Ordinanza Nº 28464 della Corte Suprema di Cassazione, 05-11-2019

Data di Resoluzione:05 Novembre 2019
 
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ORDINANZA
sul ricorso 14515-2015 proposto da:
GESTIONE E SVILUPPO IMMOBILIARE 98 SRL in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA LUDOVISI 35, presso lo studio
dell'avvocato MARIO GIUSEPPE RIDOLA, che lo rappresenta e
difende;
- ricorrenti -
contro
2019
CG CINEMA SPETTACOLO SRL IN LIQUIDAZIONE in persona del
1796
Liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliato in
ROMA,
VIA BOCCA DI LEONE 78,
presso lo studio
dell'avvocato ANTONIO ROMEI, che lo rappresenta e difende
.
Civile Ord. Sez. 2 Num. 28464 Anno 2019
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: GORJAN SERGIO
Data pubblicazione: 05/11/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
unitamente all'avvocato CURZIO CICALA;
-
controricorrente
-
avverso la sentenza n. 2532/2014 della CORTE D'APPELLO di
ROMA, depositata il 15/04/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 10/07/2019 dal Consigliere SERGIO GORJAN.
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Fatti di causa
La srl Gestione e Sviluppo Immobiliare 98 ebbe ad evocare in causa
avanti il Tribunale di Roma la srl C. G. Cinema Spettacolo
deducendo d'esser titolare del diritto di proprietà sul cortile,
limitrofo all'immobile della C.G. srl, e che detta società aveva
collocato illegittimamente, bensì sul muro perimetrale ma
aggettante sul suo cortile, l'impianto di condizionamento dell'aria al
servizio della sala cinema, allogata nel suo edificio.
Pertanto la società attrice lamentava la lesione dei suoi diritti
dominicali tutelati dagli artt. 840 ed 873 cod. civ., nonché dal DM
1444/68, poiché l'impianto de quo,da reputarsi costruzione,
risultava collocata sul suo bene ovvero comunque in spregio dalle
norme sulle distanza,sicché ne chiedeva la rimozione ed il ristoro
del danno patito.
Resistette la srl C.G. contestando a fondatezza della domanda
attorea poiché l'impianto collocato all'interno del muro del ballatoio,
pertinente al suo edificio,aggettante sul cortile di proprietà
avversaria.
Il Tribunale di Roma ad esito della trattazione istruttoria ebbe ad
accogliere la domanda, disponendo la rimozione dell'impianto de
quo e la srl C.G. propose gravame avanti la Corte capitolina.
Resistendo la srl Gestione e Sviluppo Immobiliare 98,Ia Corte
d'Appello di Roma accolse l'appello e rigettò l'originaria domanda
mossa dalla società attrice, odierna ricorrente.
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Osservava il Collegio romano come l'impianto di condizionamento,
oggetto di lite, non era aggettante sul cortile della società
immobiliare, bensì incastonato nel muro perimetrale di porzione,
pertinente all'edificio in signoria della srl C.G., aggettante sul
cortile altrui; come in causa non fosse stata proposta tempestiva
domanda tesa all'accertamento del diritto di proprietà su detta
porzione aggettante, comunque rimasta situazione non chiarita,
sicché la domanda non poteva esser accolta,anche perché la
questione fondata sulla distanza,imposta ex DM 1444/68, non
rilevante nella specie.
La srl Gestione e Sviluppo Immobiliare 98 - GESVIM srl - ha
proposto ricorso per cassazione fondato su otto motivi,nonché
depositato nota difensiva.
La srl Circuito Gestioni Cinematografiche e Sviluppo - già C.G. srl
in liquidazione - s'è costituita a resistere con controricorso.
Ragioni della decisione
Il ricorso proposto dalla srl GESVIM s'appalesa siccome infondato e
va rejetto.
