La normativa antiriciclaggio nell'unione europea

Autore:Marco Tolla
Pagine:140-237
RIEPILOGO

Parte introduttiva. 1. Il sistema di prevenzione e contrasto del riciclaggio nell'Unione Europea. Parte prima - Le tre Direttive Comunitarie. 2. Direttiva 91/308/CEE. 2.1 Definizione di riciclaggio. 2.2 Ambito soggettivo di applicazione. 2.3 Obblighi introdotti a carico degli intermediari. 2.4 Carenza di norme relative ai paradisi finanziari. 2.5 Istituzione del Comitato di contatto e... (visualizza il riepilogo completo)

 
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@Parte introduttiva

@@1. Il sistema di prevenzione e contrasto del riciclaggio nell'Unione Europea

Nell'Unione Europea221 il contrasto del riciclaggio è stato affidato a due distinte Page 141 strategie222. Da un lato si è mirato a combattere il fenomeno sotto il profilo della prevenzione, per mezzo dell'emanazione di una normativa comunitaria complessa ed articolata, varata mediante tre distinte direttive. Dall'altro, in seno al cosiddetto "Terzo pilastro", sono state promosse forme di collaborazione intergovernativa tra gli Stati membri in materia di criminalità organizzata e riciclaggio, dirette a facilitare la repressione penale di tali attività illegali.

Le Istituzioni comunitarie hanno cominciato ad occuparsi del problema dei proventi illeciti soltanto negli ultimi 20 anni. In particolare, è stato il Parlamento europeo, per primo, ad auspicare l'adozione di un programma globale diretto al contrasto del traffico di stupefacenti e sostanze psicotrope, che fosse comprensivo anche di misure contro il riciclaggio223. Così, nei primi anni '90, in ambito comunitario furono implementate una serie di misure nel settore della lotta alla droga caratterizzate da un approccio integrato e multidisciplinare, spesso concernenti profili tra loro anche molto diversi, ma accomunate dalla consapevolezza della stretta correlazione tra la produzione, il traffico, il consumo di sostanze stupefacenti e psicotrope ed il conseguente investimento dei profitti illegali da essi derivanti224.

In tale contesto fu emanata la Direttiva 91/308/CEE, che, raccordandosi con tutte le precedenti iniziative internazionali nello specifico settore, ha fissato una serie di principi cardine nella lotta al riciclaggio, quali: la collaborazione degli enti finanziari e creditizi nel contrasto di tale fenomeno criminale; l'identificazione della clientela; la conservazione della documentazione relativa alle operazioni per almeno cinque anni; l'istituzione di un sistema di segnalazione delle transazioni sospette; l'introduzione nel settore finanziario di procedure di controllo interno e di programmi di formazione specifica per il personale; l'estensione delle disposizioni della direttiva alle professioni od imprese suscettibili di essere utilizzate a scopo di riciclaggio.

Successivamente, sulla base della constatazione che la Direttiva 91/308/CEE presentava delle lacune in merito all'insieme delle categorie di soggetti destinatari dei relativi obblighi ed alla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'attività antiriciclaggio, è stata emanata la Direttiva 2001/97/CE, che ha modificato il precedente atto comunitario mediante: Page 142

- l'integrazione del novero dei reati presupposto con la frode degli interessi finanziari delle Comunità Europee, la criminalità organizzata, la corruzione e tutte le attività penalmente sanzionate in grado di generare profitti rilevanti, riconoscendo, inoltre, a ciascuno Stato la facoltà di comprendere nell'alveo di applicazione della direttiva ulteriori figure criminose;

- l'estensione soggettiva di applicazione per mezzo: dell'inclusione, nella definizione di ente finanziario, delle imprese di trasferimento di fondi, delle imprese di investimento, degli organismi di investimento collettivo che commercializzano le proprie quote o azioni e dei cambiavalute, nonché dell'espressa applicazione della disciplina in parola anche alle succursali, situate nella Comunità, di enti creditizi o finanziari che hanno la sede sociale all'interno od al di fuori di quest'ultima;

- l'inserimento nell'ambito di operatività della normativa antiriciclaggio anche di imprese e professionisti esercenti attività non finanziarie, quali: i revisori, i consulenti tributari ed i contabili esterni; i notai e gli altri professionisti legali indipendenti (tenuti agli obblighi antiriciclaggio solo in relazione alla partecipazione ad operazioni di natura finanziaria o societaria, inclusa la consulenza tributaria); i commercianti di oggetti di valore elevato, le case da gioco e gli agenti immobiliari.

