Parziarietà delle obbligazioni condominiali, un principio che vacilla

Autore:Nucera Antonio
Pagine:130-132
 
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130
dott
2/2012 Arch. loc. e cond.
DOTTRINA
PARZIARIETÀ DELLE
OBBLIGAZIONI CONDOMINIALI,
UN PRINCIPIO CHE VACILLA
di Antonio Nucera
È già passato diverso tempo da quando, con la nota
sentenza n. 9148 dell’8 aprile 2008 (in questa Rivista
2008, 351), le Sezioni Unite della Corte di Cassazione -
risolvendo un contrasto sorto in giurisprudenza rispetto
alla responsabilità solidale o pro quota dei condòmini per
le obbligazioni contratte dall’amministratore nell’interes-
se del condominio - hanno ritenuto legittimo, facendo
propria la tesi minoritaria, il principio della parziarietà,
ossia della ripartizione tra i condòmini delle obbligazioni
assunte nell’interesse del condominio in proporzione alle
rispettive quote.
La motivazione su cui i Supremi giudici hanno basato
la loro decisione è stata, in estrema sintesi, la seguente:
occorre, affinché scatti la solidarietà, “la sussistenza non
soltanto della pluralità dei debitori e della identica causa
dell’obbligazione”, ma anche “della indivisibilità della pre-
stazione comune”; e poiché “l’obbligazione ascritta a tutti
i condòmini, ancorché comune, è divisibile, trattandosi di
somma di danaro”, da ciò deriva - “in difetto di una espres-
sa disposizione di legge” che stabilisca il contrario - “la in-
trinseca parziarietà dell’obbligazione” condominiale.
Tale assunto, nel corso di questi anni, ha sollevato mol-
te critiche tra i commentatori. E anche la giurisprudenza
non ha mancato di esprimere alcune posizioni discordanti
al riguardo. Da ultimo, con la sentenza della seconda se-
zione della Cassazione n. 21907 del 21 ottobre 2011 (in
questa Rivista 2012, 39), la quale - pur trattando della
diversa questione della responsabilità dei comproprieta-
ri di un immobile sito in condominio per le obbligazioni
condominiali - ha, ciononostante, inferto un duro colpo,
come vedremo, ai principii espressi dal massimo organo
di nomofilachia.
Prima di dare conto di tutto questo, però, è bene fare
un passo indietro e chiarire, seppur brevemente, le carat-
teristiche delle obbligazioni solidali e di quelle divisibili.
Tradizionalmente, l’obbligazione che lega un solo
debitore e un solo creditore si definisce soggettivamente
semplice; laddove l’obbligazione coinvolga più di un debi-
tore e/o più di un creditore, si definisce soggettivamente
complessa (cfr., in tal senso, R. SPECCHI, Solidarietà e
parziarietà nelle obbligazioni condominiali, in questa
Rivista 2009, 518).
Le obbligazioni soggettivamente complesse, disci-
plinate dagli artt. 1292-1320 c.c., si distinguono in ob-
bligazioni parziarie ed obbligazioni solidali. Nelle prime,
la prestazione è divisibile e ciascun debitore è obbligato
soltanto per la propria parte o ciascun creditore ha diritto
di pretendere soltanto la propria parte. Nelle seconde, vi
sono più debitori obbligati per la medesima prestazione, in
modo che ciascuno può essere costretto all’adempimento
per la totalità e l’adempimento da parte di uno libera gli
altri (solidarietà passiva), ovvero vi sono più creditori, e
ciascuno ha diritto di chiedere l’adempimento dell’intera
obbligazione e l’adempimento conseguito da uno di loro li-
bera il debitore verso tutti i creditori (solidarietà attiva).
Altra distinzione è quella tra le obbligazioni divisibili e
le obbligazioni indivisibili. Le prime hanno luogo allorché
è possibile l’adempimento parziale e più debitori possono
adempiere in parti e non necessariamente per l’intero; le
seconde si hanno quando la prestazione ha per oggetto
una cosa o un fatto che non è suscettibile di divisione o
per sua natura o per il modo in cui è stato considerato
dalle parti contraenti.
Ciò posto - iniziando dalle critiche mosse in dottrina
- v’è subito da rilevare come l’assunto delle Sezioni Uni-
te sia stato considerato, da più parti, fondarsi su “una
palese confusione di piani” tra i concetti di solidarietà e
parziarietà, da un lato, e divisibilità e indivisibilità, dal-
l’altro. In particolare, è stato osservato in proposito come
la solidarietà e la parziarietà rappresentino la modalità
di esecuzione del rapporto obbligatorio soggettivamente
complesso; di contro, come la divisibilità e l’indivisibilità
riguardino la prestazione, sotto un profilo esclusivamente
oggettivo, al punto da assumere rilievo anche nell’ambito
del rapporto obbligatorio soggettivamente semplice (è
il caso, ad esempio, dell’obbligazione pecuniaria, che è
divisibile anche laddove vi siano un solo creditore ed un
solo debitore, tanto da rendere possibili gli adempimenti
frazionati: cfr., fra gli altri, A. BERTOTTO, Sulla natura
solidale delle obbligazioni assunte dall’amministratore
in rappresentanza dei condòmini, in Giur. it., n. 12/2008,
2714 e ss., e R. SPECCHI, in op. cit., 520).
A riprova di quanto sopra si è richiamato il disposto
dell’art. 1292 c.c., il quale, nel definire la solidarietà non
ne indica come presupposto l’indivisibilità della prestazio-
ne. Si è sottolineato, infatti, come la norma in questione
qualifichi solidale l’obbligazione semplicemente quando
ciascun debitore può essere tenuto ad eseguire l’intera
prestazione in favore del creditore, liberando gli altri
debitori, ovvero quando ciascun creditore può pretendere
l’intera prestazione dal debitore, liberando quest’ultimo
nei confronti degli altri creditori (cfr. V. e P. NASINI, La
decisione delle Sezioni Unite 9148/08: profili critici e dubbi
applicativi, in questa Rivista 2008, 450).
Sempre al fine di evidenziare l’errore concettuale in cui
sarebbe incorsa la Corte, è stato fatto riferimento, ancora,
al dettato normativo dell’art. 1314 c.c., a mente del quale
“se più sono i debitori o i creditori di una prestazione divi-
sibile e l’obbligazione non è solidale, ciascuno dei creditori
non può domandare il soddisfacimento del credito che per
la sua parte, e ciascuno dei debitori non è tenuto a pagare

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