Notifica Di Cartella Di Pagamento Mediante Posta Elettronica Certificata (Pec)

Autore:Antonio Nucera
Pagine:419-421P
 
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419
giur
Arch. loc. cond. e imm. 4/2018
MERITO
82/2005) o se la conformità di esse (per quanto prive
dell’attestazione) non sia disconosciuta dal contribuente
(art. 23, comma 2, D.L.vo 82/2005).
Nel caso della notificazione a mezzo posta l’avvenuta
notificazione viene provata attraverso l’esibizione dell’av-
viso di ricevimento compilato dall’agente postale. Nel
caso, invece, della posta elettronica certificata la prova
della notificazione (pur se non sino a querela di falso ma
sino a prova contraria, come affermato dalla recente sen-
tenza n. 15035 del 21 luglio 2016 della prima sezione civile
della Corte di cassazione) è assolta dai due messaggi elet-
tronici previsti dall’art. 6 del D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68
(regolamento recante disposizioni per l’utilizzo della po-
sta elettronica certificata a norma dell’art. 27 della legge
16 gennaio 2003, n. 3).
A giudizio di questa Commissione la documentazione
presentata da Equitalia non risponde a quanto richiesto
poiché con la notifica PEC si trasmette una mera copia
della cartella di pagamento che non garantisce la sua
conformità all’originale, in quanto si tratta di una copia
informatica priva di attestazione di conformità e di firma
digitale, entrambe necessarie per ritenere, ai sensi del-
l’art. 22 del Codice dell’Amministrazione Digitale, la copia
conforme all’originale.
Va anche detto che i funzionari di Equitalia, pur essen-
do stati ritenuti dalla Commissione Tributaria Regionale
di Catanzaro (n. 1674/2014) abilitati ad attestare la con-
formità in quanto organi indiretti della P.A., non avrebbero
secondo la Corte di legittimità tale potere, tanto da evi-
denziare lo specifico onere dell’esattore di depositare in
giudizio l’originale dell’ingiunzione di pagamento a fronte
della contestazione sul punto da parte del contribuente
(cfr. Cass. 8446/2015).
Si ritiene pertanto debbano essere accolte tutte le ec-
cezioni di parte contribuente che contesta la regolarità
della notifica ricevuta a mezzo PEC poiché Equitalia ha
l’onere di provare la conformità dell’atto digitale trasmes-
so a mezzo posta elettronica certificata all’originale pro-
dotto in giudizio, non essendo sufficiente il deposito della
PEC in cui è scritto che il messaggio originale è incluso in
allegato specificando le modalità della sua apertura.
In definitiva l’accoglimento dell’appello si giustifica nel
fatto che la notifica PEC non garantirebbe l’effettiva co-
noscenza dell’atto da parte del destinatario, in quanto “il
gestore del sistema garantisce soltanto la disponibilità del
documento nella casella di posta elettronica del destina-
tario e ciò prescinde da ogni possibile verifica dell’effettiva
apertura e lettura del messaggio”.
In particolare, mentre con la mail ordinaria il gestore
notifica al mittente l’avvenuta lettura del messaggio, la
medesima informazione non viene fornita se si utilizza la
posta elettronica certificata, che notifica il messaggio di
avvenuta consegna, anche se il destinatario non apre la
PEC oppure la PEC potrebbe anche contenere un messag-
gio completamente difforme dall’atto di contestazione.
La Commissione nel respingere l’appello compensa le
spese di giudizio considerato che questo orientamento,
potrebbe non essere condivisibile, avuto riguardo del va-
lore legale della ricevuta di avvenuta consegna ai fini del
perfezionamento della notifica PEC. (Omissis)
NOTIFICA DI CARTELLA
DI PAGAMENTO MEDIANTE
POSTA ELETTRONICA
CERTIFICATA (PEC)
di Antonio Nucera
La sentenza in rassegna tratta di un tema di particolare
interesse: la notifica, da parte dell’agente di riscossione, di
una cartella di pagamento mediante posta elettronica certi-
ficata (pec) e ciò, in particolare, sotto il profilo della validità
di tale notifica allorché difettino la firma digitale e l’attesta-
zione di conformità all’originale. Sullo sfondo viene affron-
tata anche la questione delle garanzie che offre la pec circa
l’effettiva conoscenza dell’atto da parte del destinatario.
Nella specie, una società chiedeva l’annullamento
di una cartella di pagamento ricevuta a mezzo di posta
elettronica certificata; richiesta che la Commissione tri-
butaria provinciale di Grosseto accoglieva sul presupposto
(ritenuto “assorbente” rispetto agli altri motivi enunciati
nel ricorso) della mancata prova della regolare notifica
via pec dell’atto, non avendo l’agente di riscossione dimo-
strato la corrispondenza del messaggio originale a quello
trasmesso telematicamente. La pronuncia veniva quindi
impugnata dinanzi alla Commissione tributaria regionale
della Toscana. Nell’appello si evidenziava, in particolare,
“il macroscopico errore” in cui sarebbe in corso il giudice
di prime cure: dato che, infatti, la notifica era avvenuta via
pec presso la sede della società interessata, all’indirizzo di
posta elettronica come risultante dalla visura camerale,
ciò era di per sé sufficiente a dimostrare la regolarità della
procedura. Un ragionamento che, però, non convince la
Commissione regionale che, respingendo l’appello, dà an-
cora una volta ragione al contribuente.
Per il Collegio, infatti, la regolarità di quanto notificato
via pec va dimostrata attraverso la firma digitale e l’at-
testazione di conformità all’originale. E nella specie non
risultava nulla di tutto questo. Ciò peraltro in un quadro
in cui la notifica mediante pec – osserva il Collegio – non
dà garanzie circa l’effettiva conoscenza dell’atto da parte
del destinatario, giacché il gestore del sistema assicura
soltanto la disponibilità del documento nella casella di
posta elettronica dell’interessato senza verificare, invece,
l’effettiva apertura e lettura del messaggio.

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