Note Sulla Validità Ed Efficacia Del Diritto Di Recesso Nei Contratti Di Durata

Autore:Patrizio Cataldo
Pagine:625-632
 
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625
dott
Arch. loc. cond. e imm. 6/2018
DOTTRINA
NOTE SULLA VALIDITÀ
ED EFFICACIA DEL DIRITTO
DI RECESSO NEI CONTRATTI
DI DURATA
di Patrizio Cataldo
SOMMARIO
1. Introduzione. 2. Il termine iniziale e finale per l’esercizio
del recesso. 3. Il termine di preavviso. 4. I rimedi previsti in
caso di recesso illecito o abusivo. 5. Osservazioni conclusive.
1. Introduzione
Il codice civile non fornisce una definizione del diritto
di recesso demandando – indirettamente – tale compito
all’attività degli interpreti (1). In verità parte della giuri-
sprudenza di legittimità, rielaborando quanto affermato in
tempi non recenti da alcuni autori (2), non attribuisce al
recesso la dignità di categoria giuridica dotata di autono-
mia strutturale sua propria, in virtù della disomogeneità
dei profili funzionali dell’istituto (3).
In effetti le funzioni che possono essere rivestite dal
diritto di recesso sono varie.
In primo luogo, il recesso può avere la funzione di de-
terminare la durata nei contratti privi di termine finale:
si parla, in tal caso, di recesso determinativo o di recesso
ordinario (4) il quale si fonda sul principio che vieta la
perpetuità dei vincoli giuridici (5) e costituisce uno dei
naturalia negotii dei contratti a tempo indeterminato, sia
tipici che atipici (6).
Un’altra funzione attribuita è quella di consentire alle
parti di porre fine al vincolo già esistente in presenza di
vizi originari o sopravvenuti del contratto (recesso stra-
ordinario, denominato anche “recesso come mezzo di im-
pugnazione”) (7). Il recesso straordinario è solitamente
riferito ai contratti a tempo determinato o ai contratti ad
esecuzione istantanea ed è legato alla sussistenza di una
giusta causa o di un giustificato motivo (8).
Il recesso può altresì assolvere una funzione peniten-
ziale nei contratti a lungo termine, permettendo alle parti
di sciogliersi dal rapporto venuto meno il proprio interes-
se: (9) i casi più rilevanti sono quelli previsti dal codice
civile in relazione al contratto di rendita perpetua (art.
1865 c.c.), ai contratti di assicurazione con durata ultra-
quinquennale (articolo 1899 c.c.) o al diritto di affranca-
zione dell’enfiteuta (art. 971 c.c.).
La dottrina identifica altresì ulteriori funzioni (10) fa-
cendo riferimento al “recesso iniziale”, attribuito a favore
della parte che ha concluso il contratto a seguito di un
approccio aggressivo (tale è il recesso concesso al consu-
matore nel caso delle vendite porta a porta e delle vendite
concluse fuori dai locali commerciali), al “recesso di pro-
tezione” riconosciuto a beneficio della parte più debole del
rapporto e, infine, al “recesso per modificazione dei pre-
supposti”, il quale può avere luogo a fronte di una modifica
importante delle condizioni contrattuali (come il recesso
riconosciuto a favore degli utenti dall’articolo 70 comma
4 del D.L.vo 1 agosto 2003 n. 259 “Codice delle Comunica-
zioni Elettroniche” in caso di modifiche del regolamento
contrattuale da parte degli operatori).
Esistono, tuttavia, alcuni caratteri che sono pacifica-
mente attribuiti al diritto di recesso, in ogni declinazione
del medesimo. Infatti, la natura recettizia della dichiara-
zione con cui il titolare si avvale del diritto non ha mai
formato oggetto di dibattito (11). Inoltre, il recesso costi-
tuisce un negozio collegato ad un rapporto principale, in
quanto è necessario che esso operi su un preesistente rap-
porto giuridico, determinandone l’estinzione (12). Infine
il recesso, se legittimamente esercitato, obbliga la parte
che riceve la dichiarazione a subirne gli effetti e ciò anche
nel caso in cui il destinatario abbia intenzione – o comun-
que interesse – a continuare il rapporto contrattuale (13).
Per effetto di quanto sopra il recesso, quanto meno
sotto il profilo strutturale dell’istituto, (14) può pertanto
essere definito come il diritto, riconosciuto ad una (o a
ciascuna) parte contrattuale, di determinare l’estinzione
di un rapporto giuridico mediante una dichiarazione uni-
laterale recettizia.
La disciplina generale del diritto di recesso, come noto,
è contenuta nell’articolo 1373 del codice civile: (15) il le-
gislatore, in tale sede, ha inteso attribuire ai contraenti un
ampio spazio di manovra come dimostra, tra l’altro, la na-
tura derogabile dell’articolo 1373 sancita dal quarto comma
della disposizione (16). Le parti contraenti hanno quindi la
facoltà di regolare l’esercizio del recesso secondo le esigenze
del caso concreto prevedendo, ad esempio, un termine ini-
ziale decorso il quale il titolare può avvalersi del diritto; esse
possono, inoltre, stabilire un periodo di preavviso che dovrà
intercorrere tra la data di esercizio e la data di efficacia del
recesso, nonché prevedere la forma con cui dovrà essere
manifestata la volontà di far cessare gli effetti del contratto.
L’unico limite che incontrano i privati consiste nell’impos-
sibilità di attribuire al patto di recesso efficacia retroattiva
reale e ciò in virtù del principio, sancito dall’articolo 1372
comma 2 c.c., che vieta le pattuizioni in danno ai terzi (17).
L’autonomia riconosciuta ai contraenti deve, tuttavia,
essere recepita in modo corretto nel regolamento contrat-
tuale al fine di evitare – o quanto meno mitigare – dubbi
interpretativi spesso forieri di procedimenti contenziosi
nella fase finale del rapporto contrattuale a seguito dell’e-
sercizio del recesso.
Nella pratica sono sorti problemi con riguardo alla
regolamentazione ed esecuzione del patto di recesso nei
contratti di durata, ed in particolare alla fissazione del
termine iniziale e del termine finale per l’esercizio del re-
cesso, al periodo di preavviso e alle conseguenze derivanti
dall’esercizio abusivo del diritto di recesso.

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