Natura Ibrida Della Particolare Tenuità Del Fatto E Sua Rilevabilità Nel Giudizio Nomofilattico

AutoreMario Santoro
Pagine636-642
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giur
6/2016 Arch. nuova proc. pen.
LEGITTIMITÀ
appena evocato è stato adottato, ad esempio, in tema di
provocazione ex art. 599, comma secondo, c.p. (v. Cass.,
sez. V, n. 25155 del 15 febbraio 2005, Sampaolesi), ovve-
ro in applicazione dell’art. 598 c.p., con una pronuncia
(Cass., sez. VI, n. 15955 del 1 marzo 2001, Fiori) nella
cui motivazione si legge che «la formula “perchè il fatto
non costituisce reato” è stata sempre intesa come com-
prendente anche le cause di non punibilità; e, d’altronde,
un’interpretazione diversa comporterebbe [...] fonda-
ti dubbi sotto il prof‌ilo della legittimità costituzionale,
traducendosi in disparità di trattamento diff‌icilmente
giustif‌icabili sotto il prof‌ilo della logica e della razionali-
tà». Tuttavia, non può ritenersi che – con specif‌ico riferi-
mento all’istituto di cui all’art. 131-bis c.p., e comunque
lo si voglia riguardare tale percorso sia praticabile, dal
momento che in sede di lavori preparatori all’emanazione
del D.L.vo n. 28/2015 era stata espressamente elaborata
una modif‌ica dell’art. 129 c.p.p., proprio inserendo fra le
altre ipotesi ivi contemplate quella disegnata dal nuovo
art. 131-bis: modif‌ica, dunque, annunciata, ma poi ab-
bandonata all’atto di licenziare il testo def‌initivo, e che
non può non valere quale precisa e consapevole opzione
del legislatore nel senso di escludere la possibilità di fare
ricorso all’art. 129 del codice di rito al f‌ine di rilevare la
particolare tenuità del fatto come causa di non punibilità
(prevedendo detta norma processuale, già in rubrica, un
obbligo di immediata declaratoria solo in ordine a “deter-
minate” cause di non punibilità).
5.5 Alla luce dei principi sopra affermati, lo strumento
di immediata applicazione che il codice di rito fornisce a
questa Corte, in vista di una pronuncia di annullamento
senza rinvio che appare coerente alle più volte sottoline-
ate f‌inalità def‌lattive della riforma, è soltanto uno. Ci si
intende riferire all’art. 620, che alla lett. a) ancora una
volta imponendo all’interprete di privilegiare le anzidet-
te implicazioni processuali del nuovo istituto – contiene
uno specif‌ico riferimento ai casi in cui l’azione penale non
avrebbe dovuto essere iniziata (o proseguita).
In def‌initiva, deve ritenersi che la particolare tenuità
del fatto possa essere rilevata anche ex off‌icio dalla Corte
di Cassazione, con annullamento senza rinvio della sen-
tenza impugnata, laddove questa – come pacif‌icamente si
riscontra nella fattispecie odierna – consenta di ravvisare
ictu ocuIi la sussistenza dei presupposti richiesti dall’art.
131-bis c.p.: l’attività richiesta al giudice di legittimità, in
tal caso, non può intendersi verif‌ica di merito, ma piut-
tosto semplice valutazione della corrispondenza del fatto,
nel suo minimum di tipicità, al modello legale di una fatti-
specie incriminatrice, come la disciplina del nuovo istitu-
to impone nella fase del giudizio (prescindendone invece
nel corso delle indagini preliminari).
5.6 Quanto, inf‌ine, al prof‌ilo della necessaria interlo-
cuzione con le parti private, generalmente prevista dal
D.L.vo n. 28/2015 in vista dell’applicazione dell’art. 131-bis
c.p., deve rilevarsi che il giudizio di cassazione si fonda
comunque sul principio del contraddittorio, sia pure attra-
verso la partecipazione esclusiva dei difensori, senza dun-
que che si imponga l’adozione di specif‌iche formalità per
consentire alla persona offesa una partecipazione ulterio-
re rispetto a quella già garantita dalla generale facoltà di
depositare memorie.
Nel caso di specie, del resto, deve ribadirsi che non si
determinano pregiudizi di sorta per alcuna delle parti, non
essendosi celebrato un giudizio dibattimentale, né svolto
un processo nelle forme di cui agli artt. 438 e segg. del
codice di rito. (Omissis)
NATURA IBRIDA
DELLA PARTICOLARE TENUITÀ
DEL FATTO E SUA RILEVABILITÀ
NEL GIUDIZIO NOMOFILATTICO (*)
di Mario Santoro
SOMMARIO
1. Premessa. 2. La natura ibrida dell’istituto ex art. 131-bis
c.p. e la tenuità dell’offesa. 3. La deducibilità della partico-
lare tenuità del fatto in sede di legittimità: evoluzione giuri-
sprudenziale. 4. Rif‌lessioni conclusive.
1. Premessa
Il D.L.vo 16 marzo 2015, n. 28 ha introdotto, con meri
intenti def‌lattivi, l’istituto della “non punibilità per parti-
colare tenuità del fatto” ex art. 131-bis c.p., implicante ele-
vate derivazioni processuali integrate nei nuovi artt. 411,
469 e 651-bis c.p.p. (rispettivamente pertinenti al proce-
dimento di archiviazione, alla pronuncia della sentenza
di proscioglimento predibattimentale, all’eff‌icacia delle
sentenze di proscioglimento all’esito di dibattimento o di
rito abbreviato nei giudizi civili o amministrativi), a cui si
aggiunge la prevista iscrizione nel casellario giudiziale dei
provvedimenti che dichiarano appunto la non punibilità
per particolare tenuità del fatto. Il giudice è così dotato di
un nuovo strumento orientato alla contrazione del carico
giudiziario conformemente alle esigenze riparative di giu-
stizia, utili per il reinserimento sociale del reo e la reinte-
grazione della vittima del reato (1).
Tuttavia, l’insorgenza di ragguardevoli problemi appli-
cativi ha impegnato la giurisprudenza di legittimità nel
tentativo di sopperire alle diverse e complesse esigenze
operative, considerate le implicazioni in rito e l’insuff‌i-
ciente coordinamento normativo con i principi proces-
sualpenalistici preesistenti.
Ha suscitato molteplici dubbi esegetici, tra l’altro, la
mancanza di una disciplina transitoria in ordine alla rile-

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