanzie ufficiali. Mediante
operazioni di intercettazione telefonica ed ambientale, condotte nei confronti di Annunziata
Visconti e del padre Gennaro, nonché di Graziano Acampa, ritenuto vittima di usura, i sospetti
si erano indirizzati sulla persona di Mario Illuminato. In seguito era emerso che costui, per i
vincoli familiari ed il legame sentimentale extraconiugale allacciato con la Visconti prima che
questa lo abbandonasse per il Guarino, aveva avuto la disponibilità delle chiavi dell'abitazione
della donna, che aveva replicato a sua insaputa e la possibilità di entrare nella sua casa e
sostituire di nascosto la chiave dell'appartamento del Guarino con una copia di quella della
casa della cognata; inoltre, era anch'egli inserito nelle attività usurarie, condotte nella zona in
concorrenza con la vittima e dopo il delitto aveva tentato, tramite l'Acampa, di vendere un
orologio usato marca Rolex modello Daytona col quadrante bianco, che all'esito della
perquisizione domiciliare era stato rinvenuto all'interno della cassaforte della sua abitazione,
orologio risultato identico per numero di matricola a quello il cui certificato di garanzia era
presente nell'appartamento del Guarino e che era stato indossato da questi sino a poche ore
prima dell'omicidio secondo le notizie apprese in dialoghi intercettati dalla Visconti, che aveva
trascorso la serata con lui, e dal teste Guido Grimaldi.
Sottoposto a fermo l'Illuminato, tramite ulteriore attività intercettativa, si era appreso
delle sue plurime iniziative usurarie, condotte in collaborazione con la figlia Simona, e del
progetto omicidiario elaborato dopo l'arresto in danno di Gennaro Visconti, reo di avere
collaborato con la giustizia, dando impulso alle indagini, e da realizzare materialmente ad
opera di Massimiliano Sinatra mediante una pistola già appartenuta al fratello defunto del
fermato. Pertanto, rinvenuta all'interno dell'autovettura in uso al Sinatra una pistola
clandestina con sei cartucce, lo stesso era tratto in arresto. Si apprendeva poi da tale Roberto
Naddeo, già suo compagno di detenzione e presentatosi spontaneamente a rendere
informazioni nel timore di essere sospettato di complicità nell'omicidio del Guarino, che egli,
tramite le confidenze fattegli dalla convivente del Sinatra, Samantha Granata, con la quale
aveva intrecciato una relazione, aveva appreso del coinvolgimento del Sinatra quale esecutore
materiale nel predetto omicidio, compiuto su incarico di Mario Illuminato e dell'incarico dato
alla convivente di recuperare e distruggere un'arma, che, all'esito di successivo pedinamento e
di perquisizione, era stata recuperata unitamente a cartucce di vario calibro, compreso il 7.65,
nel possesso della donna. Tratta in arresto anche la Granata, costei, venuta a conoscenza delle
rivelazioni fatte dal Naddeo agli inquirenti, aveva reso a sua volta spontanee dichiarazioni, con
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