Recentemente è stata emanata la Direttiva 60/2005/CE, che, sostituendo l'originario provvedimento comunitario 91/308/CEE, ha dettato una disciplina organica e completa in materia di prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Tra le principali novità della terza direttiva occorre evidenziare:

- l'estensione degli obblighi di identificazione della clientela e di segnalazione, oltre che alle categorie già individuate dai precedenti atti comunitari, anche ad altre persone fisiche e giuridiche che negoziano beni, a prescindere dall'attività svolta, se il pagamento è effettuato in contanti per un importo pari a € 15.000,00;

- l'introduzione dell'obbligo di identificazione, oltre che nei confronti del cliente, anche nei riguardi del titolare o del beneficiario effettivo dell'operazione;

- la graduazione delle misure di adeguata verifica della clientela in base al rischio;

- la previsione di una procedura diretta all'istituzione di un comitato composto dagli Stati membri e l'attribuzione alla Commissione del potere di adottare le misure necessarie per monitorare gli sviluppi tecnici della lotta al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo, nonché per assicurare l'uniforme applicazione della direttiva;

- il principio in base al quale le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive e possono essere applicate sia alle persone fisiche che a quelle giuridiche, prevedendo, per queste ultime, una responsabilità amministrativa;

- l'individuazione di soluzioni che consentano la tutela degli enti e delle persone che effettuano le segnalazioni.

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Per completezza di trattazione, occorre considerare le azioni contemplate nel cd. "Terzo pilastro". In merito, va premesso che il Trattato U.E.225 si compone sostanzialmente di tre parti, dette "pilastri"226, dei quali il terzo, costituito dalla cooperazione in materia di giustizia ed affari interni, ha la finalità di assicurare ai cittadini dell'Unione Europea un elevato livello di sicurezza, mediante lo sviluppo tra gli Stati membri di un'azione comune nel settore della collaborazione di polizia e giudiziaria. Le azioni in parola non vengono attuate mediante atti giuridici comunitari227, ma per mezzo di altri strumenti, in buona parte assimilabili a quelli tipici della cooperazione internazionale, quali Posizioni comuni, Decisioni quadro, Decisioni o Convenzioni228. Tra essi in questa sede devono essere menzionati i seguenti: 1) il Page 144 Secondo protocollo alla Convenzione sulla protezione degli interessi finanziari delle Comunità Europee del 26 luglio 1995, in materia di riciclaggio; 2) il Piano d'azione contro la criminalità organizzata redatto da un "gruppo di alto livello" (istituito nella riunione di Dublino del 1996 del Consiglio europeo dei Capi di Stato), che è stato adottato dal Consiglio il 28 aprile 1997 con la finalità di prevenire e reprimere la criminalità organizzata mediante un programma diretto alle polizie ed alle amministrazioni giudiziarie e doganali degli Stati membri; 3) l'"Azione comune 98/699/GAI del 3 dicembre 1998 sul riciclaggio di denaro e sull'individuazione, il rintracciamento, il congelamento o sequestro e la confisca degli strumenti e dei proventi di reato adottata dal Consiglio in base all'articolo K3 del Trattato sull'Unione europea", decisa sulla base del sopraccitato Piano d'azione e composta di 9 articoli, riguardanti, principalmente, la cooperazione internazionale nei procedimenti di confisca; 4) la Decisione quadro 2001/500/GAI "concernente il riciclaggio di denaro, l'individuazione, il rintracciamento, il congelamento, il sequestro e la confisca degli strumenti e dei proventi di reato", emanata il 26 giugno 2001; 5) la Decisione quadro 2005/212/GAI relativa alla confisca di beni, strumenti e proventi di reato, approvata dal Consiglio il 24 febbraio 2005; 6) la Decisione del Consiglio 2000/642/GAI del 17 ottobre 2000, concernente gli accordi di cooperazione tra le unità di intelligence finanziaria degli Stati membri relativamente allo scambio di informazioni; 7) la Convenzione di mutua assistenza giudiziaria penale del 29 maggio 2000 ed il Protocollo del 16 ottobre 2001 in materia di cooperazione nelle indagini bancarie; 8) la Decisione quadro 2003/577/GAI del 22 luglio 2003 relativa all'esecuzione nell'Unione Europea dei provvedimenti di blocco dei beni o di sequestro probatorio; 9) la Decisione quadro 2006/783/GAI del 6 ottobre 2006 relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca.

@Parte prima - Le tre Direttive Comunitarie

@@2. Direttiva 91/308/CEE

La Direttiva 91/308/CEE del 10 giugno 1991229 ha avuto un ruolo fondamentale nella prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei Page 145 proventi illeciti fino al 2005230, allorquando è stata varata la riforma della disciplina comunitaria antiriciclaggio. Al riguardo, come si evince dal preambolo della direttiva, il Consiglio delle Comunità Europee, anche in relazione agli auspici del Parlamento europeo, aveva individuato nel contrasto al riciclaggio uno degli strumenti più efficaci per la lotta alla criminalità organizzata in generale ed al traffico di stupefacenti in particolare, attività criminale, quest'ultima, che veniva considerata una gravissima minaccia sociale per gli Stati membri.

Inoltre, con l'atto comunitario in esame si intese tutelare la credibilità e la solidità dell'intero sistema finanziario231, nonché la conseguente fiducia riposta nello stesso dal pubblico, impedendo l'utilizzo degli enti creditizi e finanziari per scopi di riciclaggio. A tal fine, con la direttiva furono varate misure di coordinamento a livello comunitario dirette ad evitare che la libertà di circolazione dei capitali e la libera prestazione di servizi finanziari potessero favorire attività di investimento, trasferimento o conversione di capitali...

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