Con il primo mezzo d'impugnazione il ricorrente denunzia omesso
esame di fatto decisivo,ex art 360 comma 1 n° 5 cod. proc.
civ.,vizio individuato nella circostanza - non valutata a sua
opinione dalla Corte capitolina - che la sporgenza-ballatoio, nel cui
muro perimetrale risulta - pacificamente - incastonato l'impianto di
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
condizionamento oggetto di lite, sporgeva sul sedime del suo
cortile.
Il fatto dedotto invece appare esser stato puntualmente esaminato
ed apprezzato, anche per le sue conseguenze giuridiche, dalla
Corte capitolina che opera riferimento preciso alla ricostruzione
fattuale dei luoghi, siccome illustrata dal consulente tecnico, e
giunge alla conclusione che la situazione dei luoghi ed il momento
storico di realizzazione dell'aggetto - ambedue gli immobili oggi
divisi allora erano in proprietà ad unico soggetto - lumeggiavano la
costituzione di servitù, per altro - sottolinea la Corte - non oggetto
di allegazione in causa.
Dunque, come visto, il fatto,ritenuto rilevante, risulta esaminato
dal Collegio capitolino,anche se ne ha tratte conclusioni giuridiche
diverse dallo sperato dal ricorrente, eppertanto non concorre il
dedotto vizio di omesso esame.
Con la seconda doglianza la srl GESVIM ricorrente rileva violazione
della norma ex art 2697 cod. civ. posto che il Collegio romano ha
ritenuto fatto non provato il diritto di proprietà sul ballatoio, entro il
cui muro perimetrale venne incastonata la tubazione oggetto di lite.
Tuttavia ad opinione della ricorrente,l'onere di provare detto fatto -
proprietà del ballatoio aggettante - era in capo al soggetto che
ebbe a proporre detta eccezione difensiva ovvero la società
resistente, mentre la Corte capitolina anche in forza di detto dato
ebbe a rigettare la sua domanda originaria.
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
La censura s'appalesa priva di fondamento posto che appare ovvio
che l'accertamento del Giudice di merito deve corrispondere alla
domanda proposta in causa dalla parte - art 99 cod. proc. civ. - e
pacificamente la società ricorrente ebbe a denunziare siccome
illegittimo e lesivo dei sui diritti domenicali esclusivamente
l'impianto di condizionamento dell'aria e,non già,anche il ballatoio
aggettante.
Di conseguenza la Corte capitolina non ha violato il principio
dell'onere della prova poiché, nell'argomentazione critica svolta in
relazione a questo mezzo d'impugnazione, la srl Gestione e
Sviluppo non ha evidenziato a quale titolo il ballatoio aggettante
può essere ritenuto in sua signoria.
In effetti la società - originaria convenuta - ha eccepito che
l'impianto di condizionamento non propendeva sullo spazio aereo
sovrastante il sedime di parte ricorrente e provato un tanto
mediante gli oggettivi accertamenti espletati dal consulente.
La questione correlata al ballatoio aggettante è sorta in corso di
causa,poiché nel libello introduttivo la società ricorrente nulla al
riguardo ebbe a cennare.
Con il terzo mezzo d'impugnazione parte ricorrente denunzia
violazione delle regole di diritto desumibili ex artt. 345, 183 e 190
cod. proc. civ. in quanto il Collegio romano ha erroneamente
ritenuto intempestiva l'allegazione da parte sua della titolarità del
diritto di proprietà anche in relazione al ballatoio aggettante.
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Parte impugnate,anche mediante la ritrascrizione di passaggio
presente nella sua memoria depositata in prime cure ex art 183
cod. proc. civ. di contestazione della tesi difensiva avversaria,
lumeggia come ebbe tempestivamente - rispetto al momento in cui
venne prospettata in causa la questione - a rappresentare che
anche il ballatoio aggettante fosse in sua signoria, in quanto si
trovava sopra lo spazio aereo del cortile in sua proprietà.
