Ordinanza Nº 10371 della Corte Suprema di Cassazione, 19-03-2020

Data di Resoluzione:19 Marzo 2020
 
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ORDINANZA
sul ricorso proposto dal
Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Genova
nei confronti di
Bregu Niko, nato in Albania il 22/12/1978
avverso la sentenza del 07/01/2020 della Corte di appello di Genova
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Gaetano De Amicis;
udito il Pubblico Ministero, in persona del sostituto procuratore generale Roberto
Aniello, che ha concluso chiedendo l'annullamento con rinvio e, in subordine, la
proposizione della questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, lett. r), della
legge n. 69 del 2005 per contrasto con l'art. 3 Cost. nella parte in cui non
prevede il rifiuto della consegna del cittadino straniero non europeo residente o
dimorante in Italia ai fini della esecuzione della pena detentiva in Italia;
Penale Ord. Sez. 6 Num. 10371 Anno 2020
Presidente: MOGINI STEFANO
Relatore: DE AMICIS GAETANO
Data Udienza: 04/02/2020
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
udito il difensore, avvocato Guido Calvi, che ha concluso chiedendo il rigetto del
ricorso in relazione alla legge istitutiva del mandato di arresto europeo,
associandosi, in subordine, alla richiesta del P.G. sulla questione di legittimità
costituzionale.
RITENUTO IN FATTO
1.
Con sentenza del 7 gennaio 2020 la Corte di appello di Genova,
decidendo in sede di rinvio a seguito di annullamento da parte di questa
Suprema Corte con la sentenza n. 49881 del 5 dicembre 2019, ha rifiutato la
consegna del cittadino albanese Bregu Niko, richiesta, in esecuzione di un
mandato di arresto europeo emesso il 24 gennaio 2018 dalla Procura generale
presso la Corte di appello di Salonicco, relativamente alla sentenza definitiva di
condanna (n. 1071-1072/2007) all'ergastolo e alla pena pecuniaria della multa di
euro 50.000,00 pronunciata nei suoi confronti dalla Corte di appello di Salonicco
per il reato di traffico di sostanze stupefacenti.
1.1. Con la medesima pronuncia, inoltre, la Corte territoriale ha riconosciuto
nell'ordinamento italiano,
ex
art. 73, comma 6 del d.P.R. n. 309/1990, la
sentenza di condanna pronunciata dalla Corte di appello di Salonicco il 26 giugno
2007 nei confronti del Bregu, per avere illegalmente detenuto e trasportato, in
concorso con altre persone, un quantitativo pari a grammi 4.176,00 di sostanza
stupefacente del tipo eroina [fatto accertato in Grecia (Katerini) il 24 luglio
2003]; ha quindi provveduto, previa applicazione dell'indulto per la porzione di
pena pari ad anni tre di reclusione ed euro 10.000,00 di multa, a determinare la
pena finale da eseguire in Italia nella misura di anni ventitre, mesi otto di
reclusione ed euro 40.000,00 di multa, con le pene accessorie dell'interdizione
perpetua dai pubblici uffici e dell'interdizione legale durante la pena.
1.2. Con la sentenza rescindente del 5 dicembre 2019 questa Corte aveva
disposto un nuovo giudizio a seguito dell'annullamento per un vizio procedurale
della precedente decisione emessa dalla Corte di appello di Genova in data 5
novembre 2019, che aveva a sua volta ordinato la consegna del Bregu alla
richiedente Autorità estera.
2.
Avverso la su indicata decisione ha proposto ricorso per cassazione il
Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Genova,
deducendo i motivi di doglianza qui di seguito sinteticamente esposti.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente ha dedotto plurime violazioni di legge
in relazione agli artt. 18, lett. r), della legge n. 69/2005, 1 della legge
costituzionale n. 1 del 9 febbraio 1948 e 23 della legge n. 87 del 11 marzo 1953,
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rilevando come la Corte distrettuale abbia erroneamente offerto una
interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 18, lett. r), cit., per
superarne l'irragionevole disparità di trattamento rispetto all'analoga
disposizione del mandato di arresto europeo cd. processuale di cui all'art. 19,
lett. c), legge cit., senza sollecitare il necessario intervento della Corte
costituzionale, che con la sentenza additiva n. 227 del 2010 era già intervenuta
sul testo della richiamata disposizione dichiarandone in parte la
incostituzionalità, là dove ne aveva ampliato l'ambito di applicazione ritenendo
che la fattispecie non considerata, in quanto esclusa dal tenore letterale
dell'enunciato, non potesse esservi ricompresa in forza di un'operazione
ermeneutica da parte del giudice ordinario.
Sotto altro profilo il ricorrente ha soggiunto:
a)
che nel caso deciso con la
richiamata sentenza di incostituzionalità il Giudice delle leggi aveva individuato il
contrasto della disposizione di cui all'art. 18, lett. r), non solo con la decisione
quadro in tema di mandato di arresto europeo, quale atto di diritto cd. derivato,
ma anche con il divieto di discriminazione in base alla nazionalità di cui all'art. 12
del Trattato CE, successivamente trasfuso nell'art. 18 TFUE, osservando che tale
disposizione, pur direttamente applicabile, non è dotata di una portata assoluta,
tale da far ritenere sempre e comunque incompatibile la norma nazionale che
formalmente vi contrasti;
b)
che lo stesso Giudice rimettente, ossia la Corte di
cassazione, oltre a rilevare il contrasto con la richiamata norma del Trattato,
aveva denunciato la violazione di ulteriori parametri costituzionali (gli artt. 3 e
27 Cost.) sulla base delle medesime argomentazioni poi riproposte dalla Corte
d'appello, escludendo, tuttavia, qualsiasi spazio per un'interpretazione conforme
in relazione all'esclusione - nella previsione dell'art. 18 lett. r) - del rifiuto di
consegna nei confronti del residente non cittadino italiano;
c)
che la Corte di
cassazione, inoltre, adeguandosi alla pronuncia del Giudice delle leggi, ha
successivamente escluso che l'ambito di operatività dell'art. 18 lett. r) possa
estendersi al cittadino residente, ma appartenente ad uno Stato terzo rispetto
all'UE.
2.2. Con il secondo motivo, inoltre, il ricorrente ha denunciato violazioni di
legge ed omessa motivazione in relazione all'applicazione degli artt. 10, 11, 13,
24 del d.lgs. 7 settembre 2010, n. 161, nonché in relazione agli artt. 73 e 80,
comma 1, del d.P.R. n. 309/1990, per avere la sentenza impugnata
erroneamente valutato il requisito della doppia punibilità, là dove non ha
considerato, accanto alla condotta di detenzione della sostanza stupefacente,
anche quella di istigazione a delinquere di altri due concorrenti nel trasporto
della sostanza da cedere a terzi. La sentenza di condanna, infatti, descrive una
condotta che dovrebbe correttamente inquadrarsi nel reato
ex
art. 73, comma 6,
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