n. 43 ORDINANZA (Atto di promovimento) 13 dicembre 2012 -

 
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IL TRIBUNALE Ha emesso la seguente ordinanza. Premesso che: a) appare opportuno riservare alla eventuale specifica richiesta della Corte destinataria l'indicazione completa dei nomi delle persone che saranno indicate con le sole iniziali nel corso del presente provvedimento;

  1. in data 27/12/2010 M.R. chiedeva di conoscere le generalita' della madre naturale esponendo di essere stata adottata;

  2. acquisito l'atto integrale di nascita si accertava che la richiedente era stata partorita presso l'Ospedale Civile di Catanzaro il 23/5/1963 da "donna che non consente di essere nominata" e che le era stato imposto il nome di M.M.;

  3. dallo stesso atto risultava che con provvedimento del 9/11/1966 era stata affiliata e successivamente, in data in data 26/6/1969, adottata;

  4. la donna esponeva di avere scoperto gia' adulta di essere stata adottata: la notizia le era stata data, per ferirla, nell'ambito del conflitto insorto con il marito da cui si e' separata e divorziata;

    ha spiegato come l'ignoranza delle sue origini l'abbia condizionata anche limitando le opportunita' di diagnosi e cura in occasione di patologie/disturbi (nodulo al seno, disturbi ricollegabili forse ad una menopausa precoce) anche recentemente insorti;

    la richiedente spiegava di non avere alcuno spirito di rivendicazione nei confronti della madre biologica e aggiungeva di ritenere che per la stessa madre poteva essere un conforto avere la possibilita' di conoscerla, cosi' chiudendo un conto con il passato;

  5. il P.M., in data 29/10/12, concludeva esprimendo parere favorevole;

  6. in base all'art. 28, comma 5, della legge 4 maggio 1983 n. 184, e' consentito all'adottato che abbia compiuto 25 anni (ovvero anche solo la maggiore eta' se sussistono gravi e comprovati motivi di salute) di accedere ad informazioni che riguardano la propria origine e l'identita' dei propri genitori biologici, previa autorizzazione del Tribunale per i minorenni;

  7. l'art. 28, VII comma, della citata legge n. 184/1983, sostituito dall'art. 177 del D.lvo 196/2003 dispone che "l'accesso alle informazioni non e' consentito nei confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata ai sensi dell'art. 30, comma 1, del DPR 3/11/2000 n. 396". Osserva che emerge la non manifesta infondatezza della questione di legittimita' costituzionale dell'art. 28 comma VII per contrasto con gli artt. 2, 3, 32 e 117 I comma della Costituzione. In particolare, asserito contrasto con l'art. 2 Cost. Studi psicologici e sociologici hanno evidenziato che nelle persone adottate, insorge il bisogno di conoscere non solo la storia precedente all'adozione, ma anche l'identita' dei propri genitori, al fine di ricostruire la propria storia personale e di giungere ad una piu' completa conoscenza di se'. La privazione delle radici propria dell'adottato che, tra l'altro, porta spesso a costruire un'immagine idealizzata dei genitori biologici, appare in tal senso di ostacolo all'esigenza primaria di costruzione della propria identita' psicologica;

    in altre parole, la conoscenza delle proprie origini costituisce presupposto indefettibile per l'identita' personale dell'adottato. Secondo un orientamento consolidato in giurisprudenza deve essere qualificato come POSIZIONE DI DIRITTO SOGGETTIVO l'interesse dell'individuo a preservare la propria identita' personale, nel senso di IMMAGINE SOCIALE, cioe' di coacervo di valori (intellettuali, politici, religiosi, professionali ecc.) rilevanti nella rappresentazione che di essa viene data nella vita di relazione, nonche', correlativamente, ad insorgere contro comportamenti altrui che menomino tale immagine. Qualificata come diritto, l'identita' personale si puo' pertanto definire come la rappresentazione che l'individuo ha di se stesso, non solo come singolo, ma anche all'interno della comunita' in cui vive. Si tratta di una valutazione complessiva della persona, che comprende elementi di diversa natura, l'insieme dei quali consente a ciascuno di "costruirsi" una propria identita'. L'immagine che ciascuno ha di se stesso e' dunque la risultante di diversi elementi tra i quali i legami biologici rivestono un rilevante ruolo. Nel diritto internazionale pattizio si rinvengono disposizioni a tutela del diritto all'identita' personale ed alla ricerca delle proprie radici: gli artt. 7 e 8 della Convenzione di New York affermano il diritto del fanciullo a conoscere i propri genitori, sancendo altresi' l'impegno per gli Stati contraenti a garantire il rispetto del diritto del minore a preservare propria identita', comprendente nazionalita', nome e relazioni familiari;

    mentre l'art. 30 della Convenzione dell'Aja impone agli Stati contraenti, nella misura consentita dalla propria legge, di assicurare l'accesso del minore o del suo rappresentante alle informazioni conservate sulle sue origini, in particolare quelle relative all'identita' della madre e del padre. Contribuisce a precisare i contorni del diritto alla identita' anche la recente sentenza della CEDU, 25/9/2012, Godelli c. Italia, in cui al punto 46 (si) ricorda che "l'articolo 8 protegge il diritto all'identita' e alla serenita' personale e quello di annodare e sviluppare relazioni con i propri simili e il mondo esterno". A questa serenita' contribuiscono il poter disporre dei dettagli sulla propria identita' di essere umano e l'interesse vitale, protetto dalla convenzione, ad ottenere informazioni necessarie alla scoperta della verita' concernente un aspetto importante della propria identita' personale, ad esempio l'identita' dei genitori (Mikulie, precitato, §§ 54 e 64). La nascita, e le circostanze specifiche di questa, danno risalto alla vita privata del bambino prima e dell'adulto poi, e devono essere garantite dall'articolo 8 della Convenzione che trova dunque applicazione nella fattispecie. Il diritto a conoscere le proprie origini costituisce un aspetto del piu' ampio diritto all'identita' personale;

    quindi anche il diritto a conoscere le...

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