Con il quarto mezzo di doglianza la srl GESVIM rileva violazione
delle norme ex artt. 840 e 934 cod. civ. poiché la Corte distrettuale
non ha rilevato come la sua domanda era fondata sulla norma ex
art 840 comma 2 cod. civ.,la quale consente al proprietario del
suolo di inibire al terzo ogni attività sulla colonna d'aria sovrastante
in quanto ne abbia interesse concreto e sul principio res solo cedit
ex art 934 cod. civ.
Le due censure appaiono strettamente connesse sicché è
opportuna la loro trattazione unitaria.
L'argomento critico,siccome positivamente sviluppato in ricorso,
appare lumeggiare una ricostruzione giuridica della situazione
secondo la quale,bensì, le canalette dell'impianto di
condizionamento - unico oggetto del contendere - sono state
ricavate all'interno del muro perimetrale del ballatoio aggettante,
ma detto manufatto era in signoria d'essa impugnante poiché
sovrastante il sedime del suo cortile, sicché era in sua proprietà in
forza della disposizione ex art 934 cod. civ.
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Osserva questo Collegio come in forza della norma ex art 840 cod.
civ. sia diritto del proprietario del sedime di opporsi all'invasione
dello spazio aereo,ma un tanto non risolve ancòra la questione
oggetto della presente causa, posto che la srl GESVIM, come già
ricordato, ebbe a lamentare la posa in opera delle canalette
dell'impianto di condizionamento in quanto propendenti sullo spazio
aereo del suo cortile.
Altro è - questione sorta allorquando venne accertato che l'aggetto
della canaletta non esisteva poiché la stessa incastonata all'interno
del muro del ballatoio aggettante - se detto ultimo manufatto è in
signoria alla società ricorrente ovvero configura invasione
illegittima dello spazio aereo.
Al riguardo la norma ex art 840 cod. civ. non assume rilievo poiché
parte impugnante non richiede l'eliminazione del ballatoio in forza
della citata norma, esistendo lo stesso già al tempo in cui ambedue
gli immobili - oggi in signoria delle parti in causa - erano in
proprietà ad unico titolare che poi li divise e vendette a soggetti
diversi.
E poiché la disposizione ex art 840 cod. civ. non configura un modo
di acquisto della proprietà,bensì solo una difesa del citato diritto,
rettamente la Corte romana ha escluso che potesse essere rimosso
l'impianto di condizionamento aria, incastonato nel muro del
ballatoio, poiché non direttamente aggettante sul cortile in quanto
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
assumeva rilievo assodare a quale soggetto fosse in proprietà detto
ballatoio.
Mentre di certo va escluso che la disposizione ex art 934 cod. civ. -
res solo cedit - possa consentire l'acquisto del diritto di proprietà
su cosa non incorporata nel terreno bensì meramente propendente
sulla colonna d'aria su di esso sovrastante.
Con chiarezza la norma evocata - Cass. n° 771/1969 -, che
disciplina l'accessione di cosa mobile ad immobile quale titolo
d'acquisto della proprietà, presuppone l'incorporazione della cosa
nel terreno.
Un tanto,poi, si ricava a contrarriis dalla disposizione ex ad 840
cod. civ. che, appunto, disciplina il diritto del dominus soli di mera
opposizione all'attività altrui sullo spazio aereo sovrastante il suo
sedime,i1 che conferma come non sia prevista alcuna possibilità di
acquisizione, per la sola esistenza della situazione di collocazione
sullo spazio aereo, del diritto di proprietà sul manufatto così
realizzato da terzi.
Nella specie pacificamente il ballatoio non è incorporato nel sedime
del suolo del cortile, bensì risulta ancorato stabilmente e
funzionalmente all'edificio in signoria alla società resistente, sicché
in effetti parte ricorrente non ha offerto alcun titolo attestante
l'asserita pertinenza del ballatoio al proprio compendio immobiliare,
siccome sostento in ricorso.
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Dunque la Corte d'Appello, rilevando come nella lite sia rimasta in
ombra la questione afferente la titolarità del diritto di proprietà sul
ballatoio aggettante, non ha violato alcuna norma di legge,sicché si
configura siccome irrilevante la questione agitata con il terzo
mezzo d'impugnazione.
Difatti in difetto di prova adeguata del titolo di proprietà sul
ballatoio aggettante - come visto propugnata esclusivamente ex
art 934 cod. civ. - rimane irrilevante accertare se l'allegazione
afferente la propria signoria sul manufatto de quo fosse stata
proposta tempestivamente.
Inoltre deve la Corte rilevare come le norme, citate siccome
violate, dettano disciplina in ordine a domande ovvero eccezioni
non anche mere allegazioni della parte,svincolate da domande
ovvero eccezioni sulla loro scorta avanzate, sicché comunque non
si configura il dedotto vizio di legittimità.
Con la quinta ragione di doglianza la srl GESVIM rileva violazione
delle regole di diritto portate negli artt. 873 cod. civ. e 9 dm
1444/68 posto che a nulla rileva la situazione anteatta dei luoghi -
siccome opinato dai Giudici d'appello - in relazione alle denunziata
nuova costruzione che deve rispettare le regole sulle distanze
esistenti al momento della sua realizzazione.
Con il sesto mezzo d'impugnazione parte ricorrente denunzia
omesso esame di fatto decisivo,ex art 360 n° 5 cod. proc. civ.,
individuato nella circostanza,provata in causa, che le canalizzazioni
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
afferenti l'impianto di condizionamento non furono realizzate
all'epoca della costruzione dell'originario complesso edilizio
unitario, bensì in epoca recente.
Con la settima doglianza la srl GESVIM segnala nullità ex art 360
n° 4 cod. proc. civ. poiché la Corte territoriale non ha esposto
motivazione alcuna al riguardo della qualificazione, siccome
costruzione, dell'impianto di condizionamento del'aria oggetto di
lite.
Con l'ottavo mezzo d'impugnazione la società ricorrente lamenta
l'omesso esame di fatto decisivo ex ad 360 comma 1 n° 5 cod.
proc. civ. individuato nelle caratteristiche costruttive e materiale
consistenza delle canalizzazioni oggetto di lite.
Le ragioni di censura sopra riassunte, posto che attengono alla
medesima statuizione attingendola da profili diversi, possono esser
esaminate congiuntamente e sono prive di pregio giuridico.
In effetti il ragionamento esposto dal Collegio romano per rigettare
la prospettata violazione delle disposizioni circa le distanze legali
nella realizzazione dell'impianto di condizionamento non appare
condivisibile, anche se la statuizione di accoglimento del gravame e
rigetto del originaria domanda,proposta dalla società oggi
ricorrente, risulta conforme a diritto.
Pertanto a sensi dell'art 384 ultimo comma cod. proc. civ. questa
Corte può procedere alla correzione della motivazione illustrata dal
Collegio capitolino.
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La Corte di merito ha ritenuto, da un lato con affermazione
apodittica, che l'impianto di causa non costituisse costruzione e,
dall'altro, risolto la questione in forza di argomentazione ritenuta
assorbente, ossia che la situazione dei luoghi siccome esistente sin
dall'originaria costruzione dei due edifici, allora in signoria ad unico
titolare e poi divisi e venduti a soggetti diversi, non consentisse
l'applicazione del disposto ex art 9 dm 1444/68,mentre la distanza
ex art 873 cod. civ. era comunque rispettata.
La ragione ritenuta assorbente non appare rispettosa delle regole
iuris in materia,posto che in causa non viene richiesto la modifica
della situazione anteatta delle costruzioni esistenti, bensì viene
lamentata la realizzazione di nuova " costruzione " individuata nella
canalizzazione del l'impianto di condizionamento d'aria al servizio
della sala cinema teatro allogata nell'edificio della società resistente
- Cass. sez. 2 n° 14128/00 -.
Dunque è insegnamento pacifico di questo Supremo Collegio che le
regole sulle distanze vanno applicate in relazione al tempo di
realizzazione delle nuove costruzioni.
Tuttavia la Corte romana ha,come ricordato,comunque ritenuto che
detto impianto non configurasse costruzione e tale apodittica
valutazione non può che esser correlata alla descrizione del
manufatto, oggetto di lite,siccome fatta dal consulente tecnico e
riportata nella sentenza impugnata.
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Dunque non concorrono i dedotti vizi di omesso esame poiché la
realizzazione della canaletta nel 2000,nonché e la sua caratteristica
costruttiva e la sua consistenza, risultano fatti, comunque, precisati
in sentenza e valutatati dal Corte romana, anche se con
motivazione espressa succintamente.
In effetti poi la tubazione dell'impianto oggetto di lite non può esser
qualificata costruzione posto che difettano le caratteristiche
giuridiche oggettive per individuare detta categoria giuridica, ossia
la stabilità, l'incorporazione nel terreno e la consistenza atta a
portare alla costituzione dell'intercapedini ritenute nocive - Cass.
sez. 2 n° 5145/19 -.
E' ben vero che la nozione di " costruzione " ai fini della disciplina
sulle distanze non si identifica esclusivamente con l'edificio - Cass.
sez. 2 n° 23855/18 - poiché vi rientrano anche i manufatti di
dimensioni consistenti che comportano ampliamento della
superficie o funzionalità dell'edificio preesistente - Cass. sez. 2 n °
859/16 - ed in particolare gli aggetti scoperti,purché di
apprezzabile entità - Cass. sez. 2 n° 23845/18 -.
Nella specie,come argomentato dalla Corte territoriale,difetta
certamente la situazione di aggetto scoperto della canaletta,
indicata siccome " costruzione", sicché nemmeno concorre sua
attitudine a generare intercapedine nociva.
Difatti il Collegio capitolino,pur nell'errata argomentazione correlata
alla norma ex art 9 dm 1444/68, ha apprezzato la situazione dei
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
luoghi e posto in evidenza come la tubazione, oggetto di lite, sia
incastonata nel solaio del ballatoio aggettante sicché nemmeno può
incidere in concreto sulla situazione di godimento d'aria e luce del
cortile, stante l'originaria scelta costruttiva fatta dall'allora unico
proprietario messa in evidenza dal Collegio capitolino.
Per altro parte impugnante si limita a denunziare omesso esame di
fatti decisivi senza in effetti argomentare circa la decisività del fatto
di cui venne omessa valutazione ai fini di ritenere configurata
siccome realizzata una " costruzione " ossia,come insegnano gli
arresti dianzi richiamati,l'esistenza e consistenza dell'aggetto
rispetto al muro perimetrale della costruzione di pertinenza.
In ricorso,poi, l'argomentazione critica elevata si fonda sul richiamo
di arresti di legittimità portanti ovviamente regole astratte, senza
anche il necessario confronto con la concreta situazione di lite per
evidenziarne la rilevanza nella specie.
Al rigetto del ricorso segue la condanna della srl Gestione e
Sviluppo Immobiliare 98 a rifondere alla srl Circuito Gestioni
Cinematografiche e Sviluppo le spese di questo giudizio di
legittimità, tassate in € 4.300,00 oltre accessori di legge e rimborso
forfetario siccome precisato in dispositivo.
Concorrono in capo alla società ricorrente le condizioni per
l'ulteriore versamento del contributo unificato.
P. Q. M.
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Rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente e rifondere alla
parte resistente le spese di questo giudizio di legittimità,liquidate in
C 4.300,00 di cui C 200,00 per esborsi oltre accessori di legge e
rimborso forfetario ex tariffa forense nella misura del 15%.
Ai sensi dell'art 13 comma 1 quater del dPR 115/2002 si dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della
società ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell'art 13
comma 1 bis dPR 115/02.
Così deciso in Roma nell'adunanza di camera di consiglio del 10
luglio 2019.
IL FUNZION
Dott.ssa Si
DEPOSITATO IN CANCELLERIA
Roma,
5 NOt
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